CONTINUA A FARE LA COSA GIUSTA!

FA' LA COSA GIUSTA! Fiera milanese sulla sostenibilità ambientale.

È da pochi giorni terminata, a Fieramilanocity, l’undicesima edizione di FA’ LA COSA GIUSTA, la fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, organizzata da Terre di mezzo editore e dall’associazione di volontariato Terre di mezzo onlus, col patrocinio del comune di Milano.

Come ha spiegato Miriam Giovanzana, direttore editoriale di Terre di mezzo e responsabile dell’organizzazione di Fa’ la cosa giusta, il focus di quest’anno era incentrato sullo slogan: ‘più qualità per tutti’, nel cibo, nel lavoro, nella medicina, nei consumi culturali. Perché, non solo è importante imparare a consumare meno, ma anche capire che una rivoluzione è necessaria: quella che parte, alla radice, dal cambiamento delle nostre scelte di produzione e consumo, e quella che appartiene ai nostri desideri. Per il pianeta. Per noi stessi.

Trentadue mila i metri quadri di esposizione, undici le sezioni tematiche, 700 le realtà espositive presenti, 400 gli eventi per adulti e bambini, e ancora incontri, letture, laboratori, workshop e conferenze. Questi i numeri dell’evento, con 91mila presenze e in crescita del 30% rispetto all’edizione 2017, a cui anche noi di MEMO abbiamo partecipato e che vogliamo raccontarvi.

Ecco le dieci cose che ci sono più piaciute.

1) UN FESTIVAL SOSTENIBILE. Spesso non ci pensiamo, ma ogni evento ha un impatto ambientale. FA’ LA COSA GIUSTA, coerentemente con i suoi ideali, ha deciso di ridurlo il più possibile e ha messo in atto e consigliato alcune “buone pratiche”. Prima di tutto, ha reso facilmente raggiungibile il luogo, tramite i mezzi pubblici, la bici o il car sharing elettrico. In secondo luogo, gli arredi sono stati realizzati in eco-pellet, le posate e i piatti in Mater-bi, completamente biodegradabili e compostabili, e i banconi di legno certificati a filiera corta.

 

2) LA SCUOLA DI TUTTI. SFIDE – Scuola, Formazione, Inclusione, Didattica, Educazione. Questo il sottotitolo di uno dei temi più importanti di questa ediziono, tanto da avergli dedicato un “salone” a parte e una quantità di eventi davvero impressionante: 79 appuntamenti tra seminari e convegni, sui vari aspetti della questione. Focus principale su argomenti come l’inclusione, la psicologia e la metodologia didattica, ma anche all’innovazione digitale, con attività, queste, ri­­volte più ai giovani­­. Importanti anche i corsi di formazione, tenuti da docenti universitari e seguiti dal rilascio di attestati di partecipazione. Particolare degno di nota: i laboratori sono stati curati da circa millesettecento persone tra studenti, dirigenti e insegnanti.

3) UNO SPORT PER TUTTI. In collaborazione con il CSI di Milano e col Comitato paraolimpico di Varese, FA’ LA COSA GIUSTA ha dato esempi concreti di qualcosa in più dell’esistenza di sport per persone con disabilità: ha dimostrato come atleti normodotati e atleti disabili riescano anche a giocare e gareggiare insieme! E, diciamo la verità, questa è proprio una bella notizia, soprattutto in un momento storico dove spesso lo sport non è sempre associato al fair play e ad altri valori positivi. Alcuni nomi: Wheelchair Hockey, Parabadminton, Baskin, Sitting volley, karate e calcio integrati.

 

4) ALIMENTAZIONE SOSTENIBILE. Come ogni anno, un altro punto importante della fiera è stato proprio questo: le “buone pratiche” in tema di alimentazione sostenibile. Numerosi punti ristoro, con la possibilità di gustare ingredienti biologici e a chilometro zero, prodotti tipici o del commercio equo, e una scelta di ricette vegane, vegetariane, per celiaci. Una vera e propria esperienza di scoperta e convivialità, con una grande cura rivolta alla scoperta delle cucine etniche o regionali, quella sarda a quella africana e altre ancora. Poi tanti laboratori e showcooking, tenuti da chef professionisti ed esperti: sui piatti dell’alta cucina naturale o sui diversi tipi di farine bio e i grani antichi, oggi molto di moda, o ancora sulla raccolta delle erbe spontanee, anche queste tornate da poco in voga. Un ritorno, insomma, ma anche un’innovazione dei piatti della tradizione di origine contadina, spesso a base di verdure, legumi e cereali.

 

5) PROGETTI SOCIALI E INCONTRI. Tanti e tutti incentrati su “luoghi” come l’inclusione, l’importanza della diversità e del ritorno al dare valore alle relazioni umane. Sul tema dello sport, il “progetto carcere e sport” e il “progetto profughi”: il primo è nato nel 1997 per offrire ad alcuni detenuti la possibilità di praticare attività sportiva e di partecipare a momenti formativi. È partito con l’iscrizione ai campionati provinciali CSI della squadra interna alla casa circondariale San Vittore di Milano, il San Victory Boysm, e poi si è ampliato col corso per allenatori calcio e arbitri, alle ore di pallavolo con un allenatore CSI, e un progetto di benessere psicofisico presso l’ICAM, la struttura che accoglie le donne detenute di San Vittore insieme ai figli minori di 6 anni. Il secondo, invece, ha voluto inserire i ragazzi stranieri all’interno di società sportive di base a Milano e nella Provincia di Monza e Brianza, affinché il processo di commistione, conoscenza, e ingresso nella nostra società, fosse facilitato partendo da un linguaggio comune: lo sport.

Altri due i progetti che ci hanno colpito. My Mirror, un esperimento di eye contact, per il quale due persone sconosciute, dopo essersi sedute l’una davanti all’altra, possono soltanto guardarsi negli occhi per 4 minuti. Spiegano: “Le tecniche di eye contact dimostrano che 4 minuti di contatto visivo avvicinano le persone più di tante parole. Così, partendo dal presupposto che guardarsi dritti negli occhi non lascia nessuno indifferente, con My Mirror si proverà a favorire l’incontro tra tante persone diverse, per genere, età, nazionalità, storie. L’idea di fondo è che nell’epoca dei selfie, dove ci si specchia solo negli schermi dei propri smartphone, specchiarsi negli occhi di un altro può essere un atto rivoluzionario. Fragilità, povertà, migrazioni, malattia quando si incarnano in un volto smettono di essere un semplice fenomeno sociale, il titolo di un articolo, spesso di cronaca nera, ma diventano la vita del compagno di scuola e della sua famiglia, del vicino di casa, del parente prossimo”.

Meglio con meno: impariamo dall’Africa. Allo stand dell’Africa, si sono raccolte le opinioni dei visitatori sul continente e sui suoi abitanti, per poi procedere alla frantumazione dei cliché e dei luoghi comuni. Infine, si è parlato delle “soluzioni creative” dell’Africa per risolvere i problemi di tutti i giorni, mostrando alcuni spunti pratici (riuso, reti familiari, autoproduzione, web come motori di micro-imprenditoria, ecc.) dimostrando la ridotta impronta ecologica africana.

 

6) L’APPROCCIO SLOW, per il quale essere “lenti” significa fare esperienze di gusto o di viaggio consapevole ed etico, riconoscere e apprezzare le identità culturali locali, essere informati sulla qualità di un prodotto e sull’onestà di un servizio, è partito dal cibo e dai viaggi, ma oggi è esteso anche ad altri settori. Sono nati di recente SLOW MEDICINE, un movimento nato all’interno della medicina tradizionale dalla volontà di professionisti sanitari e pazienti di creare un nuovo modello di cura che possa essere sobrio, rispettoso e giusto. Come si legge nel manifesto programmatico, Slow Medicine difende un tipo di servizio medico basato sulla qualità, sulla sostenibilità e sull’equità delle cure, mirate e proporzionate alle reali necessità del paziente, e SLOW MUSIC, un movimento culturale che applica la filosofia dell’etico al contesto musicale. Si propone come uno strumento di supporto per gli operatori del mercato musicale e come punto di riferimento per i fruitori. Promuove una nuova cultura del fare e ascoltare la musica attraverso programmi di educazione, formazione e sensibilizzazione rivolti alla gestione di eventi per un rapporto etico con i fruitori e al rispetto delle identità culturali locali, contro l’omologazione operata dal mercato. Alla base di questo progetto, la volontà di rimettere al centro dell’attenzione il pubblico con le sue esigenze, molto spesso calpestate da uno showbiz attento soltanto ai grandi numeri e non alla qualità artistica, che pure esiste e nonostante tutto continua a caratterizzare il mondo della musica.

7) TERRITORI RESISTENTI. Il nostro paese non è fatto solo di grandi citta, ma anzi da una costellazione di paesini e frazioni, aree periferiche, valli, zone collinari o di media montagna, fino a ieri abitate e piene di servizi e che oggi rischiano l’abbandono. Negli spazi di FA’ LA COSA GIUSTA si sono raccontate le storie e le esperienze di chi non solo abita quei luoghi e ogni giorno genera reti e strategie per preservare il passato, ma anche allo stesso tempo crea nuove realtà imprenditoriali che valorizzano e fanno rinascere i territori.

Piazza Territori Resistenti è a cura di Fondazione Cariplo impegnata nella tutela del suolo, della mobilità sostenibile, della biodiversità e del lavoro in ambito green. Il progetto Rete del ritorno ai luoghi abbandonati propone la “Scuola del ritorno”, che ha l’obiettivo di mettere in contatto le esperienze di ritorno ai luoghi in abbandono. Uno scambio di teoria e pratica, per assicurare una sostenibilità anche economica a chi sceglie di restare o di tornare a vivere in territori d’abbandono.  In particolare, si sono raccontate le “scuole del ritorno” e hanno spiegato come, per tornare a vivere e lavorare nei territori rurali o montani, ci voglia la consapevolezza e la voglia di acquisire nuove professionalità, sperimentando e incrociando la tradizione con le tecniche più nuove e tecnologiche.

 

8)  TURISMO CONSAPEVOLE. Va detto, che il filone slow più amato dal pubblico resta quello del viaggio. FA’ LA COSA GIUSTA ha fatto il punto della situazione, dopo un 2016 “Anno nazionale dei cammini” e un 2017 di ulteriore grande crescita dell’interesse per i Cammini in Italia, con l’evento istituzionale centrale della presentazione dell’Atlante nazionale dei Cammini, a cura del Mibact: dal celebre Cammino di Santiago che nel 2017 ha battuto tutti i record precedenti, ai Cammini italiani, a cominciare dalla Via Francigena, fino ai cammini di San Benedetto, di San Francesco e alle vie storiche con un’attenzione particolare all’interconnessione, percorsi a piedi, in bicicletta, l’utilizzo delle ferrovie, e alla mobilità dolce.

Grandissimo successo per il ciclo di incontri dedicato ai cammini, che siano quelli brevi, come la Via degli Dei, una sei giorni per andare da Bologna a Firenze, con la mente libera e lo zaino carico solo dell’essenziale, o quelli lunghi, magari di supporto alla ricostruzione dei territori colpiti dal sisma, come il Cammino nelle Terre Mutate e la lunga traversata dell’Appennino presentata da Paolo Piacentini. Uno spazio specifico è stato dedicato gli incontri dedicato agli itinerari sostenibili in Umbria, con la scoperta di tre nuove esperienze: “Lungo Nera dei Laghi”, un itinerario cicloturistico contemporaneo nell’Umbria meridionale; “Narnia hiking ring”, un percorso per conoscere il territorio e le bellezze narnesi; e “La via del Trasimeno”, una settimana a piedi sul lago.

 

9) RICICLO E AUTOPRODUZIONE. Tre sono stati i settori principali per questa area più pratica: Moda e design, Cosmesi, Orti e Giardini: workshop e incontri per imparare a realizzare accessori moda, e quaderni con tecniche artigianali e riutilizzando materiale altrimenti destinato a essere gettato via. Ad esempio, abbiamo imparato come creare piccoli accessori con materiali di riutilizzo ed oggetti insoliti, come realizzare una sacca in tessuto personalizzata con stampa serigrafica, oppure un quaderno artigianale stampato a linografia su carta e rilegato con la tecnica, come creare un libro con “carta riciclata trovata in giro”, con tanto di assemblaggio dei fascicoli e alla rilegatura -con ago, filo, vinavil e garza- per realizzare infine la copertina con cartone grezzo.

Ancora, abbiamo imparato i segreti della saponificazione domestica grazie a una serie di laboratori di produzione di saponi solidi, cosmetici e detergenti, e ad impostare il nostro orto in terrazzo, balcone o giardino, con ortaggi e fiori insieme, o addirittura in una cassetta, o come una vecchia cornice può diventare un vaso per piante grasse: un quadro verde ma anche un vero e proprio giardino verticale da dover curare. Molto interessante Dal piatto alla pianta, ovvero come far sì che gli scarti della verdura e della frutta si possano trasformare in nuove piante.

 

10) I BAMBINI E IL RISPETTO AMBIENTALE. A nostro parere, davvero importante lo spazio dedicato ai bambini, con un vasto programma interamente dedicato: letture, attività e laboratori per divertirsi, approfondendo i grandi temi del rispetto ambientale, degli sprechi alimentari e del riciclo, ma anche per conoscere le tecniche di autoproduzione di giocattoli o per viaggiare con le parole verso mondi fantastici e magici. Varie le attività all’interno di un orto polifunzionale, con proiettato sul grande murales che lo affianca un giardino verticale personalizzato dall’intervento grafico e artistico dei partecipanti.

La Piazza Giacimenti Urbani ha riservato laboratori dedicati all’educazione ambientale, mostrando come differenziare, riciclare e limitare gli sprechi. Inoltre, anche Spazio Novamont ha promosso la consapevolezza e il rispetto ambientale, opsitando, tra le altre cose, la mostra interattiva B come Natura, nella quale i visitatori, accompagnati dall’eroina Bia de Compostabilis, hanno attraversato tre sezioni tematiche: Cantare la natura, Diventare terra e Chiudere il cerchio, superando dieci giochi interattivi tra schermi, tessuti responsive, superfici tattili, microscopi e musiche. A conclusione del percorso espositivo, al Grande tavolo della creatività hanno costruito oggetti e strumenti musicali con le bioplastiche.

Altri divertimenti sono stati all’insegna della ricchezza della biodiversità vegetale e della creatività della scrittura, con un laboratorio gratuito di scrittura creativa nato per diffondere la passione per la narrazione tra bambini e ragazzi di età scolare. Perché, a rispettare la natura e il mondo, si impara da piccoli.

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