PIERANGELO MIOLA
Geografia, per capire il mondo.

Pierangelo Miola

Anche quest’anno MEMO Grandi Magazzini Culturali è media partner del Festival delle Geografie, che si svolgerà il 6, 7 e 8 aprile a Levanto e in molti altri luoghi tra la Liguria e la Toscana (Genova, La Spezia Carrara). Abbiamo chiesto ai relatori del Festival di rispondere alle domande del nostro questionario geografico #iosonogeografia.
Ecco le risposte dell’ “esperto di montagna” Pierangelo Miola.

1. La sua personale definizione di geografia, ovvero a cosa serve studiarla e capirla?
La geografia è lo studio e la rappresentazione della Terra, nella grande e nella piccola scala, per farci capire il mondo. Comincia dagli occhi e dai piedi, passa per le mappe e i libri, e si nutre di percezioni e di espressioni immateriali: il ritmo delle onde, la musica, le storie, il vento…

2. Cosa vorrebbe scoprire del mondo che la circonda?
«Vorrei conoscer l’ odore del tuo paese,
camminare di casa nel tuo giardino,
respirare nell’ aria sale e maggese,
gli aromi della tua salvia e del rosmarino.
Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero
parlando con me del tempo e dei giorni andati,
vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero,
come se amici fossimo sempre stati.
Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci
e i ciuffi di parietaria attaccati ai muri,
le strisce delle lumache nei loro gusci,
capire tutti gli sguardi dietro agli scuri»
(Francesco Guccini, Vorrei)

3. I cinque luoghi che raccontano i suoi ricordi più segreti.
• Venezia;
• La Maremma Toscana;
• Nizza;
• Padova;
• Santa Giulia di Lavagna.

4. L’ultimo viaggio che ha fatto e quello che vorrebbe fare.
Rispettivamente Gravina in Puglia e Lisbona.

5. Il suo luogo ideale dove pensare, amare, immaginare il futuro, ascoltare la 
sua musica, leggere.
Una casa con patio nel centro storico di Cordoba.

6. Il più bel viaggio che ha visto in un film e che ha letto in un libro.
Nei film, il viaggio di Alexander Supertramp in “Into the Wild”.
Nei libri, l’Italia in “La leggenda dei monti naviganti” di Rumiz.

7. Qual è in questo momento il posto che potremmo definire il “centro del mondo”?
Niente è più veramente centrale o veramente periferico …

8. Se pensa a una nuova mappa utile a muoversi in maniera più consapevole, a cosa pensa?
A una mappa delle emozioni, qualcosa capace di narrare le storie intime di un luogo.

9. Cosa attira la sua attenzione quando visita per la prima volta un luogo dove non è mai stato?
Tutto, ma in particolare la “forma urbana” (nelle città o nei borghi) e le forme, i volumi e i colori del paesaggio (nei territori esterni).

10. Anche le parole sono geografia. Elogio della parola più importante, citazione della parola più odiata.
“Mappa” è la parola geografica più evocativa: racconta dello sforzo della misurazione, del ricondurre alla scala umana il mondo, della rappresentazione; innesca il sapore della scoperta, dà l’illusione di possedere i luoghi ma ci dà anche la “distanza” tra questa illusione e la realtà, che è fatta anche di percezioni vaghe, di segni indistinti, di sensazioni, di leggi non scritte e non scrivibili. Parola odiata, quando si applica all’offerta turistica e al marketing territoriale, è eccellenza/e.

 

Pierangelo Miola è nato a Vicenza nel 1959, laureato in Scienze Forestali e da più di trent’anni impiegato nel settore forestale pubblico nell’Ente Regione Veneto. In oltre venticinque anni di lavoro in montagna ha imparato, oltre alle ragioni della tutela di quel patrimonio, anche i punti di vista di chi ci vive e lavora. Lo anima da sempre una forte curiosità geografica e ambientale e da sempre ha indirizzato passione e professione verso tutto ciò che poteva fargli comprendere meglio il mondo, approfondire le diversità, le risorse e i valori dei territori.

Ha praticato e pratica sempre più il camminare come strumento per rivedere schemi e conoscenze, per alimentare incontri e scambi di idee. Da questo nasce “Vaghe stelle”, un progetto di ricerca territoriale fatta con i piedi, un viaggio di esplorazione e conoscenza attiva dei territori, un’immersione nelle contraddizioni di luoghi spesso contaminati e indecisi, immaginando nuove geografie del lavoro, dell’abitare e dell’arte di vivere.