BENIAMINO SIDOTI
La geografia è la scienza
di ciò che si attraversa

Festival delle Geografie Beniamino Sidoti

Anche quest’anno MEMO Grandi Magazzini Culturali è media partner del Festival delle Geografie, che si svolgerà il 6, 7 e 8 aprile a Levanto e in molti altri luoghi tra la Liguria e la Toscana (Genova, La Spezia Carrara). Abbiamo chiesto ai relatori del Festival di rispondere alle domande del nostro questionario geografico #iosonogeografia.
Ecco le risposte dello scrittore Beniamino Sidoti.

1. La sua personale definizione di geografia, ovvero a cosa serve studiarla e capirla?
La scienza di ciò che attraversiamo o che possiamo attraversare. Non è una definizione esatta, ma mediata dal fatto che lavoro con le parole: e mi rendo conto che ci sono tanti modi di attraversare i luoghi, conoscendoli o ignorandoli; e ci sono anche tanti saperi diversi che concorrono alla conoscenza dei luoghi. La geografia può allora essere un elenco di parole, di toponimi; oppure una scienza che ci aiuta a conoscere i luoghi – personali o collettivi, fisici o politici, vicini o lontani, grandi o minuscoli.

2. Cosa vorrebbe scoprire del mondo che la circonda?
Le geografie personali e i modi di dar valore a ciò che ci circonda da parte di altre persone. Mi sorprende come il nostro sguardo sia diverso la prima volta che si ferma su qualcosa, mi colpisce come cambia ancora quando torniamo in un posto dopo molto tempo. Le nostre geografie sono a volte storie stratificate ancorate ai luoghi.

3. I cinque luoghi che raccontano i suoi ricordi più segreti.
Le Dolomiti, posto intimo ed elevato;
La necropoli di Pantalica;
La chiesetta di Santi Apostoli a Firenze;
Il Compianto di Niccolò dell’Arca a Santa Maria della Vita a Bologna;
Berlino, dove il muro non c’era più.

4. L’ultimo viaggio che ha fatto e quello che vorrebbe fare.
Fatto: in Molise. Esiste. Da fare: in Patagonia, prima o poi.

5. Il suo luogo ideale dove pensare, amare, immaginare il futuro, ascoltare la sua musica, leggere.
Non so quale sia ma deve essere: raccolto, silenzioso, distante.

6. Il più bel viaggio che ha visto in un film e che ha letto in un libro.
In un libro, “In Patagonia”; ma anche alcuni brani di De Botton seguendo le linee elettriche. In un film: “Il mio amico Nanuk”.

7. Qual è in questo momento il posto che potremmo definire il “centro del mondo”?
New York per molti motivi; Pechino per altri.

8. Se pensa a una nuova mappa utile a muoversi in maniera più consapevole, a cosa pensa?
A una mappa delle emozioni.

9. Cosa attira la sua attenzione quando visita per la prima volta un luogo dove non è mai stato?
Le luci, le persone, gli odori. Oppure, in modo più indirizzato e consapevole, la visita a un monumento, a una piazza, a un luogo naturale.

10. Anche le parole sono geografia. Elogio della parola più importante, citazione della parola più odiata.
Non ho una parola più importante, ma una che uso mio malgrado, come un tic verbale: “eccetera”. Ecco: è un modo di pensare a tutto il resto. La parola più odiata? “La interrompo” – è il contrario del dialogo.

 

Beniamino Sidoti (Firenze, 1970) lavora da anni a cavallo tra giochi e storie: è scrittore, organizzatore e formatore sui temi della lettura e dell’educazione attiva. Ha pubblicato una quarantina di libri (per ragazzi e non), tradotti in una ventina di lingue: tra questi un imponente “Dizionario dei giochi” (con Andrea Angiolino, Zanichelli, 2010) e uno “Straparoliere” (Giunti, 2015). “Esperto di giochi” con nomina ministeriale, è tra i fondatori di Lucca Games. “Stati d’animo”, che presenta al Festival, è il suo primo libro con Rrose Sélavy.