la verità è che tutto può cambiare.
e la verità, diceva aldo moro,
ci aiuta ad essere coraggiosi

C’è una menzogna. Che nulla può cambiare. Che siamo in un mondo in declino all’interno del quale quello che pensiamo e che facciamo non possono fare la differenza. Che non abbiamo scelta. Ogni volta che guardiamo al mondo con il distacco dell’analista e con l’accettazione di chi si rassegna all’idea di non poter opporre al corso degli eventi un comportamento, ci estraniamo dalla nostra stessa vita della quale diventiamo asettici spettatori e commentatori. Silenziamo i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni. Autosuggestionati dell’inutilità del nostro agire, ricopriamo la verità di veli di menzogna. Ci assoggettiamo ad un limite che nessuno ci ha imposto e che ci siamo dati con il nostro modo di pensare e di fare, o meglio di non pensare e di non fare. Il limite è tutto nella nostra testa, nella copia della copia della copia di un atteggiamento che si fa seriale e alimenta uno schema di afonia intellettuale e di schiavitù soggetta all’arbitrio dell’inerzia all’interno del quale troviamo un tiepido conforto e tutte le giustificazioni che prescindono dalla nostra volontà e ci convincono che non possiamo fare altro che limitarci a guardare. Ma questa è una menzogna. Non risponde alla realtà che, sotto strati di sovrastrutture mentali, ha bisogno di uno squarcio di verità per emergere.

Si perché la verità, come ha detto Aldo Moro in un celebre discorso, “è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi”. E la verità è che abbiamo scelta, che quello che pensiamo e che facciamo possono fare la differenza in un mondo in declino all’interno del quale ciascuno di noi rappresenta in potenza la possibilità che qualcosa possa cambiare in meglio. Un cambiamento che esiste nel medio delle possibilità generate dalla relazione tra noi e gli altri, tra individui, nel reciproco riconoscimento tra donne e uomini, entro un territorio, all’interno di una comunità.
Nel giorno della Festa dell’Europa scorro le foto che abbiamo scattato a Ponticelli, Favara e Matera in occasione della recente apertura del Bar Europa. Retroterra difficili su cui nessuno avrebbe scommesso un centesimo, che l’immaginazione e la testardaggine inizialmente di pochissimi e in seguito dell’intera comunità hanno trasformato in luoghi di contagiosa bellezza che motiva, da coraggio e riempie di orgoglio.

Confini, paura, frontiera, speranza, scelta, decisione, desiderio, direzione, esprimono l’importanza del territorio in cui viviamo e lavoriamo, il potenziale di cui è dotata la comunità.
Il luogo della nostra appartenenza in cui si specchia la nostra identità in tutta la sua complessità e ricchezza. Un potenziale di relazione, per definizione, politico con la P maiuscola. Da soli ci sentiamo deboli. Insieme siamo più forti. Isolati abbiamo paura, in comunità guadagniamo coraggio e troviamo la forza che serve a proiettare nel futuro il presente che unisce desideri e volontà che hanno il potere di trasformare la società e farla progredire. Penso ai quartieri, ai paesi e alle città d’Europa che stanno risorgendo da situazioni di degrado e profonda emarginazione. Che si stanno rigenerando grazie alla cultura e al lavoro di comunità. Oltremare ho davanti gli occhi una targa apposta su un palazzo che fa angolo con via del Campo. Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior. Sono sicuro che la città la conoscete meglio di me.