“de finibus terrae” lungo i “cammini di leuca”
dove la terra finisce
e i mari si incontrano

Il viaggio è un’esperienza. La scoperta del significato vero di alcune parole che prima di partire sembravano scontate. Il viaggio è uno scambio di esperienze. Un incontro di storie. Un arrivederci. Succede così quando raggiungi De Finibus Terrae.

Un aereo mi porta dove la terra finisce e i mari si incontrano. Siamo a Santa Maria di Leuca in quello scrigno di bellezza assoluta che la Puglia ha salvato dal progredire affannato e confuso del nostro tempo e che oggi ci restituisce con tutta la sua generosa e sincera spontaneità. Ma il mio non sarà solo un viaggio di paesaggi e sapori.  Mi hanno dato uno zainetto. Leggero. Dentro lo zainetto ho trovato alcuni fogli colorati dove posso annotare il diario delle mie esperienze.

Tutto inizia con una telefonata di Federico Massimo Ceschin. Lui è un esperto di Cammini. Anzi, per dirla tutta e per bene, è il massimo esperto di Cammini che io conosca, un manager del turismo lento, uno sviluppatore di idee. Ci conosciamo da un sacco di tempo, condividiamo una bella amicizia e la voglia di costruire insieme parole che diventano progetti. È più forte di noi. Ci incontriamo e progettiamo. Finisce sempre così.

Mi racconta una novità interessante, a cui sta lavorando, il primo Parco Culturale Ecclesiale d’Italia, “Terre del Capo di Leuca – De Finibus Terrae”, un progetto dell’Ufficio nazionale per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport della CEI–Conferenza Episcopale Italiana e la Fondazione di Partecipazione della Diocesi di Ugento–S.Maria di Leuca che lo ha creato, costruito, promosso e organizzato.

Mi invita. Ed eccomi qua, davanti al mare, con lo zainetto e i foglietti colorati.  Lo dico subito. Sono state giornate intense e bellissime in cui ho salutato l’alba guardando il mare, percorso sentieri meravigliosi, scoperto paesaggi che non immaginavo, assaggiato gusti e sapori che non conoscevo, ascoltato musiche che mi hanno fatto muovere i piedi, incontrato decine di persone, operatori del turismo, sacerdoti, sindaci che mi hanno trasmesso il loro entusiasmo per i  “Cammini di Leuca”, simbolo delle attività e dei luoghi che il Parco promuove attraverso quelli che hanno definito percorsi di “senso”.

Raccontare un percorso di “senso” non è facile. Ci provo. Arrivi al piazzale della Basilica Santuario Santa Maria “De Finibus Terrae” dove la tradizione vuole che sia sbarcato San Pietro proveniente dall’Oriente per recarsi a Roma, e sei senza fiato per la fatica e senza parole per la bellezza. Poi riparti. E mentre cammini raccogli un sasso da terra e lo metti in tasca pensando al peso che vorrai abbandonare alla fine del tragitto. E quando arrivi lo abbandoni con un sospiro di sollievo. Poi versi un bicchiere d’acqua dentro un pozzo che incontri lungo la strada perché in fondo trovi giusto ricompensare almeno simbolicamente il mondo per tutto quello che ti sta regalando e offrigli un po’ d’acqua, soprattutto qui dove l’acqua è preziosa, ti sembra il minimo che puoi fare per contraccambiare la sua generosità. Quindi appoggi le mani su un muro di pietra antica costruito per la devozione dei pellegrini e ascoltando il suo calore cerchi di ricordare chi sei e tutte le volte che hai detto sì con entusiasmo al tuo destino. Alla fine ti siedi e scrivi un pensiero non fuggevole su un foglio di carta e lo metti dentro una valigia aperta piena di altri pensieri.

Eccole tutte in fila alcune esperienze di “senso”. In sintesi il progetto promuove, recupera e valorizza il patrimonio, storico, artistico, architettonico, museale, liturgico e recettivo di un territorio. Un’azione particolarmente importante per una fruizione turistica, comunitaria e pastorale, ma anche per garantire accoglienza e ospitalità. E soprattutto lavoro. La parola “lavoro” me la ripetono spesso. Che senso ha avere tanta bellezza e custodire così tanto patrimonio se non serve a creare stabilità, futuro, serenità economica. Già, che senso ha?

Quello che vedo intorno a me è un cantiere in evoluzione, dove presente passato e futuro parlano insieme il linguaggio della bellezza e della lentezza. Basta scoprire tutto quello che c’è, e magari togliere la polvere che lo nasconde alla vista degli altri. Non serve aggiungere altro. Il patrimonio culturale non è una proprietà da amministrare e preservare gelosamente ma un dono, un bene comune, il simbolo di una vita buona e una speranza concreta per i giovani che in questo modo possono trovare finalmente il modo di alimentare il loro talento e la voglia di promuovere una terra spesso abbandonata e offesa ma che è, e sarà per sempre, la loro meravigliosa terra.

 

IMG-20180329-WA0011Nascono così agriturismi, bed&breakfast, guide turistiche, cooperative di servizio,coltivazioni di prodotti tipici e nuove forme di accoglienza. Il viaggio non lo capisco se non parto da questa profonda convinzione. Si chiama “turismo di comunità” ed è un’esperienza nuova, coinvolgente, entusiasmante. Metti insieme informazione, accoglienza, ospitalità, spiritualità, condivisione. Ma c’è di più. Non sei solo un turista.  Sei soprattutto un viaggiatore che sta cercando un senso al suo camminare. Per questo vai, e mentre cammini incontri tante persone che ti accolgono con un sorriso e ti raccontano la loro storia e capisci che sei venuto qua per respirare un po’ della tua vita. Lentamente. Senza fretta. Il fine ultimo del viaggio è tornare a casa con lo zaino più pesante perché hai trovato le risposte che stavi cercando e più leggero perché hai lasciato per strada alcune domande che ti appesantivano.

Durante il cammino incontro Don Gionatan De Marco. È stato cappellano della spedizione italiana alle Olimpiadi  e adesso è direttore dell’Ufficio Nazionale della Cei per la Pastorale del Tempo Libero, Turismo e Sport. Cerco una definizione a quello che stiamo facendo, turismo religioso, turismo spirituale? Mi ferma, per lui questo è solo “turismo della buona notizia”. E a me, che con le notizie ci lavoro, questa definizione piace tanto. Poi mi racconta il progetto “#cartadileuca1. Mediterraneo, un porto di fraternità, che si svolgerà dal 10 al 14 agosto prossimi, naturale continuazione di “#cartadileuca.0”, un appuntamento che ha visto la partecipazione di 133 giovani provenienti dai Paesi del Mediterraneo, dall’est europeo, dall’Asia e dal continente africano, che hanno scritto insieme la “Carta di Leuca”, un documento per fare del Mediterraneo un’Arca di pace e di sviluppo sostenibile. “Noi siamo gli europei del Mediterraneo”, amano ripetere da queste parti. E hanno ragione.

IMG-20180330-WA0010

 

 

 

 

Passeggio lungo il sentiero delle Cipolliane, un patrimonio che corre lungo le rocce guardando il mare, con Federico Massimo Ceschin e le sue immancabili Dottor Martens ai piedi, perché l’industria culturale e creativa ha bisogno di idee nuove e quello ci sembra un bel posto per pensarle, camminarle e condirle di belle parole. Per lui tutto parte dalla definizione di Economia della Bellezza che non è solo un titolo ma l’unico modo possibile di dare un senso economico, sociale e culturale al nostro Patrimonio.

Mi sveglio presto per andare a salutare l’alba o per meglio dire a svegliare l’aurora percorrendo un sentiero ancora buio immerso nel silenzio, tra Tricase e Andrano, sino alla Torre del Sasso, orgogliosamente sospesa nel tempo, dove mi siedo per vedere il Mediterraneo e dall’altra parte, dove finisce. Mi metto a canticchiare una vecchia canzone di Ivano Fossati “Mio fratello che guardi il mondo”;

Se c’è una strada sotto il mare

prima o poi ci troverà

se non c’è strada dentro al cuore degli altri

prima o poi si traccerà.

Quando il sole sorge so per certo che non dimenticherò mai quel momento. E penso a tutte le albe e a tutti i tramonti che mi sono perso. Perché i miracoli esistono. E tutti ne possiamo vedere almeno due al giorno.

Il sentiero di dieci chilometri che dal complesso monumentale di Leuca Piccola ci ha portato alla scalinata del Santuario l’ho affrontato coraggiosamente con don Gianluigi Marzo, direttore del Museo Diocesano di Ugento, giovane parroco di Patù, un prete pittore che ha scoperto nell’arte il suo talento riuscendo a interpretare autentici capolavori con uno stile incredibilmente simile a quello di Caravaggio. Prima di partire dal complesso monumentale di Santa Maria del Belvedere lungo la Via dei Pellegrini mi ha svelato il significato delle dieci “P” incise su una lapide all’inizio del sentiero: Parole Poco Pensate Portano Pena, Perciò Prima Pensare Poi Parlare. Dopo alcuni chilometri gli ho chiesto sbuffando se fare il prete è un bel mestiere, lui sbuffando molto meno di me, mi ha risposto sorridendo di sì.

IMG-20180329-WA0010

Con don Luigi Ciardo ho discusso a lungo di economia della convivialità, di accoglienza, di microcredito perché la fiducia ha bisogno di sostegno ma soprattutto ho assaggiato per la prima volta nella mia vita un’erba chiamata paparina (è la pianta del papavero quando è ancora giovane), un fico d’India appena colto dalla pianta (non lo avevo mai mangiato e inevitabilmente mi sono riempito di spine) e un sublime caffè con il latte di mandorle  (ne voglio subito un altro perché quando mi ricapita, ho detto subito dopo averlo bevuto).

Ho conosciuto Monsignor Vito Angiuli, il vescovo di Ugento e la sua visione del Parco profondamente euromediterranea: “La nostra è stata da sempre una terra di accoglienza, dall’Est e dal Medio Oriente. Una terra che è un ponte geografico e culturale tra Oriente e Occidente. Oggi questo ruolo di ponte viene reso ancora più attuale dai destini dell’Europa che si giocano nell’area del Mediterraneo. Gli sbarchi degli immigrati ne sono un chiaro esempio. Il Mediterraneo non è solo un luogo di naufragio ma di incontro e di dialogo. In un tempo in cui tanti Paesi europei erigono muri a Leuca si discute come costruire ponti contribuendo così ad affermare l’eredità morale e spirituale di Don Tonino Bello”.

Già DonTonino Bello. Prima di partire non sapevo nulla di lui, non conoscevo la sua storia, la sua mistica, la sua straordinaria capacità di entrare in sintonia con le persone che incontrava, un vescovo “di strada” che una brutta malattia ha sconfitto troppo presto. Era il 1993 e se ne andava un combattente per la pace, un uomo capace di cambiare le cose con la sola forza della preghiera, un prete che la sua terra oggi vuole Santo. Conoscere le sue idee, la sua casa, la sua famiglia, curiosare tra i suoi libri e visitare quell’oasi di pace e serenità che è la sua tomba ad Alissano dove Papa Francesco è venuto a pregare alcune settimane fa è stata una vera sorpresa, una pausa di assoluta e consapevole serenità.

Il resto del viaggio è un susseguirsi di storie di chiese, cattedrali, santuari, centri storici, masserie, frantoi, agriturismi, ristoranti, usanze e tradizioni lungo le tre direttrici storiche del Salento: la Via Sallentina, la Via Leucadense e la Via Traiana-Calabra; Ugento, Patù, Tricase, Alessano, Santa Maria di Leuca, Presicce, Taurisano. Andateci, basta uno zainetto leggero e un buon paio di scarpe.

Poi mi fate sapere. Io ci torno di sicuro.

http://www.camminidileuca.it/