LUIGI GHIRRI
IL FOTOGRAFO-FILOSOFO
DELLE ARCHITETTURE E DEL PAESAGGIO

Resterà alla Triennale di Milano, fino al 26 agosto, la mostra dedicata a Luigi Ghirri, il grandissimo fotografo italiano nato a Scandiano, in provincia di Reggio Emilia, nel 1943 e morto prematuramente a Reggio Emilia nel 1992.

Il paesaggio dell’architettura, curata dall’architetto Michele Nastasi, espone più di 300 immagini e altri materiali, come appunti, libri fotografici e brani tratti da interviste, provenienti dagli archivi della celebre rivista Lotus, dalla fototeca della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia e dalla Triennale di Milano, ed è organizzata dal Museo della Fotografia Contemporanea nell’ambito della Milano Arch Week.

Guardare alla fotografia come a un modo di relazionarsi col mondo, nel quale il segno di chi fa fotografia, quindi la sua storia personale, il suo rapporto con l’esistente, è sì molto forte, ma deve orientarsi, attraverso un lavoro sottile, quasi alchemico, all’individuazione di un punto d’equilibrio tra la nostra interiorità – il mio intento di fotografo-persona  – e ciò che sta all’esterno, che vive al di fuori di noi, che continua a esistere senza di noi e continuerà a esistere anche quando avremo finito di fare fotografia. È quello che ho sempre cercato, alla ricerca di quello strano e misterioso equilibrio tra il nostro interno e il mondo esterno”.

Questa la concezione rivoluzionaria della sua fotografia architettonica, la quale segna un enorme scarto rispetto a quella dei colleghi: considerare paesaggi ed edifici in un dialogo costante con ciò che hanno intorno, con lo Spazio e il Tempo, con la Storia, e soprattutto con i loro abitanti. Laddove gli altri ritraggono paesaggi eterei ed astratti, le sue immagini rappresentano, invece, il mondo contemporaneo, un mondo “abitato” e vivo, pur con tutte le sue ineluttabili contraddizioni.

E dire che Ghirri approdò a questo tipo di fotografia verso la fine della sua vita, quando già era riconosciuto come uno dei più grandi. E’ nel 1982, infatti, che inizia a collaborare con l’importante rivista del settore Lotus International, diretta dal grande esperto Pierluigi Nicolin, il quale, partendo dal raportage sul Cimitero Monumentale Aldo Rossi di Modena, gli commissiona sia lavori su interventi di singoli architetti sia progetti editoriali, come quelli all’interno di Quaderni di Lotus, ad esempio “Paesaggio italiano” (1989), o quello della sezione fotografica di “Atlante Metropolitano” (1991).

La mostra, che intende mettere in relazione il suo straordinario talento con l’ambito editoriale e critico, da cui il suo lavoro sull’architettura è scaturito, è organizzata in modo tale da affiancare all’apparato fotografico le sue pubblicazione e i materiali di lavoro.

Il progetto dell’allestimento, curato dallo studio milanese Calzoni Architetti – Sonia Calzoni e con la grafica di Pierluigi Cerri, prevede l’introduzione di un piccolo dislivello da cui è possibile cogliere a colpo d’occhio l’intero spazio espositivo, un paesaggio unitario dai confini sfumati le cui sezioni tematiche sono indicate da neon colorati.

In questo scenario le preziose stampe originali sono sospese su alti piedistalli che permettono al pubblico di stabilire un rapporto intimo con le opere, e su una “gabbia” ispirata dalle fotografie di Ghirri dell’installazione di Achille Castiglioni per la Triennale dell’86.

Lo spazio espositivo è suddiviso in sette sezioni: Un’idea dell’Italia, che raccoglie i materiali originali di Paesaggio italiano, il Quaderno di “Lotus” pubblicato da Ghirri nel 1989 in occasione dell’omonima mostra tenutasi a Reggio Emilia; La grande pianura, dedicata ai servizi fotografici svolti da Ghirri sui progetti di Aldo Rossi a Modena e a Parma su commissione della rivista; Nel Giardino, sul servizio svolto da Ghirri nel 1983 sul cimitero-tomba Brion di Carlo Scarpa a San Vito di Altivole; Il percorso, sezione dedicata al servizio fotografico del 1988 sulle opere di Jože Plečnik di sistemazione del lungofiume di Lubiana; Nel progetto domestico, il quale si basa sulle stampe originali del servizio realizzato nel 1986 in occasione della mostra Il Progetto Domestico. La casa dell’uomo: archetipi e prototipi della XVII Triennale di Milano. Completa la mostra uno spazio in penombra in cui si susseguono cinque proiezioni di grande formato con un effetto marcatamente immersivo.