APPUNTI “GEOGRAFICI” DAL FESTIVAL LIMES

PREMESSA

Inizio confessando che, per deformazione … passionale, la parte che più mi ha coinvolto e affascinato del Festival Limes è stata la mostra delle carte geopolitiche di Laura Canali: mappe che spiegano meglio di tante parole, ma che con le parole vivono, illustrando la rivista Limes… e oltre.

Il Festival delle Geografie (geografia, storia e geopolitica) ha creato due legami, che si auspicano forti e portatori di buone cose per il prossimo futuro, con la Fondazione Palazzo Ducale di Genova e con la rivista di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo.

L’omaggio a Laura Canali della preziosa edizione del libro su Vinzoni (da un cartografo del settecento a una cartografa di oggi) e il lavorare insieme per l’ambizioso progetto di Mappacibo (o Cibomondo) – mappamondo che Tecnodidattica si è reso disponibile a produrre – oltre al tema comune del 2019 per “Storia in piazza” e Festival delle geografie, come Massimo Quaini aveva auspicato, permetteranno una sinergia virtuosa e, tra l’altro, una mostra di opere di Laura Canale.

LA MOSTRA

Veniamo alla quinta edizione, nel 25ennale della rivista, del Festival Limes, a Genova.

La mostra si trova nella Sala Liguria, accanto alla Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, degna cornice di un evento costituito da tanti eventi, sempre di livello, che svelano misteri e forniscono spiegazioni all’inspiegabile dello “Stato del mondo” ad un pubblico numeroso e attentissimo.

Si inizia dal posizionamento delle flotte americane nei diversi oceani, che fa comprendere bene le zone di influenza e strategiche per gli Stati Uniti. La dimostrazione e l’esercizio del potere si fa sui mari con le flotte, ma la Repubblica Popolare Cinese sta usando non solo il mare, ma soprattutto la terra per mostrare il proprio sistema muscolare. E le isole targate US ben posizionate nell’oceano Pacifico Indiano in modo da creare un ulteriore problema.

Le vie, di terra e mare, cinesi sono un grande investimento di risorse economiche e umane e consentono di comprare porti, costruire infrastrutture stradali e ferroviarie per consentire il traffico più veloce di merci. Non tutti stanno a guardare, come le stelle, ma c’è chi è più e chi è meno veloce nella reazione: tema sviluppato poi dal panel di “Le vie della seta”.

Si continua con la carta dove emerge la situazione della Russia, con le sue enclaves e le sue “conquiste”. La situazione del confine con l’Estonia, di cui poco o nulla i media dicono, come se non ci fossero abbastanza focolai ovunque, rappresenta un vulcano pronto all’esplosione.

E poi, la Siria, ove si esplicitano i problemi etnico religiosi, i problemi del patrimonio architettonico culturale dell’intera riva sud, le diverse risultanze dell’epica Isis nei territori rurali e urbani, i risultati dell’accordo di Astana di Marzo 2017, le realtà di piccoli villaggi ove abitano uno accanto all’altro persone normali e miliziani dell’Isis, e la risorsa acqua dolce che costituisce un elemento dirimente negli accordi spesso egoisti che per dissetare una popolazione ne assetano altre e distruggono l’ambiente con dighe non sempre strategiche. Le parole di un analista che vive da anni tra Libano e Siria, Lorenzo Trombetta, hanno fatto parlare le carte geopolitiche in modo chiaro e documentato.

LE TAVOLE ROTONDE

Due cose mi hanno colpito dell’intervento del presidente Gentiloni: l’intento forte di infondere ottimismo sul paese e la ripetizione quasi mantrica che le alleanze in atto per coerenza non possono essere modificate. Grande momento, comunque, di geopolitica di alto livello.

Il tema dell’Impero americano ha svelato un interessante parallelo con quello romano e molti altri particolari, poi ampliati con il panel sui capitalismo, in cui America, Germania e Francia sono state messe a confronto: il Festival Limes, insieme alla presentazione dei Limes mensili che si svolgono a Palazzo Ducale, fanno capire quanto ci vuole per capire e quanto i media restino alla superficie.

Da qui una lode al puntiglioso lavoro, indispensabile, di ricercatori e analisti.

La serie televisiva “Le Bureau” sulle attività in Medio oriente dell’agenzia dei servizi francese mi aveva fatto scendere di un centimetro sotto la superficie. Con Limes lo scandaglio scende assai in profondità, cogliendo i fatti salienti, andando dal micro al macro, approfondendo fatti meno conosciuti, restituendo con la comparazione e l’analisi, la complessità di ogni spazio e di ogni potere, con il rapporto tra popoli e poteri.  E Genova ne ha fatto, come con la Storia in piazza, un momento alto di divulgazione e cultura. Grazie a Luca Borzani.

Le diverse tavole rotonde, di cui è impossibile restituire per intero la vastità di temi e la complessità, hanno colpito per la grande competenza e pertinenza dei relatori. Sul Medio Oriente la geografia ha fatto la parte del leone, proponendo una sovrapposizione di carte geografiche, arabe, ottomane, turche, siriane, libanesi, che ben hanno consentito le riflessioni geopolitiche, in quanto versioni più o meno larghe e categorie duttili, interpretate secondo le diverse esigenze, quasi una scatola a sorpresa.

Basta guardare una semplice carta geografica per vedere come l’Africa sia l’unica area del mondo con i confini fatti con il righello: ciò che la dice lunga sui perché ci siano state troppe mani.

Altro fatto che mi ha molto colpito, la squadra di Limes, solida e intelligente, guidata da un direttore che lascia spazio ai suoi giovani collaboratori, analisti e ricercatori talentuosi e puntigliosi.

Unico neo, ai miei occhi: una sola donna nei panel. Come se nessuna donna, a parte Laura Canali, che si definisce con giusto orgoglio autodidatta, si occupasse di geopolitica?

Il tema dell’Europa ovviamente è stato presente e oggi il Festival delle Geografie 2018 chiude il suo lungo, in senso spazio-temporale, percorso iniziato a dicembre 2017, con due eventi: al mattino “Bar Europa” a Scienze Politiche e al pomeriggio la presentazione del libro di Michele Gerace, entusiasta promotore e animatore del Bar Europa, dal titolo “E’ l’Europa, bellezza” con un approccio innovativo ed efficace, rivolto, in particolare, a chi parla senza sapere di Europa e a chi deve interessarsene perché giovane generazione. Nel Festival Limes la tavola rotonda significativamente intitolato ”Europa, non- Europa, Europa tedesca?” ha portato all’attenzione due punti: che anche la Germania ha un problema con il suo “Germania first”, piuttosto insensibile a problemi degli altri e che gli Stati Membri hanno tendenza a nazionalizzare i benefici e europeizzare i problemi.

CONCLUSIONE

Il piccolo Festival delle Geografie cresce, restando umile e consapevole delle sue possibilità. Ma il legame crescente con Fondazione Palazzo Ducale, la storia e la geopolitica lo rendono orgoglioso e convinto della bontà del proprio percorso.

Grazie #festivalLimes, grazie #fondazionepalazzoducale.