se due banane sono
“giusta” causa per un
licenziamento in tronco

Il licenziamento per giusta causa di una donna addetta alla raccolta differenziata dei rifiuti. Due banane come prova inconfutabile della “giusta” causa. Una gentilezza scambiata per negligenza. Un solerte assessore all’ambiente che denuncia il “reato”e un sindaco ex sindacalista che decide di non intervenire. Ecco una  vicenda surreale che sconfina nel grottesco. Succede alla Spezia, città dove ho lavorato  come responsabile per la comunicazione del Comune. Per questo ho scritto al suo Sindaco …

Caro Sindaco,

mi  perdonerà l’intrusione. E la domanda. Che cos’è la città se non le persone che la abitano? Lo scriveva Shakespeare un sacco di tempo fa. Questa frase mi risuona nella testa in questi giorni. Faccio una piccola premessa. Alcuni anni fa, nelle stanze del Palazzo Civico che lei adesso amministra, ho vissuto anch’io un’esperienza professionale esaltante. Conosco bene la fatica, gli oneri e gli onori del suo lavoro. Fare il sindaco è un mestiere meravigliosamente difficile.

Alcune cose però non lo dovrebbero essere. E veniamo al punto.

Mi raccontano un fatto di cronaca che è successo qualche settimana fa. Siamo a La Spezia. La donna è una dipendente di Acam Ambiente, la società pubblica che si occupa di nettezza urbana. Con il suo camioncino sta raccogliendo il secco indifferenziato. Davanti ad un negozio di ortofrutta, o forse era un ambulante, ci sono delle cassette di legno e plastica. Il negoziante le chiede il favore di portare via anche quelle. Lei non potrebbe ma le carica lo stesso. È gentile. Per ringraziarla l’uomo le mette due banane in un sacchetto di carta. Succede che la scena sia stata notata dall’assessore all’Ambiente del Comune della Spezia che passava di lì. Non so quanto per caso, ma passava di lì. Mi dicono che l’Assessore è anche un dipendente di Acam e qui la cosa si complica un po’ se guardiamo agli eventuali e quasi inevitabili conflitti di interesse di questa nomina, ma mi fermo qua. Nel momento in cui ha scelto la sua giunta ne era perfettamente consapevole. Non le scrivo per questo. La mia lettera non è “politica”.

Le scrivo perché dopo la solerte denuncia dell’Assessore, come lei ben sa, la donna è stata licenziata in tronco per giusta causa. Non doveva caricare le cassette, forse non le ha smaltite correttamente e non doveva prendere  quelle banane. Dicono che forse lo aveva già fatto in passato. Si trattava di banane recidive. Inutili le proteste dei sindacati e la solidarietà dei suoi compagni di lavoro. Ci sarà uno sciopero generale il 7 novembre.  Adesso la parola passa alla magistratura. Per chiarezza, le dico che  personalmente sto tutta la vita dalla parte della donna licenziata e delle povere banane corrotte chiuse nel sacchetto di carta e sono quasi certo che la donna verrà reintegrata. Ma questo è poco interessante.

Mi hanno raccontato invece il suo silenzio. Non è intervenuto. Non lo ha fatto spontaneamente, non lo ha fatto nemmeno quando glielo hanno chiesto pubblicamente. So già quello che potrebbe rispondere. Lei non entra nel merito delle decisioni di una azienda che agisce nel rispetto della sua autonomia. Va bene se non fosse che Acam non è un’azienda come tutte le altre e che questa brutta storia ai limiti del grottesco ha profondamente scosso l’opinione pubblica e “sporcato” l’immagine della città.

Sono venuto alla Spezia per lavoro nei giorni scorsi e ne ho sentito parlare da più persone e in contesti anche molto diversi tra loro. La ricorda la frase di Shakespeare dell’inizio della mia lettera? La città sono le persone che la abitano. Forse la dipendente di Acam ha sbagliato con le cassette e le banane, forse meritava un richiamo, una multa, una sospensione. Forse la sua giunta poteva prendere come esempio questo caso di cronaca per fare educazione civica sulla responsabilità soggettiva e collettiva di ognuno di noi nello smaltimento dei rifiuti  sapendo bene che questo è e sarà sempre di più uno de temi decisivi per lo sviluppo ambientale ed economico di tutto il nostro territorio.

Di sicuro il licenziamento per giusta causa della donna non è stata la risposta “giusta”.  Tra l’opinione pubblica e il servizio pubblico si è aperta una ferita profonda ed è suo compito sanare immediatamente questa ferita. Intervenga, ricordi il suo passato da sindacalista, faccia un appello al buon senso, cerchi di capire se non si possono trovare soluzioni alternative, promuova una discussione utile alla coesione civile della città. E poi definisca il fatto per quello che è, una gentilezza premiata con un po’ di frutta. Quante volte abbiamo chiesto una cortesia. Lo avrà fatto anche lei immagino, e magari quando le è stata accordata avrà risposto con un sorriso e magari offerto un caffè a chi ha “trasgredito” una regola per farle quel piccolo favore. Può dire in tutta sincerità di non averlo mai fatto? Personalmente l’ho fatto. Più di una volta. E non mi sento colpevole. Sono solo un cittadino.

Faccia  uscire la sua  città  dal grottesco. Funziona solo a teatro.