Sinnerman
#tiraccontounacanzone

Parliamoci chiaro. Questa non è una canzone. Questa semmai è la storia di una sconfitta. Siamo nel giorno del Giudizio. L’uomo sta correndo come se non ci fosse un domani e forse è proprio così, forse non ci sarà un domani. Si vede che è stanco, disperato, senza fiato. Cade, si rialza. Non sa più dove andare. Sa bene di aver sbagliato. È un peccatore, è colpevole. Cerca rifugio tra le rocce, nel mare, lungo il fiume. Ma tutto sembra respingerlo. Non c’è salvezza per chi ha peccato e lui non si è nemmeno pentito. Solo il Diavolo lo accoglie ma non c’è da fidarsi del Diavolo. E allora scappa di nuovo, ma il passo è sempre più incerto, sperduto, spaventato. Cerca  un posto qualsiasi che sia in grado di salvarlo, proteggerlo, nasconderlo. Dovevi pregare prima del Giudizio ma non lo hai fatto, adesso è tardi e sei solo un peccatore senza speranza. Gli parlano così le roccem il mare, il fiume. E allora lui prega. Ma ormai è tardi. Non gli resta che la speranza. E la speranza è solo un punto di domanda. Poi per fortuna c’è il ritmo. La bellezza di questa canzone è tutta in questo lungo abbraccio ritmato tra la batteria e il pianoforte di Nina Simone che nel 1965 ha arrangiato questo antico canto spirituale tradizionale. E il ritmo di questo abbraccio ti parla, sembra dirti che il tuo giorno del giudizio è ancora lontano, in fondo la canzone racconta la storia di qualcun altro, tu fai ancora in tempo a salvarti se vuoi. E la musica è qua adesso per ricordartelo, vicina, terribilmente e meravigliosamente vicina. Anche se sei ancora un peccatore lei ti abbraccia come un tango. Questa è Sinnerman.

(Nina Simone 1965)