Dite La verità, vi prego
almeno su ultimo tango a parigi.

Le nostre mani. Capaci di delitti e meraviglie. Di scrivere Mein Kampf o Winnie the Pooh. Guardatele mentre state per leggere questi meravigliosi versi firmati da una superba e mai dimenticata Wisława Szymborska.

«Ventisette ossa,

trentacinque muscoli,

circa duemila cellule nervose

in ogni polpastrello delle nostre cinque dita.

È più che sufficiente per scrivere

Mein Kampf o Winnie the Pooh».

La prendo un po’ alla lontana. Me ne rendo conto. Quindi veniamo ai fatti.

Dopo aver visto che la vulgata dei social e la deriva senza controllo stava trasformando in notizia “vera e dimostrata” il presunto stupro subito da Maria Schneider sul set di Ultimo Tango a Parigi, ho provato a dire, sempre sui social, che bisogna fare attenzione a come si usano le parole.

Ho fatto il “bravo” giornalista e ho raccontato i termini reali della questione. Non ci fu nessuno stupro, nessun abuso fisico, nessun contatto reale, quella scena era nel copione, venne però inserito all’insaputa dell’attrice il particolare del burro e Bertolucci ebbe poi modo di chiedere scusa per non aver coinvolto la Schneider in quella scelta. Disse che il non dire venne motivata da ragioni estetiche. Una giustificazione certamente debole. Quel burro divenne poi il simbolo della trasgressione e del successo del film. Anche la Schneider venne travolta da quella trasgressione e da quel successo, aveva solo 19 anni e una fragilità emotiva difficile da contenere ed arginare. Disse di essere stata umiliata. Quella scena da un lato le diede celebrità, dall’altro segnò la sua carriera. Questi sono i fatti. Sicuramente sarebbe stato meglio coinvolgerla, sicuramente la sua umiliazione deve essere rispettata, sicuramente si può discutere del valore anche estetico di quella scena e di come la figura femminile viene rappresentata in quel film. E sarebbe anche una bella discussione. Per la cronaca l’ho visto solo in tv e l’ho trovato desolante, datato, triste e lontano dalla percezione della sua leggenda.

Era un film che voleva disturbare lo spettatore con la paura della solitudine.

Fece scandalo. Anche Arancia Meccanica era un film sulle nostre paure. La violenza era un linguaggio. Anche Kubrick fece scandalo. Ma erano solo dei film. I loro registi non erano assassini o stupratori. Leggevano e interpretavano il mondo attraverso il loro cinema. Fermatevi lì.

Per averlo scritto sono stato accusato di essere uno che difende i pedofili, gli stupratori e che quelli come me offendono la dignità delle donne. Mi hanno detto che faccio schifo. Accuse anche private. Anche molto pesanti.

Faccio un mestiere pubblico. La cosa in sé non mi spaventa. Due cose però le voglio dire. Questi atteggiamenti “violenti” offendono la dignità di migliaia di donne che tutti i giorni sono stuprate, violentate, discriminate, umiliate e offese da uomini indegni di essere chiamati tali. Donne che non sono su un set cinematografico a recitare un ruolo. Donne vere.

E che bisognerebbe di nuovo imparare a riconoscere in ogni aspetto del nostro vivere quotidiano il significato e il valore della VERITÀ.

Se ripartiamo da li possiamo parlare di tutto. Anche di Ultimo Tango a Parigi.