William Claxton
e il jazz
alla luce del sole

Ckat Baker - 1954 (William Claxton)

“La fotografia è jazz per gli occhi. Quello che vi chiedo è di ascoltare la musica attraverso i vostri occhi.”

Così parlò William Claxton, il fotografo che tra gli anni ’50 e ’60 ha rivoluzionato l’iconografia del jazz, il nostro modo di guardarlo e quindi di ascoltarlo. Per capire il jazz e chi lo suona e per scoprire o riscoprire la “rivoluzione” di linguaggio della fotografia di Claxton vi consigliamo una visita alla Triennale di Milano (sino al 9 dicembre). Prima di lui i musicisti venivano ritratti nelle notti di bitume di locali semplificati dal fumo o nel pathos iperbolico di una session. Claxton, che vive nel sole della California, comincia invece a fotografarli di giorno, in spiaggia o a bordo di una decappottabile.

Intuisce che il segreto della musica è nella vita quotidiana, che gli dei vivono tra noi e sprizzano glamour da tutti i pori.

Nel 1960  William Claxton e il noto musicologo Joachim Berendt viaggiarono negli Stati Uniti sulle tracce del jazz. Attraverso i music hall e le bande musicali, i vicoli e le metropolitane, hanno cercato di documentare questo fenomeno musicale vivente che ha plasmato e affascinato l’America tramite linee sociali, economiche e razziali.

Il risultato della collaborazione tra Claxton e Berendt fu Jazzlife, una pietra miliare della fotografia musicale. Da costa a costa, tra artisti di strada sconosciuti e leggende del genere, questo viaggio nel jazz esplora e indaga ciò che ha creato la più originale delle forme d’arte americane. A San Francisco, New York, Los Angeles, Detroit e oltre, le immagini ricche di vivacità e al contempo delicatezza di Claxton mettono in luce le differenze regionali assunte dal jazz e ne evidenziano le peculiarità. Produttori musicali, spazi, persone che questa musica ha abbracciato vengono immortalati nelle fotografie di Claxton: dalle parate funebri ai palchi dei concerti, da un anziano trombettista ai bambini che, stando affacciati alla finestra, tentano di scorgere una band che passa.

Con le immagini di Charlie Parker, Count Basie, Duke Ellington, Stan Getz, Miles Davis, Thelonious Monk, Chet Baker e molti altri, quest’opera rappresenta una ragguardevole fetta di storia del jazz tanto quanto un amorevole e personale tributo.

Duke Ellington Monterey Jazz Festival-1960 (William Claxton)

Cresciuto in una famiglia dedita alla musica – la madre era una cantante semiprofessionista e il padre un avido collezionista di dischi di big band – William Claxton studia pianoforte da bambino, ma scopre di non avere la pazienza necessaria per imparare a suonare. Gravita quindi verso la fotografia.

A soli 12 anni, indisturbato, prese l’autobus per il centro di Los Angeles per assistere a spettacoli jazz all’Orpheum Theatre, armato della sua macchina fotografica Brownie e indossando l’abito di suo padre per evitare domande sulla sua età. I suoi primi soggetti includevano le stelle del jazz Duke Ellington e Charlie Parker.

John-Coltrane-at-the-Guggenheim-Museum-New-York-1960 (William Claxton)

Dopo essersi laureato in psicologia all’Università della California, Claxton rimase un assiduo frequentatore di locali jazz. Nel 1952, durante lo shooting di Gerry Mulligan e Chet Baker all’Haig Club, incontrò Richard Bock, fondatore della Pacific Jazz, che lo assunse rapidamente come art director e fotografo. Da quel preciso momento in poi seppe che avrebbe intrapreso la carriera di fotografo musicale, e non di una musica qualunque, ma sarebbe diventato un fotografo di jazz, il che presuppone avere occhi e orecchie aperti e pronti a improvvisare come un musicista, mentre si cattura tutta l’energia dell’attimo.

Durante il periodo trascorso presso l’etichetta, Claxton scattò e disegnò copertine di album, circa una a settimana, nel processo che stabilì l’identità visiva più rappresentativa del movimento jazz della West Coast.

Laddove i fotografi jazz precedenti catturavano i loro soggetti in atmosfere fumose, nel buio di locali notturni, Claxton si avvalse della luce del sole e delle onde del sud della California, facendo posare artisti in ambienti esterni, anticonvenzionali, per rappresentare una nuova era nella continua evoluzione di questo genere musicale.