Buoni propositi “d’autore”
per il nuovo anno

Ogni anno, il 1 gennaio, tutti cadiamo nella stessa trappola: ci svegliamo intontiti, coi capelli schiacciati da una parte, inforchiamo le pantofole e, scovato un quaderno in qualche cassetto, ne strappiamo una pagina. Penna. Sbadiglio. Foglio di carta. Penna.

Buoni propositi per il 20xx, cominciamo a scrivere. E giù una lista di progetti che ci impegneremo a rispettare per un paio di giorni. O magari una settimana. Dopodiché, la lista finisce misteriosamente sotto a un mucchio di bollette e nessuno se ne ricorda più. Ctrl+x, taglia, nascondi nel cestino ciò che ti fa arrossire.

Ecco perché, quest’anno, noi di Memo abbiamo deciso di saltare a piè pari le prime tre settimane dell’anno. Perché i buoni propositi non devono sparire con la Befana. Sono una cosa seria. Ci definiscono. Bisbigliano la nostra verità più intima, e lo fanno senza clamore, mormorando da sotto migliaia di cumuli di bollette quelle che la scrittrice Susan Sontag definì “preghiere per il coraggio”.

Per questo pubblichiamo una miniserie di buoni propositi d’autore, dalla Sontag a Marilyn Monroe, da Woody Guthrie a Jonathan Swift. Perché tutti noi, a prescindere da chi siamo nella vita, a gennaio (e non solo) ci meritiamo di essere coraggiosi.

 

Marilyn Monroe

I buoni propositi di Marilyn Monroe

Andare sempre a lezione, migliorare la sua recitazione, seguire un corso di letteratura all’università: questi sono solo alcuni dei buoni propositi per l’anno nuovo che una giovane Marilyn Monroe, allora ventinovenne, scrisse nel 1955 su un diario in pelle con su incise le sue iniziali. M.M., lo stesso acronimo dello spirito che animava i suoi progetti: magari migliorerò.

Una curiosità: in quell’anno la Monroe era stata accettata ai corsi dell’Actor’s Studio, una delle scuole di recitazioni più rinomate dell’epoca. Il nome del fondatore ricorre varie volte fra i buoni propositi dell’attrice: Lee Strasberg, celebre regista, attore e produttore. Un dettaglio tenero, soprattutto se pensiamo che la Monroe non sapeva scriverne correttamente il nome.

 

“Devo fare uno sforzo per essere attiva

Devo avere la costanza di fare queste cose –

z – andare a lezione – le mie sempre – senza saltarne una

x – andare il più spesso possibile ad assistere alle altre lezioni private di Strassberg

g – non saltare mai gli incontri dell’actor’s studio

v – lavorare il più possibile – sui compiti assegnati a lezione – e continuare a lavorare sugli esercizi di recitazione

u – cominciare a frequentare le lezioni di Clurman – e le lezioni di regia di Lee Strassberg al theatre wing – prendere informazioni su entrambe

l – continuare a guardarmi intorno – ancora più di così – osservando – ma non soltanto me stessa ma anche gli altri e tutto quanto – prendere le cose (quello) per ciò che sono (è)

y – devo fare un grande sforzo sugli attuali problemi e fobie che sono emersi dal mio passato – sforzarmi molto molto molto molto molto di più nella mia analisi. Ed essere sempre puntuale alle sedute – e non trovare scuse per il fatto di arrivare sempre il ritardo.

w – se possibile – fare almeno un corso all’università – di letteratura

o – continuare a seguire la cosa di RCA

p – cercare qualcuno per delle lezioni di danza – esercizio fisico (creativo)

t – prendermi cura del mio strumento – dal punto di vista della persona e del corpo (fare esercizio)

Cercare di divertirmi e stare bene quando posso – tanto sarò già abbastanza infelice”

 

Susan Sontag

I buoni propositi di Susan Sontag

Dai 29 anni di Marilyn Monroe, passiamo ai 39 di Susan Sontag, intellettuale statunitense e autrice di numerosi saggi su temi forti, drammaticamente attuali, quali le droghe, le battaglie sociali, la letteratura pornografica, il cinema, la fotografia, l’arte moderna, l’estetica omosessuale, interrogandosi sul significato intrinseco delle malattie vissute e interpretate nelle società di tutti i tempi.

Nel 1972, la Sontag annotò, nel suo diario: “Gentilezza, cortesia, gentilezza. Voglio fare la preghiera del nuovo anno, non un buon proposito. Sto pregando per il coraggio.”

E all’inizio del 1977 scrisse la sua lista di buoni propositi:

 

“A partire da domani – se non da oggi:

-Mi alzerò ogni mattina entro e non oltre otto. (Si può rompere questa regola una volta alla settimana.)

-Scriverò al ogni giorno

-Dirò alla gente di non chiamare la mattina, o non risponderò al telefono.

-Cercherò di limitare la mia lettura alla serata. (Ho letto troppo – come una fuga dalla scrittura.)

-Risponderò alle lettere una volta alla settimana. (Venerdì – Devo andare in ospedale in ogni caso)”

 

Jonathan Swift

I buoni propositi di Jonathan Swift

Tutti lo conosciamo per aver scritto i fantastici “Viaggi di Gulliver”, ma Jonathan Swift, già a 32 anni, aveva una visione lucidissima di ciò che lo terrorizzava di più: l’idea di diventare un vecchio bilioso e scorbutico, noioso, facile da raggirare, ripetitivo e avaro, tanto che, nel 1699, durante la stesura di “A tale of tub”, decise di raccogliere i suoi buoni propositi per la vecchiaia in una lista alla quale diede il titolo: “Quando diventerò vecchio”.

 

“-Non sposare una donna giovane

-Non essere scontroso o cupo, o sospettoso

-Non raccontare sempre la stessa storia più e più volte alle stesse persone.

-Non essere avaro.

-Non trascurare la pulizia per paura di fare cattivo odore.

-Non essere troppo severo con i giovani

-Desidero che alcuni buoni amici mi informino in caso queste risoluzioni non venissero rispettate

-Non parlare molto, soprattutto di me stesso.

-Non sono sicuto di rispettare tutte queste regole, per paura che non potrei osservarne nessuna”

 

Woody Guthrie

I buoni propositi di Woody Guthrie

Anche le leggende del folk fanno liste buoni propositi. Non sappiamo se ogni anno, ma di sicuro Woody Guthrie ne scrisse una per il 1942: non composta da cinque o sei obiettivi, però, e nemmeno da una decina, come di solito facciamo, per appagare una sorta di ferita alla completezza che sanguina compulsivamente dentro ciascuno di noi.

Guthrie scrisse ben trentatré obiettivi, dal più intellettuale al più quotidiano, come rasarsi, e li raccolse sotto il titolo “New Year’s Rulin’s”. Ed è vero, molti sono ordinari, semplici, perfino ingenui; eppure, ciascuno porta con sé la sua dose di umiltà. Che si trasforma in saggezza.

 

“Lavorare di più e meglio

Pianificare il lavoro

Lavarsi i denti se ci sono

Rasarsi

Farsi il bagno

Mangiare bene – frutta verdura – latte

Bere molto poco

Scrivere una canzone al giorno

Indossare abiti puliti

Lucidare le scarpe

Cambiare i calzini

Cambiare spesso le lenzuola

Leggere tanti bei libri

Ascoltare tanta radio

Imparare di più dalle persone

Tenere pulito rancho

Non sentirmi solo

Essere felice

Tenere attiva la macchina della speranza

Sognare bene

Mettere tutti i soldi in più in banca

Risparmiare

Stare in compagnia, ma non perdere tempo

Inviare denaro a Mary e ai bambini

Suonare e cantare bene

Danzare meglio

Aiutare a vincere la guerra -sconfiggere il fascismo

Amare mamma

Amare papa

Amare Pete

Amare tutti

Decidere

Svegliarsi e combattere”