quelle storie di Capodimonte
ancora tutte da scrivere

) Oggetti da caccia e da pesca del continente oceanico, XVIII secolo, provenienza Capitano James Cook, Donazione Lord Hamilton a Ferdinando IV

A cosa serve un museo? Secondo una definizione ormai consolidata, a conservare, studiare e diffondere. Facile da dire, se non fosse che ognuna di queste azioni è il frutto “storico” del lavoro nel tempo dei curatori e dei direttori del museo, del paesaggio culturale che circonda le opere esposte, della sensibilità del pubblico che le guarda e della città dove “vive” il museo stesso. Poi ci sono le opportunità, i restauri, le dimensioni, i prestiti, la fragilità delle opere, studi ancora non completati che ne rendono incerta l’attribuzione. Si sceglie sempre cosa esporre. Sempre. I depositi sono il laboratorio vero del museo, ne raccontano il passato, ne descrivono il presente, ne immaginano il futuro. Non sono universi chiusi, scantinati o luoghi polverosi dove esercitare una caccia al tesoro tra storici dell’arte. I depositi sono l’officina dove tutti i giorni si costruisce l’identità di un museo.

Paesaggio notturno leccese, olio su tavola di Vincenzo Ciardo (Gagliano del Capo 1894 – Napoli 1970)

Lo sanno bene a Napoli, al Museo e Real Bosco di Capodimonte, dove sino al 15 maggio si potrà visitare la mostra Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrivere, organizzata insieme alla casa editrice Electa.

È il secondo appuntamento di una trilogia di esposizioni pensata per delineare una innovativa visione del museo come luogo dinamico di ricerca, di studio e di interpretazioni inedite. Dopo aver chiesto a dieci personalità del mondo della cultura di curare un proprio allestimento nell’ambito delle collezioni del Museo di Capodimonte, con la mostra Carta bianca. Capodimonte Imaginaire realizzata lo scorso anno, è ora la volta di andare alla scoperta di autentici tesori posseduti, ma che per ragioni diverse non sono stati ancora destinati all’esposizione.

Servizio di piatti in pietra serpentina di Giovan Maria Tortorino Intagliatore (attivo a Parma dal 1576 al 1586), Collezione Farnese

Si tratta di più di 1200 opere (circa il 20% dei depositi del Museo) scelti tra oggetti etnografici rari del Settecento, dipinti a soggetto religioso, ritratti, nature morte e paesaggi (tavole e tele dal XV al XX secolo), sculture e opere d’arte decorative. C’è anche una sala dedicata alle opere in partenza, perché oggetto di prestito internazionale, come ad esempio i cinque celebri dipinti di Luca Giordano, il più grande pittore barocco napoletano, che vedremo presto a Parigi al Petit Palais.

Depositi di Capodimonte si inserisce in un progetto scientifico di ampio respiro che intende realizzare la catalogazione e digitalizzazione dell’intero patrimonio storico e artistico del Museo di Capodimonte, avviato in collaborazione con la Regione Campania e il Mibac, e che passa anche attraverso la creazione a Napoli, presso l’Università Federico II, della prima Scuola di digitalizzazione dei beni culturali e paesaggistici d’Italia. A conferma di questo spirito di studi e lavori in corso, il catalogo della mostra sarà pubblicato dopo un convegno sul ruolo e il valore dei depositi museali. Ecco perché sono storie ancora da scrivere.

La mostra è a cura di Maria Tanajo Contarini e Carmine Romano, con Linda Martino, Patrizia Piscitello, Alessandra Rullo, Maria Rosaria Sansone e Alessandra Zaccagnini.

MEMO vi racconta l’allestimento. Stanza per stanza.

Buona visita.

VIAGGIO NEI DEPOSITI DI CAPODIMONTE

L’allestimento al secondo piano del Museo di Capodimonte presenta un viaggio nel mondo dei cinque depositi del Museo (85, 131, Palazzotto Borbonico, ex GDS, Deposito Farnesiano) alla scoperta di quello che normalmente conservano. Ecco il percorso della mostra:

Atrio

DEPOSITI 131 & ex GDS

“La scultura è noiosa”, dichiara provocatoriamente Charles Baudelaire in un capitolo della sua celebre critica al Salon del 1846. L’attenzione maggiore dedicata alla pittura dai musei sembra riflettere questo pensiero e spiegare la marginalizzazione della scultura. Ciò è avvenuto soprattutto per la produzione dell’Ottocento, che solo in tempi più recenti sta ottenendo una giusta riconsiderazione scientifica, superando pregiudizievoli problemi di gusto. In questa sala sono presenti quasi tutte le sculture conservate nei depositi del museo di Capodimonte.

Sala 106

DEPOSITO Palazzotto Borbonico

Questa sala presenta un’importante selezione di opere di tema orientalista ed esotico, gusto che nasce già dal XVII secolo con le spedizioni esplorative, la scoperta di nuovi mondi e la nascita del colonialismo. Dopo le campagne napoleoniche in Egitto e Siria (1798-1801), l’orientalismo diventerà una vera e propria moda insieme al gusto neo-pompeiano, quando a temi storici, sociali o leggendari si accompagnarono rappresentazioni pervase di un erotismo trasferito in tempi o mondi lontani.

Sala 105

DEPOSITO  Palazzotto Borbonico

In continuità con la sala precedente, si presentano oggetti etnografici rari del Settecento. Manufatti singolari sono quelli donati al re Ferdinando IV da lord Hamilton e provenienti dalla raccolta del capitano James Cook, esploratore e cartografo della marina mercantile britannica che raggiunse zone sconosciute e pericolose, tanto da morire in un violento scontro con gli indigeni delle Hawaii nel 1779. In sala sono presenti anche alcuni manufatti di provenienza extraeuropea della collezione del cardinale Stefano Borgia (1731-1804).

Sala 104

DEPOSITO 131

Il tema del paesaggio, nato nel Seicento, fu considerato a lungo un genere inferiore alla grande pittura di storia, al ritratto e alla natura morta. Nei secoli successivi si affermò con caratteri e intenti diversi: dalla lucida veduta settecentesca all’estetica romantica del sublime, che rende protagonista la natura incontaminata e dominatrice, fino alla grande rivoluzione attuata dall’Impressionismo proprio attraverso il paesaggio. Alcuni dipinti di questa sala rappresentano scorci della Napoli di fine Ottocento. Nei depositi, il tema del ritratto è molto rappresentato da una numerosa serie di dipinti: dal ritratto storico a quello di genere, dall’idealizzazione classicista alla rappresentazione verista. Fin dalle sue origini, il ritratto non si limita alla mera imitazione o somiglianza esteriore del soggetto, ma mira a coglierne la psicologia, il valore morale e spirituale, soprattutto quando il protagonista è un santo.

Sala 103/a

DEPOSITO Grandi Opere – Palazzotto Borbonico

Un deposito di un museo è anche un luogo di pausa, di stasi provvisoria: vi transitano le opere in prestito, quelle tolte dalle sale per fare spazio alle mostre, quelle destinate al restauro o al prestito per esposizioni in Italia o all’estero. I cinque celebri dipinti di Luca Giordano, regolarmente a lungo esposti nella galleria della pittura napoletana al secondo piano, sono in partenza: raggiungeranno Parigi per la mostra dedicata al più grande pittore barocco napoletano, che si terrà al museo del Petit Palais dal 5 novembre 2019 al 23 febbraio 2020. Ma nei depositi avvengono strani incontri casuali che possono diventare surreali.  E così, diventa quasi naturale trovare, insieme ai quadri di Giordano, un’opera di Solimena e uno dei cavalli in legno fatti realizzare nell’Ottocento da Annibale Sacco, direttore della Real Casa Savoia, per esporre l’Armeria farnesiana-borbonica, mai presentati al pubblico.

DEPOSITO 131

Il deposito conserva un numero considerevole di dipinti di genere storico che, dall’inizio del Romanticismo, tendono a perdere la loro dimensione morale, privilegiando episodi aneddotici. Le scene sono rese con una particolare attenzione ai dettagli e agli ambienti dell’evento considerato, frequentemente ambientato nel Medioevo o nel Rinascimento, seguendo il carattere intimo delle scene familiari e gli artifici tecnici del “secolo d’oro” della pittura olandese.

Sala 102

DEPOSITO Farnesiano

È uno dei più antichi depositi del piano ammezzato della reggia. Riallestito negli anni Novanta del secolo scorso al fine di riunire i numerosissimi servizi di porcellana e le suppellettili farnesiane, borboniche e Savoia disperse tra vari depositi e non selezionate per l’allestimento del percorso museale. Le cornici provengono dal deposito Palazzotto Borbonico.
 Tra i progetti di prossima realizzazione del Museo di Capodimonte, vi è la realizzazione di grandi ambienti per l’esposizione dell’enorme raccolta di porcellane. L’allestimento della collezione degli oggetti da Wunderkammer, ora in esposizione al primo piano del museo, sarà invece riconsiderato per ospitare una maggiore quantità di opere ancora in deposito, e per sottolineare meglio la loro estrema preziosità.

Sala 101

DEPOSITO 85

Ubicato proprio al secondo piano del Museo, questo eclettico deposito conserva dipinti su tavola della prima metà del XVI secolo e un gran numero di dipinti a soggetto religioso di varie scuole e di vari periodi.

Sala 100

DEPOSITO 85 

In questa sala sono esposti dipinti del genere storico, considerato al primo grado nella gerarchia accademica dei generi artistici (pittura di storia, ritratto, natura morta e paesaggio) per i suoi temi nobili e didascalici. La semplicità strutturale di queste opere, spesso di grande formato, il forte interesse per il disegno di contorno, lo stile rigoroso e severo apparivano come valori estetici capaci di rappresentare anche l’esaltazione delle virtù morali e civili.

Sala 99

DEPOSITO 131

In questo deposito sono custoditi armi e tessuti che, per loro stessa natura, sono destinati a non essere perennemente esposti per ragioni conservative. Provenienti dalla Reggia del Museo di Capodimonte, pressoché cancellata nella sua identità quando, nel 1957, diventò una grande Pinacoteca, alcuni manufatti non sono mai stati esposti. Il futuro allestimento prevede la ricollocazione di arredi e suppellettili al fine di riconciliare una così ricca Reggia con la collezione di una delle Pinacoteche più importanti d’Europa.