Kiasma.
Una comunità lavorativa oltre il museo

L’intervista è parte del report “Museum of the Future” realizzato da Symbola, in collaborazione con Melting Pro, per il progetto europeo Mu.SA.

 

Kiasma Museum of Contemporary Art

“Oggi molte piattaforme collaborative risultano utili per l’apprendimento. Per me Twitter è stata una scoperta rivoluzionaria. Ha aperto il mio lavoro verso l’esterno e ha allargato la mia comunità lavorativa oltre le mura del Kiasma”

Sanna Hirvonen

Senior Planning Officer, Public Programmes Department

 

  1. Dove sta andando il museo del futuro?

Negli ultimi 10 anni i musei hanno messo il pubblico al centro della loro politica, riuscendo ad aumentare il numero dei visitatori. Oggi capiamo meglio i nostri pubblici e pensiamo di più alle loro esigenze rispetto ad un tempo. Forse questo ha a che fare con una riduzione delle risorse finanziarie a disposizione – molti musei devono fare di più con meno. Per questo, siamo chiamati ad attrarre visitatori. Questo ci ha aiutato a pensare di più alle esigenze dei nostri pubblici: per sapere chi ci visita, quali sono oggi i suoi bisogni e le sue motivazioni.

Credo che i musei continueranno ad essere piattaforme importanti per lavorare sulle nostre identità, la nostra storia e per aiutarci a capire noi stessi e gli altri. Dal punto di vista digitale, penso che le esperienze che si possono fare nel museo, on-site e on-line, saranno sempre di più connesse e il digitale sarà sempre più visto come un’evoluzione naturale sia per chi viene a vivere delle esperienze nel museo, sia per chi ci lavora. L’esperienza online sarà sempre più centrale durante la visita museale, prima e dopo.

 

  1. In che termini il digitale sta cambiando questa istituzione culturale?

Le tecnologie digitali stanno fortemente influenzando i musei e la vita lavorativa. Scoprire ed utilizzare tecnologie rilevanti rende il lavoro più facile: dall’utilizzo di agende e spazi di lavoro online (cosa che funziona particolarmente bene nel nostro museo) alla digitalizzazione del patrimonio, fino al management. Secondo un rapporto internazionale che mette a confronto apertura e digitalizzazione di quello che oggi viene definito settore “GLAM”[1], i musei della Finlandia risultano avere un buon posizionamento per il livello di digitalizzazione raggiunto, ma non ancora per l’accessibilità delle loro collezioni.

Anche nel nostro museo la digitalizzazione del patrimonio è molto presa in considerazione. La sfida per noi è lavorare con l’arte che esiste solo online. Infatti, abbiamo appena inaugurato una nuova collezione di internet art. Le competenze richieste per la cura e la conservazione di questo tipo di arte sono sempre più rilevanti. Per lavorare con le collezioni digitali e renderle accessibili è necessario contare, inoltre, su dei professionisti esperti in tema di copyright. Noi siamo fortunati ad avere un nostro avvocato specializzato in campo artistico.

Più in generale, parlare di digitale non significa parlare solo di tecnologie digitali ma della propria mission e di come raggiungerla. Dobbiamo capire dove stiamo andando. Puoi rinnovare il tuo staff e acquisire le competenze che non hai in casa, ma per farlo è necessario sapere cosa acquisire e dove trovarlo.

 

  1. Cosa può aiutare i musei ad affrontare la sfida digitale?

Mi sono resa conto che studiare insieme è motivante per la maggior parte dei casi. È una buona idea incoraggiare membri dello staff attivi ed esperti, incoraggiare l’apprendimento tra colleghi e condividere buone pratiche, sia internamente al museo, che tra musei.

Oggi molte piattaforme collaborative risultano utili per l’apprendimento. Per me Twitter è stata una scoperta rivoluzionaria. Ha aperto il mio lavoro verso l’esterno e ha allargato la mia comunità lavorativa oltre le mura del Kiasma.

 

  1. Quali sono i fattori interni ed esterni che incidono sullo sviluppo di una stratega digitale? Quali sfide sta affrontando il Kiasma?

Il Kiasma fa parte della Galleria Nazionale Finlandese e, come tale, non ha una strategia digitale autonoma. Ma il digitale è inserito nella strategia della Galleria Nazionale in molti modi. La Galleria Nazionale Finlandese offre, infatti, infinite possibilità per toccare con mano, osservare e capire le arti visive, sia a livello nazionale che internazionale, oltre che in ambito digitale. La Galleria è impegnata nello sviluppo dell’accessibilità alle sue collezioni, sia digitali che fisiche. Le nostre attività raggiungono un pubblico crescente, a livello nazionale, internazionale e nel mondo digitale.

Il Kiasma ha fatto importanti passi avanti nell’utilizzo degli open data e fornisce materiali digitali di alta qualità. Tra gli obbiettivi principali, accanto all’accessibilità digitale delle collezioni, c’è il raggiungimento dei diversi pubblici attraverso le nuove tecnologie. Per noi il digitale è un mezzo per portare l’arte ai nostri pubblici.

Nel nostro museo possiamo contare su un gruppo guida che si occupa dei servizi digitali, trasversale ai diversi dipartimenti, dalla conservazione delle collezioni all’ICT, dalla comunicazione al marketing. È un modo di occuparsi del digitale nel suo insieme.

La chiave per avere successo in un progetto digitale è avere un leader convinto e una squadra composta da differenti professionisti, con competenze digitali e non. Il museo oggi è chiamato a presiedere nella produzione di contenuti, a sfruttare le potenzialità della tecnologia digitale e a dimostrare di capire i bisogni dei propri pubblici.

Non è possibile fare tutto da soli ma è necessario comprare dei servizi. Qualche volta, quindi, non è possibile lavorare per il proprio pubblico come si vorrebbe, senza nessun intoppo.

Non è detto che il processo sia sempre lineare. Il copyright sulle arti visive è un’altra cosa che può mettere dei limiti di azione a quello che si può fare. Fortunatamente, il nostro Ministro dell’Educazione e della Cultura ci sostiene pagando i diritti di copyright per quegli artisti finlandesi di cui conserviamo opere nelle nostre collezioni. Questo ci permette di rendere le nostre collezioni online accessibili al grande pubblico.

Infine, abbiamo progetti che riguardano gli open data. Abbiamo aperto la nostra raccolta di metadati in licenza Creative Commons e lentamente abbiamo cominciato ad aprire l’accesso ad immagini di opere d’arte (ovviamente non di arte contemporanea ma di arte un po’ più datata, in possesso degli altri due musei della Galleria Nazionale Finlandese).

 

  1. Dove dovrebbe investire oggi un museo per affrontare meglio questa sfida?

Dipende dagli obbiettivi e dai pubblici del museo. In generale, è bene mettere in rete quello che si possiede e condividere materiali e informazioni con licenze aperte, se possibile. Oggi i musei si sono resi conto delle enormi potenzialità dei social media, sia in Finlandia che a livello internazionale, per curare le relazioni con i propri pubblici.

Inoltre, i musei hanno anche pubblici che rimangono virtuali: per esempio, non credo che il pubblico del Kiasma si limiti al numero delle persone che ci vengono a visitare. Ci sono pubblici online che potrebbero non visitare mai il museo perché vivono in luoghi lontani o perché non sono così interessati all’arte contemporanea. Non è necessario che tutti vengano: noi vogliamo essere presenti anche nelle vite di queste persone, offrendo loro dei contenuti culturali attraverso le piattaforme che usano abitualmente.

 

  1. Che competenze (digitali e trasferibili) possono facilitare questi cambiamenti in atto?

Quasi tutte le soft skills sono necessarie. Per esempio, saper lavorare in gruppo è importante per lavorare con persone diverse, con background differenti. Ma anche per costruire network online, imparare dagli altri, trovare idee nel settore e nel paese in cui si lavora, ma al di fuori. Bisogna essere in grado di apprendere fuori dagli schemi. Inoltre, è estremamente utile facilitare la collaborazione, sia negli incontri dal vivo, sia attraverso strumenti digitali. Naturalmente, comprendere i pubblici: avere un interesse reale in quello che fanno, nelle loro motivazioni e passioni è necessario, se si vuole creare qualcosa per (o con) loro. Per progettare dei servizi digitali bisogna, inoltre, comprendere la loro fruibilità e conoscere il rapporto che il nostro pubblico ha con il digitale. In generale è bene essere aperti e collaborativi. Per fare passi avanti con la digitalizzazione, è inoltre opportuno capire le potenzialità degli open data. Inoltre, servono anche delle conoscenze specifiche sul le norme che regolano il copyright e le licenze aperte.

Per raggiungere i diversi pubblici attraverso i servizi digitali e le piattaforme è necessario capire lo spirito e le idee che stanno dietro ogni piattaforma e il modo in cui le persone le utilizzano. Serve produrre un tipo di contenuto rilevante in quel contesto e in quel canale e, più di tutto, un contenuto pieno di significato per il proprio pubblico. Oggi molte istituzioni culturali hanno compreso che, per raggiungere le persone online, è più importante andare dove loro stanno – sui social media e Wikipedia, per esempio – piuttosto che costruire il “portale del museo”.

 

  1. Quali sono le figure professionali emergenti legate al mondo digitale di cui i musei hanno oggi bisogno?

È difficile da dire perché ci sono diverse tipologie di museo. Alcuni hanno delle figure che altri non hanno. Per esempio, alcuni musei hanno dei data manager. Ad ogni modo, la prima cosa che viene in mente è il community manager: una persona che lavora con le comunità online e le piattaforme del museo. Nel nostro museo questo ruolo è ripartito tra diverse persone e funziona bene. Una vera presenza online richiede molto di più che la pubblicazioni di post aggiornati. Investire più risorse nell’interazione online con i pubblici è qualcosa di cui i musei dovranno tenere conto in futuro. Nelle grandi organizzazioni ci possono anche essere dei community manager interni. Infine, alcuni musei hanno anche un web-editor, dando più importanza alla produzione di contenuti che al mettersi a servizio dei propri pubblici.

 

  1. Qual è il vostro candidato ideale?

Dipende dalla posizione, naturalmente. Di recente abbiamo assunto un digital media manager e un tecnico audio-video e stiamo assumendo un curatore per le nostre collezioni. Tutte queste nuove figure assunte hanno una dimensione digitale. Abbiamo bisogno di competenze digitali. Inoltre, aldilà delle competenze, è importante che il nostro candidato ideale condivida i valori della Galleria Nazionale Finlandese: collaborazione, trasparenza e professionalità.

 

[1] Con questo acronimo inglese si fa riferimento alle istituzioni culturali che conservano opere d’arte, libri, documenti e artefatti attraverso degli strumenti digitali. L’acronimo deriva dai termini Galleries, Libraries, Archives and Museums (gallerie, biblioteche, archivi e musei). In italiano il termine analogo è MAB, acronimo di Musei, Archivi e Biblioteche.