POLIN.
L’autenticità è il valore fondamentale

L’intervista è parte del report “Museum of the Future” realizzato da Symbola, in collaborazione con Melting Pro, per il progetto europeo Mu.SA.

 

POLIN Museum of the History of Polish Jews

 

“Nei prossimi 10 anni mi aspetto visitatori interessati a indagare in modo più intimo i temi presentati nei musei. Nell’atmosfera onnipresente dei media digitali le persone cercheranno oggetti sempre più originali, umili forme di presentazione e sguardi intimi nelle storie di persone cui possono fare riferimento. Il valore dell’autenticità sarà fondamentale in questo contesto”.

Joanna Król

Head of the Digital Collection and Resource Center Department

 

  1. Dove sta andando il museo del futuro?

Dipende dalla regione. Nell’Europa centrale e orientale, così come nei paesi del Medio Oriente, verranno creati musei storici nazionali per motivi diversi. Ad esempio i Paesi dell’Europa orientale sono ancora alle prese con la storia del 20° secolo. Questo è il motivo per cui molte istituzioni saranno costruite: raccontare la storia di un’intensa, molto spesso difficile, storia contemporanea. Tale branca della museologia sarà utilizzata anche per scopi politici, per costruire relazioni di vicinato tra i paesi, per modellare le immagini delle nazioni, le loro società e la loro storia. Per i paesi medio orientali, il moderno concetto di nazione è ancora abbastanza nuovo. I musei nazionali li aiuteranno a costruire e rendere più forte l’identità della loro nazione. Nel mondo cosiddetto occidentale vari musei locali saranno sviluppati e incentrati sulla storia di alcuni problemi specifici, coltivando la tradizione di ogni regione.

Nei prossimi 10 anni mi aspetto visitatori interessati a indagare in modo più intimo i temi presentati nei musei. Nell’atmosfera onnipresente dei media digitali le persone cercheranno oggetti sempre più originali, umili forme di presentazione e sguardi intimi nelle storie di persone cui possono fare riferimento. Il valore dell’autenticità sarà fondamentale in questo contesto.

I musei d’arte (come i Musei Vaticani, il Louvre, il British Museum) o musei archeologici e di storia antica (come le enormi unità in Asia) saranno ancora molto popolari. La digitalizzazione e la possibilità di rendere accessibile on-line le collezioni, non scoraggerà i visitatori ad andare a visitarli dal vivo.

Mi aspetto che sempre più musei riservino parità di trattamento alle persone con diverse disabilità e le tecnologie digitali potrebbero essere d’aiuto in questo senso.
Mi auguro che la stragrande maggioranza dei musei implementi i propri sistemi elettronici per supervisionare gli aspetti organizzativi, finanziari e amministrativi. Questo migliorerebbe enormemente la qualità del lavoro.

 

  1. In che modo il digitale sta cambiando questa istituzione culturale?

La tecnologia digitale può essere molto utile, ma anche uno strumento dannoso. In Polonia se ne fa un uso eccessivo. Per questo il digitale provoca molte frustrazioni, soprattutto nella comunicazione interpersonale. Ogni giorno scriviamo migliaia di e-mail, in attesa che gli altri reagiscano rapidamente. Questo ha provocato un progresso malsano, basato nella veloce distribuzione delle informazioni. Questa situazione impedisce di prenderci il tempo dovuto per le decisioni strategiche (dirigenti) e di ripensare correttamente ai progetti che stiamo portando avanti (dipendenti). Inoltre, gran parte delle informazioni è diventata spazzatura e spreco di tempo, da quando la gente ha smesso di rispettare il valore delle parole. Non a caso, il personale del museo è affetto da malattie diverse causate dallo stress.

D’altra parte, molte tecnologie digitali sono sicuramente utili nello sviluppo di tecnologie museali – dalla conservazione del patrimonio artistico a progetti d’allestimento coinvolgenti capaci di attirare visitatori. Per questo suggerisco di mantenere un sano distacco verso l’idea di vivere in un ambiente digitale intensivo. E’ molto importante che in ogni museo vengano sviluppati modelli organizzativi, in grado di trarre il meglio dal digitale evitando stress e altre patologie. In particolare il management dovrebbe essere consapevole di queste questioni.

 

  1. Quali sono I fattori interni ed esterni che incidono sullo sviluppo di una strategia digitale?

Parlando di fattori esterni, vi è la mancanza di regolamenti legislativi, riguardo la protezione delle risorse digitali. È il caso della Polonia, dove esistono regolamenti governativi in ​​materia di tutela delle collezioni materiali, ma non ci sono norme chiare in materia di digitalizzazione delle collezioni. L’attuale legislazione non contempla le collezioni digitali come bene nazionale e, quindi, qualcosa degno di essere protetto. La mancanza di regole chiare crea problemi con la metodologia di indicizzazione di queste opere.

Altra questione importante, è la carenza di finanziamenti per lo sviluppo di collezioni digitali e la diffusione della conoscenza attraverso le tecnologie moderne. Probabilmente questa situazione è connessa alle abitudini dei titolari dei finanziamenti, le cui attività sono prevalentemente rivolte a gruppi di studenti e insegnanti. Per questo motivo, le sovvenzioni sono progettate per strumenti digitali molto tradizionali, come piattaforme e-learning o pacchetti di formazione pubblicati sul sito. È abbastanza difficile fare domanda di finanziamento per soluzioni tecnologiche innovative, con valori educativi meno diretti e che potrebbero essere promossi tra pubblici molto più ampi, ma meno specifici.

Nel nostro Paese rileviamo, inoltre, la mancanza di un pubblico per i prodotti digitali: il fatto che alcune tecnologie abbiano successo in un paese, non significa che debbano essere accettate in un altro. Il motivo va ricercato nella povertà della società: le tecnologie digitali sono costose e necessitano di attrezzature di buona qualità, come processori altamente avanzati e schermi su diversi dispositivi mobili. Se la società è ancora in via di sviluppo, le nuove tecnologie non possono essere convenienti.

Altro fattore esterno importante è la mancanza di soluzioni tecnologiche congiunte (e investimenti su di esse), che interessa sia i desideri del museo che le esigenze del pubblico: un buon esempio, sono i prodotti Internet per disabili. I musei vorrebbero avere siti web graficamente interessanti; purtroppo, allo stesso tempo, proprio la scelta di un design di questo tipo priva le persone sorde della corretta lettura di questi siti. Speriamo che in futuro questo tipo di difficoltà vengano superate e si sviluppi un mercato per le persone con disabilità.

Parlando di fattori interni, in primo luogo, vi è una mancanza di strategia digitale, causata anche dall’assenza di una squadra professionale. La creazione di prodotti in base alle nuove tendenze, senza prestare attenzione alle esigenze del museo e a quelle del suo pubblico, non è strategica. L’assenza di una ricerca di marketing, prima di investire in un prodotto digitale specifico, è altresì importante, così come avere il tempo sufficiente per testare nuovi prodotti digitali. Il management potrebbe non essere in grado di sovrintendere l’aspetto digitale del museo in modo efficiente e con saggezza.

Un altro aspetto controproducente è il ricorso a molti prodotti digitali contemporaneamente, cosa che potrebbe provocare seri problemi con la presenza del pubblico del museo e sottovalutare la sua mission.

Negli ultimi tre anni, per quanto riguarda le sfide, abbiamo fatto progressi nella comprensione del nostro posizionamento come museo sul mercato mondiale e polacco. La dimensione digitale è diventata una delle caratteristiche più importanti del nostro museo. Tanto che oggi siamo a buon punto per costruire una strategia digitale seria, con progetti di buona qualità. Alcuni di loro erano imperfetti, ma li abbiamo migliorati giorno dopo giorno. Eravamo soliti creare prodotti fallimentari sul mercato così come eravamo soliti avere troppe attività digitali e stiamo ancora lottando per applicare un taglio ragionevole. Abbiamo lentamente imparato come analizzare la nostra conoscenza e cosa fare per evitare errori in futuro. Ancora oggi ci manca un confronto con esperti del settore. Su una scala da 1 a 10, posso dire che ora siamo a livello 5.

La sfida più grande sarà quella di rendere i dipendenti provenienti da altri reparti del museo consapevoli di ciò che rappresenta il digitale e che tipo di benefici si possono trarre da esso. Vogliamo avvicinarli a tale consapevolezza passo dopo passo, attraverso l’organizzazione di corsi di formazione speciali per i colleghi che lavorano in diversi dipartimenti. Il primo passo sarà incoraggiare i dipendenti a usare l’archivio digitale.

Il POLIN Museum è un enorme museo storico-narrativo, che presenta una delle più potenti storie mai accadute nel mondo. La maggior parte del nostro staff ritiene che lavorare qui sia motivo di orgoglio. Senza persone che credono fortemente nelle idee che il museo rappresenta, non potremmo raggiungere il nostro successo. Persone entusiaste, che credono nella missione del museo, sono un aspetto fondamentale del successo. Tecnologie e metodi sono importanti, ma senza gente appassionata, non saremmo in grado di costruire nulla. Questo forte aspetto emozionale è condiviso dai dipendenti di ogni reparto, dall’amministrazione all’istruzione.

 

  1. Quali sono le figure professionali emergenti legate al mondo digitale di cui i musei hanno oggi bisogno?

Disegnatori e sviluppatori IT professionali e pazienti, in grado di capire le esigenze dei dipendenti del museo nello sviluppo digitale. Al POLIN abbiamo solo uno specialista come questo ed è inestimabile. Siamo fortunati ad averlo nel nostro staff. Grazie a lui siamo riusciti ad attuare importanti soluzioni digitali, come i siti web che diffondono le conoscenze sull’ebraismo polacco e la registrazione elettronica dei documenti finanziari.

 

  1. In che modo reclutate il vostro staff? Qual è il vostro candidato ideale?

Il più delle volte organizzo un reclutamento aperto. Il candidato ideale deve essere aperto a nuove idee, pronto a cooperare e accettare la diversità degli altri colleghi. Una buona istruzione è anche una base importante ma non deve essere certificata con i migliori diplomi. Anche il senso dell’umorismo è importante. Sono una grande sostenitrice della trasparenza nell’impiego del personale.

Inoltre, sostengo i collaboratori esterni. Se ci sono possibilità formali e finanziarie per formalizzare un collaboratore esterno con un contratto a lungo termine, con esperienza, cerco di fare del mio meglio. Questo non è solo onesto e rispettoso, ma offre anche quella tanto richiesta sicurezza  – sia per il dipendente che per il museo.