Cani e gatti.
Emozioni per l’uso (in città)

Cani e gatti

Spesso, l’emozione è un percorso che – come viaggiatori umani – fatichiamo a intraprendere da soli: forse perché troppo lungo? Insidioso? O perché richiede impegno?

Per questo, tra i tour operator ai quali, in qualità di animali umani, ci rivolgiamo vi sono gli animali (non umani). In particolare, coloro che detengono il primato dei viaggi d’emozione: l’ormai diffusissima popolazione di cani e di gatti.

Infatti, queste due specie meglio si adattano al vivere cittadino dell’essere umano per ovvie questioni di dimensioni e, dunque, di spazio e di gestione della convivenza.

 

I viaggi dell’emozione low-cost: pronti a… reagire!

La città è la meta privilegiata degli itinerari dell’emozione reattiva. In genere, si tratta di week-end, è proprio il caso di dire, mordi e fuggi!

Gli attuali contesti cittadini possono essere paragonati – rimanendo in tema di viaggi – a una grande capitale europea pochi minuti prima della mezzanotte del 31 dicembre in cui, sovente, l’emozione si confonde con la reazione (emotiva) ossia una risposta rapida e spesso forte per la sua portata e quindi eccentrica, esagerata. Insomma, un fuoco d’artificio che si consuma in fretta, spettacolo che lascia svuotati.

Naturalmente, per contaminazione, anche gli animali non umani che vivono a fianco all’uomo in città, provano – a loro volta – queste energiche reazioni emotive. Esse, loro malgrado, sono tollerate a fatica dell’essere umano che desidera evitare figuracce sulla platea sociale, potendo avere pieno controllo sull’animale non umano che lo accompagna: che non sbrani bambini, che non emetta versi a mò di orso quando incontra un suo simile, che non si attacchi ai pantaloni di qualche anziano cittadino e così via.

Ovviamente, evitando tutto ciò, l’uomo scampa dal provare emozioni di vergogna, scherno, impotenza, inadeguatezza eppure anche questi sono vissuti emotivi…

Dunque, categorizzando, è possibile distingue tra emozioni più “buone” e desiderabili e altre meno. In realtà, sarebbe interessante addentrarsi anche nel terreno emozionale meno piacevole per l’umano ma che, con un po’ di ironia e leggerezza, potrebbe favorire lo sviluppo di un’interessante complicità nella relazione con l’animale non umano.

 

Quale empatia?

Dunque, nonostante un millantato secolare e idilliaco rapporto uomo-animale, pare – e la città ne è lo scenario privilegiato – sia per gli animali umani che per gli animali non umani – si possano percorrere solo alcuni binari emotivi, quelli socialmente accettati.

Così, il lasciare la piena libertà di espressione – comportamentale e emozionale – all’Altro, partendo dal desiderio di agirla anche per se stessi (empatia), viene accantonata in un angolo, per quel pomeriggio di struscio in centro città.

Ma poi nelle stanze dei propri appartamenti, lontano da occhi indiscreti e critici, il cane e il gatto – che, spesso, definiamo nostri, un po’ come fossero cose – vengono viziati e coccolati, secondo il proprio gusto umano.

 

Emozioni da usare o da vivere

In città, le emozioni si usano, è vero, è un dato di fatto, in relazione al punto di vista finora espresso. Ma, come detto, non si tratta di emozioni vere, piuttosto di reazioni emotive applicate, più o meno adeguatamente, all’uso – ingessato – del contesto urbano.

La vera emozione è come un viaggio che si progetta da una vita, voluto con il cuore e, possibilmente, lungo il giusto tempo.

Forse, non a caso, l’origine della parola emozione richiama un accendere, un mettersi in cammino verso… il cammino stesso. Ciò è ben differente dalla prestazione straordinaria di un fuoco d’artificio!

Anche in questo caso, gli animali non umani possono divenire un’ottima guida per l’uomo, se li si osserva senza troppi filtri antropocentrici, però!

Le emozioni sono un flusso, un processo che si propaga e connette Esseri, umani e animali, tra loro; non li lega ma fa si che convivano in un momento esperienziale ricco anche nel proprio sentire interiore. Si crea, così una ragnatela, fittissima e molto delicata, che può essere chiamata Vita.

L’emozione si può vivere anche in città, a patto che si sia disposti a osservare anche quest’ultima con uno sguardo nuovo, che la metta a fuoco come un campo esperienziale fatto di molteplici occasioni per esplorare ed esplorarsi (alberi, disegni sui muri, fontane come crocevia dove sostare…) e non da subire.

Ma l’emozione vera è anche il viaggio verso mete lontane, che stanno un po’ oltre la città: un bosco, per esempio, o un albero di melo radicato in un prato di campagna. Lì, il cane esprime meglio se stesso così come l’animale umano, abbandonati i divieti mentali della città, diviene più aperto e osservativo. Può tornare al ricordo di un’emozione antica, bambina, oppure, se lo desidera, ha la possibilità di viversi la grande emozione di essere autenticamente se stesso.

 

I gatti, raccontastorie di momenti quotidiani

Come esseri umani, ci basta osservare.

“Quel pomeriggio di febbraio, il calore del sole era piacevole. La stella diurna aveva adeguatamente intiepidito le mattonelle rossastre dell’ingresso di casa… Forse, anche per questo, il gatto dal manto bianco e rosso, vi adagiò il suo corpo rilassato: i polpastrelli aderivano alle piastrelle, così come il ventre e la coda. Le zampe posteriori erano abbandonate di lato…

In quella posizione, il gatto osservava l’alto, non un punto preciso, non indagai. Ebbi semplicemente la sensazione che ci fosse molto da osservare lassù e – probabilmente – il tepore del sole facilitava questa esperienza.

Io guardavo il gatto nella sua posa, apparentemente inerte.                                    

I suoi occhi gialli vibravano e – silenziosi – mi iniziarono a raccontare il mondo dell’Insù.

Seduta su di un gradino, avvolta io stessa nel sole caldo, iniziai a percepire l’emozione di quando si sta per partire per un avventuroso viaggio verso un posto completamente sconosciuto.”

I gatti sono animali lenti, nei loro movimenti e, al contempo, molto attivi nei loro atti immaginativi. Sono felini, pertanto la loro indole predatoria è genetica e viva, ma, se adeguatamente predisposto, anche un appartamento cittadino può diventare un ambiente meno noioso per loro. Una finestra si trasforma in uno schermo sul mondo: passanti sulla via, un passero che si appoggia sulla ringhiera del balcone e così via. Chi ha il piacere di convivere con un gatto può sviluppare un’emozionalità sottile, gioendo delle piccole cose quotidiane, arricchendo il proprio vissuto emozionale e esperienziale e ampliando, in maniera sensibile, le occasioni di relazione con il felino di casa.

 

Le emozioni della città del Mondo

Vivere un’emozione – tutta intera – è, oggi, un atto di ribellione sia per l’Essere umano che per l’Essere animale. Ossia, l’emozione consente loro di tornare al bello di essere completamente se stessi.

Desolata per il lettore che attendeva istruzioni per l’uso su come essere emotionally correct in città a fianco di cane e gatto, preferisco lanciare inviti a domandarsi quali tipi di emozioni si vivono più spesso e come si permette all’emozione di esprimersi in noi e nell’Altro in quanto esseri viventi e, per l’appunto, emozionabili.

In relazione a ciò, si può giungere a considerare la propria emozionalità come un passepartout non tanto utile ad adeguarsi ad uno specifico contesto urbano, quanto ad aprirsi verso un’idea di Polis del Mondo fatta di diversità, soggettività altre e piena libertà.

Buon viaggio!

Articolo scritto da Sveva Borghini