Carta per la sostenibilità
dell’economia circolare

Il cambiamento che porta verso un’economia circolare più solida, passa attraverso l’impegno di tutti: parti sociali, politica, semplici cittadini e imprese.

In questa ottica, assume grande importanza la Carta per l’Economia Circolare firmata il 19 gennaio a Roma da undici tra le più importanti associazioni italiane: Confindustria, Confartigianato imprese, Cna, Casartigiani, Claai, Confcommercio, Confesercenti, Confagricoltura, Confcooperative, Legacoop e ConfApi.

Un grande risultato, che sottolinea una volta di più l’ampiezza e la trasversalità di interesse che l’economia circolare suscita. Come ha sottolineato il segretario generale di Confcooperative, Marco Venturelli “La sigla della Carta per la sostenibilità e per l’economia circolare impegna 11 associazioni dall’industria alle cooperative, dall’artigianato, al commercio, all’agricoltura. Tutte raccolte in un progetto comune: è un grande risultato”.

Un documento programmatico stilato in dieci punti che va ad unirsi, idealmente ma non solo, al decalogo presentato da Legambiente pochi giorni fa, e che punta alla condivisione di linee di intervento comuni per rafforzare una green economy circolare che funziona a macchia di leopardo e che, soprattutto, incontra ancora troppe barriere di ordine legislativo e burocratico.

La Carta concretizza la presa d’atto di un necessario cambio di marcia: il processo di cambiamento del sistema economico parte così dai diretti partecipanti, dalle associazioni imprenditoriali che, siglandola, accettano l’impegno di un’evoluzione verde e si dimostrano disposte a dare un contributo fattivo, impostando – per esempio – le proprie attività su scala pluriennale e finanziando progetti di ricerca ed innovazione.

Il mondo imprenditoriale dimostra di essere più che pronto per rappresentare in concreto quel motore di cambiamento necessario al Paese ma, al contempo di essere anche bisognoso di riforme e leggi atte a sostenerlo nel processo di distacco dall’economia lineare.

«L’impegno verso la sostenibilità – argomenta al proposito la delegata Confcommercio Patrizia Di Dio – deve saper coinvolgere tutti: il mondo imprenditoriale così come le istituzioni. Senza misure condivise e coordinate sarà difficile passare da un’economia lineare a una circolare».

La Carta dell’Economia Circolare ha diversi punti in comune con il decalogo presentato da Legambiente pochi giorni fa e questo rafforza la necessità di una volontà di cambiare davvero diffusa e consapevole.

Al primo punto della Carta, spicca la necessità di abbattere le barriere non tecnologiche: tematica sulla quale si basano tutti gli snodi presentati da Legambiente. Entrambe le iniziative hanno sicuramente come primo obiettivo il varo definitivo della normazione sull’End of Waste.

Il 28 febbraio compirà un anno la sentenza il Consiglio di Stato che ha stabilito che spetta allo Stato (e non alle Regioni) individuare i casi in cui un rifiuto può essere considerato “end of waste”. Dovrà essere quindi l’Esecutivo a dare validità al processo per il quale un rifiuto cessa di essere tale ed acquisisce i requisiti prodotto, tornando così ad avere un ruolo utile (ed utilizzabile) in una filiera economica.

Altro nodo di grande importanza, l’applicazione dei cosiddetti CAM, ovvero i Criteri Ambientali Minimi che rappresentano un’ulteriore punto di vicinanza con Legambiente: obbligatori per legge (secondo le disposizioni dall’articolo 34 del Codice degli appalti), secondo un sondaggio di Comuni Virtuosi rimangono inattuati da ben il 55% dei Comuni italiani.

Una leva importante della green economy che rimane inespressa, considerando che lo Stato spende ogni anno più di 100 miliardi di euro in appalti e che solo il 30% della spesa complessiva viene destinata agli acquisti pubblici orientati alla sostenibilità: una normativa più dettagliata, offrirebbe un vantaggio decisivo, alimentando così il ciclo virtuoso dell’economia circolare.

Anche l’informazione trova uno spazio rilevante nella Carta; sarà questa la base per sostenere ricerca e innovazione, promuovendo la cultura della sostenibilità “attraverso un’efficace e corretta comunicazione”.

Importanti, per centrare il senso dell’economia circolare, le parole Patrizia di Dio, delegata di Confcommercio: “Nella società del mercato in cui la domanda è ‘quanto costa’, noi siamo quella parte di operatori economici che ritengono che la nuova stagione si debba basare anche sul “quanto vale”.

CARTA PER LA SOSTENIBILITA’ E LA COMPETITIVITA’ DELLE IMPRESE NELL’ECONOMIA CIRCOLARE

  1. ABBATTERE LE BARRIERE NON TECNOLOGICHE, ovvero le criticità di tipo normativo, autorizzativo e di controllo derivanti da un approccio restrittivo del legislatore e degli enti preposti al controllo e al rilascio delle autorizzazioni, che di fatto rendono conveniente e preferibile, se non addirittura inevitabile, la gestione dei residui di produzione come rifiuto anziché come sottoprodotto o come materiale ai sensi dell’articolo 185, comma 1 lett. f) del D.lgs. 152/2006, ovvero penalizzano l’avvio di tali residui ad operazioni di riciclo/recupero.
  2. RIDURRE LA BUROCRAZIA E GLI ADEMPIMENTI AMMINISTRATIVI per le imprese, non nell’ottica di una deregulation ambientale ma nel senso di stimolare, in concreto, lo sviluppo di iniziative di economia circolare.
  3. SOSTENERE GLI INVESTIMENTI per la sostenibilità innalzando la capacità impiantistica “virtuosa” del Paese, favorendo l’efficienza degli impianti di riciclo e recupero esistenti, valutando la necessità di costruirne di nuovi e limitando al minimo la presenza di discariche sul territorio, in coerenza con i principi dell’economia circolare.
  4. DEFINIRE UNA STRATEGIA PLURIENNALE che contenga non solo obiettivi ma, soprattutto, strumenti concreti in grado di sostenere la transizione dei processi e prodotti delle imprese secondo i principi dell’economia circolare.
  5. SOSTENERE LA RICERCA E L’INNOVAZIONE per sviluppare tecnologie, facilmente replicabili e utilizzabili anche dalle micro, piccole e medie imprese, che, in linea con la gerarchia dei rifiuti, consentano una sempre maggiore riduzione e prevenzione nella produzione dei rifiuti, che abbattano i costi di produzione e di gestione degli impatti ambientali, e, non ultimo, spostino in avanti la frontiera tecnologica del riciclo, con la prospettiva di lungo periodo di arrivare a minimizzare il conferimento in discarica; definire inoltre un programma per l’accrescimento delle competenze, anche tecnologiche, nelle imprese.
  6. FAVORIRE LO SCAMBIO DI BENI prodotti in linea con i principi dell’economia circolare, favorendo la garanzia di idonei standard di qualità, in modo da assicurare che questi abbiano un mercato di sbocco, anche adottando le misure necessarie a evitare che il crollo dei prezzi di alcune materie prime rende economicamente difficile la scelta di materie “seconde”; supportare lo sviluppo di iniziative di simbiosi industriale.
  7. CAM E GREEN PUBLIC PROCUREMENT È importante accompagnare e favorire il percorso del Green Public Procurement e porre particolare attenzione alla disciplina dei Criteri Ambientali Minimi (CAM), che necessitano un percorso di revisione dei criteri già emanati per renderli maggiormente adeguati alle caratteristiche del sistema economico italiano. Alla luce dell’importanza che la materia ambientale ha assunto nell’ambito della nuova disciplina sugli appalti, sarà importante promuovere percorsi formativi rivolti alle imprese e alle PPAA, dedicati interamente ai CAM, alla loro applicazione e alla loro rilevanza strategica nella gestione dei processi di assegnazione e realizzazione degli appalti pubblici.
  8. PROMUOVERE LA CULTURA DELLA SOSTENIBILITÀ attraverso una efficace e corretta comunicazione, per sensibilizzare le scuole, le Business School, le Università e le comunità locali, con l’obiettivo di far convergere l’opinione pubblica sulla visione che l’impresa sostenibile ha un ruolo fondamentale nella mitigazione degli impatti ambientali; sviluppare un contenitore per la disseminazione di buone pratiche sulla prevenzione dei rifiuti per settore economico. Promuovere e facilitare dei percorsi di formazione tecnico-politica ad hoc per gli imprenditori che mettono in campo risorse e competenze per una svolta sostenibile delle loro attività.
  9. CONSOLIDARE LE PARTNERSHIP pubblico-private per consentire alle imprese di intraprendere investimenti anche a medio lungo termine potendo contare su un contesto di maggiore certezza e su incentivi finalizzati ad investimenti sostenibili e ad un più fluido accesso al credito.
  10. VALORIZZARE L’APPORTO DELLE PARTI SOCIALI, che possono fornire un contributo fondamentale sui temi ambientali al fine di conciliare interessi generali con opportunità economiche ed occupazionali, utilizzando preferibilmente forme e strumenti organizzativi già esistenti, come, a titolo meramente esemplificativo, il Comitato Economico e Sociale per le Politiche Ambientali – CESPA.