Economia circolare.
Il decalogo di Legambiente

Economia circolare

L’emergenza ambientale globale chiede lo scardinamento del modello produttivo lineare, “estrazione, produzione, consumo, smaltimento”, e costringe al cambiamento gli schemi della produttività. L’Europa detta i nuovi progetti comunitari ma l’Italia è pronta?

Da Bruxelles, le direttive del “Towards Circular economy: a zero waste programme for Europe” fissano tempi serrati per obiettivi che, se realizzati, porteranno a benefici ed opportunità comuni: il vecchio continente sarà composto da paesi meno impattanti, capaci di creare nuovi settori occupazionali e ridurre quelle emissioni causa prima dei cambiamenti climatici.

Il Ministero dell’Ambiente ha subito avviato le pratiche per la ricezione e, dopo i risultati della consultazione pubblica terminata lo scorso ottobre, è stata ufficializzato il documento “Economia circolare ed uso efficiente delle risorse – indicatori per la misurazione dell’economia circolare”. Una consultazione che è stata individuata come necessaria per avere un migliore quadro d’insieme sul tema.

Grazie ad un questionario creato appositamente, i partecipanti – imprese, organizzazioni, istituzioni e soggetti pubblici e privati – hanno delineato uno strumento che si basa su coerenza e semplificazione dei processi; ottimizzazione della governance ambientale e rimozione degli ostacoli nell’attuazione della normativa stessa.

In una strategia ancora incompleta e costretta a considerare uno scacchiere di criticità molto complesso, si è rivelato utilissimo il convegno di Legambiente “La corsa ad ostacoli dell’economia circolare in Italia”.

Un tavolo di confronto per fare il punto della situazione e presentare dieci proposte concrete per aiutare il governo ad abbattere le ‘barriere non tecnologiche’ che ritardano lo sviluppo del settore.

Innanzitutto, viene ritenuto necessario lo sblocco del ‘Decreto Semplificazione’ che, in un quadro legislativo definito da Legambiente stessa “inadeguato e contraddittorio”, è ritenuto fondamentale. In Italia sono infatti circa 55milioni le tonnellate di rifiuti in attesa del cosiddetto “End of Waste” che regolarizzi il loro riciclo, riducendone il conferimento in discarica e negli inceneritori e ne eviti lo smaltimento illegale.

Cruciale seguire, a livello locale, i modelli virtuosi come Emilia-Romagna e Lazio che, grazie a nuove tariffe ed alla raccolta domiciliare sono riuscite a prevenire la sovrapproduzione dei rifiuti. Regioni che, esattamente come le restanti, non possono però rendersi realmente autonome senza un adeguato apparato di impianti di riciclo e riuso.

Altro snodo importante del programma di Legambiente, è la necessaria rimozione degli ostacoli normativi e burocratici per giungere all’innovazione di un mercato di settore afflitto, come dichiarato da Francesco Ferrante, Presidente di Kyoto Club, da “illegalità ed una tragica paralisi politica”.

Un mercato che, secondo il Ministro Sergio Costa, deve avere la fiducia degli stessi imprenditori, soprattutto in questa delicata fase di transizione che deve essere operata al di là delle legislature e dei cambi di esecutivo: “Se abbiamo una visione dobbiamo portarla avanti. Ecco perché chiedo di avere adesso, una visione congiunta in modo che gli altri che verranno dopo la seguiranno”.

Le linee guida tracciate da Legambiente passano poi dalle norme relative al “Green Public Procurement” (uno dei principali strumenti adottati per le strategie di sviluppo sostenibile, che dà la possibilità di inserire criteri di certificazione ambientale nelle domande che le Pubbliche Amministrazioni esprimono in sede di acquisto) e la contestuale applicazione obbligatoria dei Criteri Ambientali Minimi nelle gare d’appalto.

Altrettanto importante sarà serrare i controlli sulla filiera dei rifiuti -urbani e speciali- per combattere concorrenza sleale e traffici illeciti grazie agli strumenti già propri del ‘Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente’ costituito da Ispra e dalle Arpa.

Ultime ma non ultime, le norme anti-plastica, volte soprattutto alla protezione dei nostri mari. Nel decalogo trova così spazio anche la richiesta di una rapida approvazione del cosiddetto disegno di legge “Salvamare” affinché questo unifichi le normative sulle plastiche monouso ai contenuti della proposta di legge sul “fishing for litter” che consentirà ai pescatori -contrariamente alle normative vigenti- di riportare a terra i rifiuti rimasti impigliati nelle reti.

Per Stefano Ciafani, Presidente Nazionale di Legambiente: “Il 2018 è stato l’anno dell’approvazione del pacchetto europeo sull’economia circolare, ma il 2019 dovrà essere un anno determinante per la sua attuazione”. Un richiamo al “fare” al quale fanno eco le dichiarazioni di Giorgio Zampetti, Direttore generale di Legambiente che ha parlato di  una situazione ormai “chiara, così come l’esigenza di metterci insieme e curare la transizione. Serve la spinta finale, anche dal governo”.

 Le dieci misure che Legambiente ha individuato come necessarie per far decollare l’economia circolare sono:

1- una norma efficace sull’End of Waste;

2- implementare gli impianti per il riciclo e il riuso dei rifiuti urbani e speciali, rendendo autosufficienti le regioni,

3- una tariffa puntuale e obbligatoria per ridurre e prevenire la produzione dei rifiuti grazie ai sistemi di raccolta domiciliare, sul modello di quanto già fatto con legge regionale in Emilia Romagna o Lazio;

4- una nuova ecotassa sui rifiuti in discarica basata sui quantitativi pro capite di secco residuo smaltito;

5- un mercato dei prodotti realizzati con le norme relative al Green Public Procurement (GPP) e l’applicazione obbligatoria dei Criteri ambientali minimi (Cam) nelle gare d’appalto;

6- rafforzare il sistema dei consorzi obbligatori;

7- garantire più controlli lungo tutta la filiera dei rifiuti, per combattere concorrenza sleale e traffici illeciti con l’emanazione dei decreti ministeriali della legge 132/2016 che ha istituito il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente formato da Ispra e dalle Arpa;

8- controlli a tappeto sul territorio nazionale, per contrastare la vendita dei sacchetti fuori legge, garantire il rispetto del bando dei cotton fioc non compostabili, valutare la regolarità delle fideiussioni degli impianti di gestione rifiuti, etc;

9- l’approvazione in tempi rapidi del disegno di legge Salvamare sulla plastica monouso;

10- abbattere l’uso della plastica per l’ortofrutta nei supermercati.