Il Sud “scomparso”
dalla nostra letteratura

Potrebbe accadere. Cercare Leonardo Sciascia nei libri di testo di storia della letteratura italiana nei nostri licei e non trovarlo.

Quest’anno ricorre il trentennale della morte di uno più grandi autori della letteratura italiana del ‘900, Leonardo Sciascia. Un romanziere, un saggista, un polemista, alla maniera dell’amato Paul Louis Courier, un uomo politico d’opposizione, un intellettuale a tutto tondo che della scrittura e dell’impegno civile ci ha offerto un modello esemplare e ineguagliato. Ci saranno celebrazioni, iniziative culturali e convegni per ricordarlo e per dire, una volta di più, quanto oggi si senta la mancanza della sua lucida e puntuale voce critica.

I ragazzi dei nostri licei però non lo studieranno a scuola, o meglio lo potranno studiare soltanto se avranno la fortuna di incontrare insegnanti motivati a raccontare la sua opera. Magari muniti di fotocopie, tanto preziose quanto dispersive, visto che probabilmente Sciascia potrebbe anche essere scomparso dall’antologia adottata come libro di testo.

Sembra incredibile, eppure è così.

Non solo. Nella stessa sorte di Sciascia, potrebbero incorrere Salvatore Quasimodo, poeta insignito del Nobel nel 1959; Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore de Il Gattopardo, caso editoriale degli anni ‘50, un bestseller internazionale; Elio Vittorini, autore, fra l’altro, di Conversazione in Sicilia, ma anche grande animatore della cultura letteraria italiana, attraverso la casa editrice Einaudi; ed Eduardo De Filippo, uno dei più grandi autori teatrali del ‘900, amato e tradotto, nonostante le immaginabili difficoltà, soprattutto nel mondo anglofono. Soltanto per fare alcuni nomi.

Qual è il tratto che accomuna tutti questi autori che, come ognuno sa, sono tra i maggiori del nostro panorama letterario? Come dato biografico, l’essere tutti nati a sud di Roma; come dato di cronaca culturale, l’essere stati tutti esclusi dalle “Indicazioni nazionali per i licei”, emanate dal Ministero dell’Istruzione nel 2010, nell’ambito della più ampia riforma della scuola voluta da Mariastella Gelmini.

Sono passati ormai nove anni dalla loro entrata in vigore ma, incredibilmente, ne dobbiamo parlare ancora oggi, perché queste Linee-guida vigono ancora.

“Dentro il Secolo XX e fino alle soglie dell’attuale il percorso della poesia, che esordirà con le esperienze decisive di Ungaretti, Saba e Montale, contemplerà un’adeguata conoscenza di testi scelti tra quelli di autori della lirica coeva e successiva (per esempio Rebora, Campana, Luzi, Sereni, Caproni, Zanzotto…). Il percorso della narrativa, dalla stagione neorealistica ad oggi, comprenderà letture da autori significativi come Gadda, Fenoglio, Calvino, Primo Levi e potrà essere integrato da altri autori (per esempio Pavese, Pasolini, Morante, Meneghello…)”. Questo il breve, e piuttosto liquidatorio, testo ministeriale (DM 211/10).

Si può dire che le indicazioni contenute nel decreto non sono programmi prescrittivi, che l’autonomia scolastica lascia un margine di discrezionalità all’attività delle singole scuole e che, comunque, pur sempre esiste la libertà di insegnamento.

Ma possiamo davvero accettare che autori famosi e tradotti in tutto il mondo – e che nessuno di certo legge perché scrittori meridionali tout court, quanto piuttosto come grandi poeti romanzieri uomini di teatro – possano esistere nei testi ministeriali nella forma di tre puntini di sospensione? Non sono forse anch’essi “decisivi” e “significativi”, per adottare le stesse categorie aggettivanti?

E che dire dei libri sui quali studieranno i nostri ragazzi? Tutti ben sanno che le “Indicazioni” hanno una forte influenza sul mercato editoriale, poiché contribuiscono a determinare in modo sostanziale i contenuti dei testi scolastici. Testi destinati dunque a restituire la marginalità culturale cui tanta parte della nostra letteratura è stata condannata, e il cui intrinseco valore antologico risulta pertanto compromesso in partenza.

Negli anni, più voci si sono levate a protestare contro questa scelta e l’incomprensibilità dei criteri che la sottendono. Da subito, con prontezza e con tenacia, si è impegnato in questo senso il “Centro di Documentazione della Poesia del Sud”, con il suo direttore scientifico Paolo Saggese. Dal 2012 si sono poi susseguite interrogazioni parlamentari, delibere di consigli regionali, interventi di intellettuali e scrittori.

E non si può dire che, almeno nelle intenzioni, i ministri succeduti alla Gelmini si siano mostrati sordi agli appelli a loro indirizzati. Un “Gruppo tecnico di monitoraggio liceale”, voluto da Marco Rossi Doria, sottosegretario all’Istruzione con la ministra Maria Chiara Carrozza, aveva avviato un lavoro di revisione delle Indicazioni, che avrebbe dovuto concludersi entro l’anno scolastico 2014-2015.

La ministra Giannini aveva a sua volta in più occasioni ribadito la propria volontà di modificare l’elenco dei diciassette autori delle “indicazioni”, sia per l’assenza di scrittori meridionali, sia per la presenza di una sola donna, Elsa Morante, e la conseguente sparizione di autrici importanti quali Grazia Deledda, Anna Maria Ortese, Maria Luisa Spaziani, Alda Merini.

Ma di questo lavoro di revisione addirittura non esiste traccia al Ministero.

In seguito, la ministra Valeria Fedeli ha istituito il “Comitato scientifico nazionale per l’applicazione e l’innovazione delle Indicazioni nazionali per la Scuola secondaria superiore”, che avrebbe dovuto proporre una rilettura complessiva delle “Linee guida sugli autori per le scuole superiori”, ma la fase di limatura cui il documento finale è stato sottoposto, evidentemente, non si è mai conclusa.

In sostanza, dopo quattro governi e quattro diversi ministri dell’Istruzione, nessuno è riuscito a correggere il testo ministeriale. E’ toccato nuovamente al prof. Paolo Saggese il compito di denunciarlo, rinnovando l’appello alla revisione – con il sostegno, fra gli altri, di Dacia Maraini, Alberto Angela, Maurizio de Giovanni, Antonio La Penna, Francesco Pinto – e indirizzando una lettera aperta all’attuale ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti.

E, in effetti, chi meglio dell’attuale ministro potrà finalmente intervenire sul testo ministeriale? In qualità di Dirigente tecnico dell’Ufficio scolastico regionale di Milano, difatti, egli è stato uno dei 22 esperti della Commissione di studio voluta dalla Gelmini proprio per elaborare queste Indicazioni.

Sarebbe per il ministro un’ottima occasione poter celebrare il trentennale della scomparsa di Leonardo Sciascia, accogliendo l’appello rivoltogli da tanta parte del mondo accademico e intellettuale “per uno studio della letteratura italiana rispettoso della ricchezza culturale dell’intera Nazione”.

Ciò renderebbe il dovuto omaggio alla passione civile che ha animato l’opera dello scrittore siciliano, ricordando, tra l’altro, il suo essere stato, in principio, un maestro di scuola elementare.

“A futura memoria” perché la memoria ha bisogno di un futuro.

(Anche MEMO sottoscrive e promuove l’appello, rilanciato dal Salone del libro di Napoli. A seguire il testo integrale.)

 

Il Salone del libro e dell’editoria Napoli città libro aderisce all’appello del ‘Centro di documentazione sulla poesia del Sud’ chiedendo a tutti gli scrittori e gli operatori culturali che vi parteciperanno di firmarlo per uno studio della letteratura italiana rispettoso della ricchezza culturale dell’intera Nazione.

A partire dal 2010, anno in cui furono approvate le “Indicazioni nazionali” per i licei, il MIUR ha indicato a titolo esemplificativo 17 autori come oggetto di studio e a queste “Indicazioni” si sono sostanzialmente uniformati i libri di testo presenti nelle scuole superiori.

È citata una sola donna, Elsa Morante, dimenticando autrici come Grazia Deledda, Alda Merini, Maria Luisa Spaziani.

Nessuno dei 17 autori è nato a sud di Roma.

Mancano in questo caso, per citarne solo alcuni, autori come Salvatore Quasimodo, Eduardo De Filippo, Leonardo Sciascia, Alfonso Gatto.

Da sette anni si chiede una modifica e un ampliamento di questo elenco in modo da offrire ai giovani un panorama complessivo dell’identità culturale del nostro Paese.