Réinventer Paris
La città chiama, il cittadino risponde.

Spazio libero sotto al viadotto, linea 6 © Jacques Leroy

Clarence W. Barron, ex responsabile del Dow Jones, diceva che ogni cosa può essere migliorata. Le parole d’ordine, l’infinito presente dei verbi che migliorano e “rigenerano” ogni cosa sono “riutilizzare”, “rinnovare”, “reinventare”. E, probabilmente, è anche a questo che si è ispirata Anne Hidalgo, sindaco di Parigi, quando ha lanciato l’iniziativa “Réinventer Paris”, una chiamata a progetto urbano sviluppatasi per la prima volta nel 2014, subito dopo la sua elezione a sindaco, e riproposta anche maggio 2017. Di fatto uno dei progetti di rigenerazione urbana più importanti d’Europa, un esempio di economia circolare urbana dove alcuni luoghi abbandonati (rifiuti) diventano materia prima seconda per nuove forme di aggregazione.

Architetti, investitori, progettisti, filosofi, urbanisti, antropologhi, professionisti che collaborano  insieme ai futuri utilizzatori finali di questi nuovi luoghi d’interesse urbano. E tra gli utilizzatori finale troviamo start-up, agricoltori, variegate forme di ristorazione, associazioni culturali, esperienze creative, nuove forme dell’abitare. Una vera forma di cofinanziamento privato che parte dal basso, dalle idee, dai progetti, dalle richieste dei cittadini e ridefinisce la destinazione d’uso e il destino di una proprietà pubblica. E dal basso arrivano anche i siti che Anne Hidalgo ha proposto per l’ultima chiamata a progetto. Non solo vecchi edifici storici,  ma veri e propri sotterranei, tunnel in disuso,  gallerie commerciali abbandonate, vecchie fermate del métro, come quella di Croix-Rouge, sottopassaggi e grandi garage adibiti ai parcheggi.

L’idea è quella di spingere i cittadini a collaborare tra loro, proponendo progetti che siano in grado di rivalutare la città e i suoi spazi ai fini di evidenziare e magari risolvere, nella maniera più concreta possibile, le grandi sfide con le quali si confrontano oggi le metropoli: l’innovazione, la sostenibilità, la vivibilità e l’inclusione. Tra le proposte troviamo molti spazi di aggregazione per i giovani, strutture polisportive, locali notturni, nuove imprese, ristoranti e cantine per le degustazioni. Un modo per allontanare Parigi da quell’ideale classicizzato di nostalgia e puntare, piuttosto, sul savoir faire parigino, avviando rivoluzioni urbane volte a creare la città di domani.

Ma, nel concreto, cosa significa tutto questo? Prendiamo, ad esempio, la superficie vuota sotto al viadotto del métro, linea 6 (13e). Si tratta di uno spazio abbandonato  di circa 1700 metri quadrati. Un autentico spreco di spazio, considerato che ci troviamo nella capitale francese. Tra le varie proposte giunte attraverso la piattaforma “Réinventer Paris”, c’era chi suggeriva di creare un luogo di scambio agricolo, una specie di mercato biologico dove non solo sarebbero stati venduti alimenti no OGM, assolutamente privi di pesticidi, ma dove un’associazione di agricoltori si sarebbe preoccupata di coltivare direttamente in loco, all’interno di container di recupero, gli ortaggi da destinare al pubblico. Un modo innovativo, e pratico, per produrre frutta e verdura direttamente nel cuore della città. Altri candidati suggerivano l’inserimento di spazi verdi, impianti sportivi o aree gioco per bambini. Dopo un’attenta analisi, il progetto vincitore sembra quindi aver accontentato un po’ le aspettative di tutti quanti. Green. Luminoso. Accessibile. A portata di bambino. Lo spazio sotto il viadotto si trasformerà in una grande galleria a vetri. Un vero e proprio centro ricreativo, dove  sedersi a gustare un piatto tipico, oppure cercare di tenersi in forma facendo jogging lungo la passerella che sovrasta i tavolini. Comodi divani saranno disponibili per coloro che desiderano solo riposarsi dopo una dura giornata lavoro. Un’altra parte sarà invece dedicata alle arrampicate, dove giovani e adulti potranno mettere alla prova le loro abilità. Per i più i piccoli, niente paura: il progetto ha pensato anche a loro, inserendo un’area gioco dove divertirsi in sicurezza, mentre i genitori si rilassano con una tazza di tè o un bicchiere di buon vino rosso.

Ma questo non è ovviamente l’unico progetto approvato. Su 34 iniziali, sembra che 20 siano stati già assegnati e presto vedranno la luce. Tra questi, la vecchia stazione del métro, Croix Rouge (6e). Un sito abbandonato, in balia del degrado e del tempo che passa. Anche in questo caso le idee erano tante. C’era chi proponeva di costruire un teatro, chi delle discoteche. Chi, ancora, suggeriva di dedicare quello spazio a un giardino botanico o a un museo d’arte contemporanea, magari invogliando nuovi talenti creativi a partecipare a progetti condivisi di street art. Anche in questo caso, il progetto vincitore ha proposto un’idea che fosse un punto di incrocio tra arte e ristorazione.

Tratto comune di tutti i progetti il bisogno sempre più esasperato di comunità. L’uomo non è fatto per vivere in solitudine, tra le quattro mura di casa, o quelle dell’ufficio. Ha bisogno di condivisione, arte, sapori della terra, bambini che ridono e sudore che cola dalla fronte. Ha bisogno di guardare al futuro senza dimenticare ciò che è stato. E questo i parigini l’hanno gridato a gran voce “reinvetando” i luoghi abbandonati della loro città. Da copiare.