generazione magnum.
perché essere giovani
è una bella storia

Venice Beach Rock Festival, California, USA, 1968 © Dennis Stock / Magnum Photos / Contrasto

Che cosa lega un giovane di nome Mustapha Saha che nella Parigi del ‘68, aspetta l’arrivo della polizia appoggiato ad una barricata ed una ragazza senza nome che, dietro al ricordo diroccato di un muro di Kobane, attende le milizie dell’ISIS?

C’è qualcosa di invisibile ed indissolubile che li unisce, pur a distanza di decenni e di molte miglia, un filo che si chiama gioventù. Non solo adolescenza disordinata ma anche maturità in costruzione che, negli spazi della mostra “Un Mondo Giovane – le nuove generazioni nello sguardo dei fotografi Magnum”, viene declinata e raccontata attraverso gli obiettivi dei più grandi fotografi dell’agenzia newyorkese.

“Ci siamo raccontati l’un l’altro cosa ci aspettavamo quando avevamo vent’anni e abbiamo scoperto che per quanto i membri di Magnum provenissero da Paesi diversi, le nostre speranze di ventenni erano simili tra loro ma diverse da quello che poi sarebbe successo. Da lì fu un attimo iniziare a pensare a quelli che avrebbero compiuto vent’anni a metà del secolo, e che avevano buone speranze di vivere nel secondo cinquantennio e celebrare anche l’anno 2000”.

Così Robert Capa, tra i fondatori, insieme a Henri Cartier-Bresson, spingeva i colleghi della Magnum ad affrontare una nuova sfida: registrare, con il proprio lavoro e la propria sensibilità, i ragazzi che avevano vent’anni allora, le loro speranze, le loro aspirazioni. Era il 1950 e da allora in poi, ogni generazione che eredita il mondo diventerà oggetto di studio, di riferimento, di lavoro per i fotografi Magnum

La mostra è visitabile fino al 3 marzo a La Spezia presso la sede di Fondazione Carispezia a che, ormai da qualche anno, ospita con successo diverse esposizioni fotografiche. Impegno che si rinnova anche in queste settimane, accogliendo una rassegna di immagini che rappresentano solo una minima parte del progetto “Generation X”, nato negli anni ’50 e pensato per raccontare le molte ‘indecifrabili’ sfaccettature dei giovani di tutto il mondo.

Un progetto difficile perché se è vero che con la fotografia è facile fermare un attimo, meno lo è il descrivere un divenire forte e complesso come l’autodeterminarsi di intere generazioni a discapito del mondo vecchio che le ha precedute e che, in alcuni casi, le ha osteggiate talvolta con violenza.

Potrebbe essere facile cadere in uno sguardo indulgente verso i ragazzi che cercano una strada propria così come può essere altrettanto facile ergersi a giudici di scelte apparentemente sbagliate maper fortuna la narrativa eccellente della mostra ci porta oltre una facile superficialità per raccontarci quei sentimenti caotici e, allo stesso tempo, portatori sani di cambiamento che da sempre definiscono l’essere giovani insieme alla voglia di cambiare il mondo.

USA, 1957 © Wayne Miller / Magnum Photos / Contrasto;

Le numerose immagini parlano a tutti noi: a chi giovane è stato e a chi sta provando ad esserlo, in un mondo che viaggia sempre più veloce. Dall’iconico maggio francese di Bruno Barbey, alla gioventù spensierata di Wayne Miller, impegnato in un racconto famigliare (eppure non per questo meno universale), il viaggio del visitatore passa anche attraverso il dolore amplificato dall’incredulità innocente che la giovinezza prova nei confronti della morte.

Negli scatti di Alex Majoli, perfetto connubio per tecnica fotografica ed impatto emotivo, il dolore per gli attentati al Bataclan esplode nelle vite dei ragazzi che si abbracciano disperati, illuminati da una luce che sembra un occhio di bue e che li proietta, tragici protagonisti impreparati, sul palcoscenico difficile dell’età adulta.

E proprio così come accade ai giovani nella vita reale, anche nelle stanze della mostra sembra mancare il tempo: la giovinezza -volente o nolente- deve adattarsi a nuovi ritmi, crescere anche se non è il momento perché spesso sono la società o la Storia a decidere quando si deve diventare adulti. Così, per le ragazze e i ragazzi fotografati da Lorenzo Melloni, la guerra è arrivata a “farli uomini”: dalla Libia alla Siria, fucile in mano, vengono ritratti nel disperato tentativo di difendere la propria gioventù o almeno garantirla libera a chi verrà.

Ed altrettanto, i volti dei migranti di “Odysseia”, si sovrappongono come le onde del mare che hanno affrontato e spariscono, confusi gli uni negli altri, nella video installazione di Antoine d’Agata. Stranamente simili, tutti ugualmente segnati dalla ricerca di un posto da poter chiamare casa mentre la loro gioventù è stata divorata da un viaggio più grande di lei.

La danzatrice di Bharata Natyam, Anjali Hora, si prepara per un’esibizione. Bombay, India, 1951© Werner Bischof / Magnum Photos / Contrasto.

I giovani sembrano sempre sotto assedio, messi alla prova dal tempo dei padri o alla ricerca di sfide per definire se stessi e così, se i ragazzi di Martin Parr perdono profondità ed identità nei colori piatti e ripetitivi delle stanze anonime di un call center inglese, le giovani donne saudite di Olivia Arthur cercano, nei colori di un campus universitario, un riscatto che passa anche attraverso il paradosso dell’omologazione alla cultura occidentale, attraverso un tatuaggio, attraverso la ricerca dell’equilibrio -impossibile?- tra il velo indossato in pubblico e le piccole libertà private.

Esiste un modo giusto per approcciare una mostra tanto articolata? Al di là del consueto percorso da una stanza all’altra, guidati da descrizioni esaustive ed un’esposizione molto curata, non è da escludere l’idea di lasciarsi andare, di perdersi proprio come i protagonisti degli scatti, andando alla ricerca della propria collocazione nel mondo raccontato da Magnum.

Sarà inevitabile farsi ipnotizzare dalla ragazza senza volto che, in un istante perfetto immobilizzato da Dennis Stock, sovrasta, onnipotente ed inconsapevole allo stesso tempo, il Venice Beach Rock Festival. Oppure ritrovarsi incuriositi di fronte alla normalità dello scorrere dei giorni che Alessandra Sanguinetti ci racconta attraverso la vita di due cugine, in un diario di viaggio ingenuo e senza filtri verso l’età adulta.

Lasciando la mostra, accompagnati dalla musica dell’ultima installazione che lega il succedersi dei decenni al rincorrersi di volti ed alle loro mode musicali, dovremmo provare a chiederci se la ‘Carta dei Diritti dei Teenager’ (ideata da Elliott E. Cohen, già autore della più celebre ‘Carta dei Diritti’), apparsa per la prima volta sul New York Times nel 1945, ha ancora valore e, soprattutto, se l’abbiamo anche noi seguita senza nemmeno sapere esistesse e se la stiamo -non più giovani- rispettando e difendendo.

Il diritto di poter dimenticare la propria infanzia

Il diritto di dire la propria opinione sulla propria vita

Il diritto di commettere sbagli e di tentare per conto proprio

Il diritto di avere regole spiegate, non imposte

Il diritto di divertirsi ed avere amici

Il diritto di mettere in discussione le idee

Il diritto di vivere un’età romantica

Il diritto di avere e cogliere le opportunità della vita

Il diritto di ricorrere a un aiuto da parte di professionisti, se necessario

UN MONDO GIOVANE – LE NUOVE GENERAZIONI NELLO SGUARDO DEI FOTOGRAFI MAGNUM

Sino al 3 marzo 2019 – Fondazione Carispezia via D. Chiodo 36, La Spezia.

Fotografie di Abbas, Olivia Arthur, Bruno Barbey, Werner Bischof, Antoine d’Agata, Alex Majoli, Lorenzo Meloni, Wayne Miller, Martin Parr, Alessandra Sanguinetti, Dennis Stock.