L’8 MARZO DI VIRGINIA WOOLF
E DELLA SUA STANZA TUTTA PER SÉ

In un paese afflitto da una ampia disoccupazione femminile, in un paese in cui sono ancora troppo poche le donne che rivestono ruoli decisionali, in un paese in cui gli stipendi femminili a parità di mansioni sono sempre più bassi, può essere interessante e stimolante – anche divertente – leggere come Virginia Woolf, alla fine degli anni Venti del secolo scorso, rifletteva sull’universo delle donne, partendo da condizione economica e spazio fisico che esse possono occupare.

Se vuole scrivere romanzi una donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé afferma la Woolf . Così la donna, liberata dalla paura e dal rancore, potrà nell’arco di un secolo emanciparsi dal giogo di una società patriarcale. Più o meno, i cento anni sono passati, ci sono molti bellissimi libri scritti da donne e molte sono state le conquiste sociali economiche e culturali.  

Oggi, però, nel nostro paese vengono riproposte questioni che avremmo pensato di non dover più affrontare. Siamo frastornati da un linguaggio sessista che ha invaso persino il discorso pubblico, avviliti da social usati come strumento vigliacco di offesa, feriti da delitti che vedono le donne sempre più vittime di carnefici conosciuti e “familiari”.

 Con le parole di Virginia Woolf auguriamo un buon 8 marzo a tutte le donne e a tutti gli uomini che amano le donne, per scrivere insieme la nostra storia.    

Un reddito è necessario, così come tutele e servizi per la maternità, come condizione dell’esistenza

“Al pensiero di tutte quelle donne che avevano lavorato anno dopo anno e avevano avuto tanta difficoltà a mettere insieme duemila sterline (…) ci sentimmo traboccare di sdegno pensando alla riprovevole povertà del nostro sesso. Ma insomma, che cosa avevano fatto le nostre madri per non lasciarci nessuna sostanza?  Se solo la signora Seton e sua madre e la madre della madre avessero appreso la grande arte del far soldi e avessero lasciato il loro denaro per istituire fondazioni e lettorati e premi e borse di studio, (..) avremmo potuto dedicarci alle esplorazioni o alla scrittura; o andare in ufficio alle dieci e poi tornarcene comodamente a casa alle quattro e un quarto a scrivere qualche rigo di poesia. Solo che, se la signora Seton e quelle come lei si fossero dedicate solo agli affari sin dai quindici anni – ed era quello l’intoppo del ragionamento – non ci sarebbe stata Mary.”

 La storia viene sempre raccontata dai vincitori, anche se non ne hanno la stoffa

“Avete idea di quanti libri sulle donne si scrivono nel corso di un anno? E avete idea di quanti fra questi sono scritti da uomini? Vi rendete conto di essere, forse, l’animale più discusso dell’universo? (…) Persino i titoli dei libri offrivano alimento alla mia riflessione. Il sesso e la sua natura possono certo attrarre medici e biologi; ma la cosa sorprendente e di difficile spiegazione era il fatto che il sesso – e cioè le donne – attragga anche degli amabili saggisti, narratori dal tocco leggero, giovani laureati; uomini senza alcun diploma; uomini senza alcuna riconoscibile qualifica eccetto il fatto di non essere donne.”

Dividiamoci il potere per non essere preda della rabbia

“Anche il più fugace visitatore del nostro pianeta, pensavo, se prendesse in mano questo giornale non potrebbe fare a meno di accorgersi, anche da questa sommaria testimonianza, che l’Inghilterra è governata da un regime patriarcale. Nessuna persona nel pieno possesso delle sue facoltà mentali potrebbe non accorgersi del predominio del professore. Suo era il potere, e il denaro, e l’autorità. Era lui il proprietario del giornale e anche il direttore e il vicedirettore. Era lui il Ministro degli Esteri e il Giudice. Era lui il giocatore di cricket; lui possedeva i cavalli da corsa e le barche da crociera. Era lui il direttore di quella società che paga il duecento per cento agli azionisti. Lui ad avere lasciato milioni ad associazioni benefiche e istituti universitari da lui stesso governati. A eccezione della nebbia sembrava che egli controllasse ogni cosa. Eppure era arrabbiato. (…) Eppure sembrava assurdo, pensavo sfogliando il giornale, che un uomo con tutto quel potere debba essere arrabbiato. O forse, mi domandavo, in un certo senso è la rabbia il famulo, lo spirito folletto al servizio del potere?”

L’auto-stima fondata sui fatti, per favore 

 “La vita, per ambedue i sessi – e li guardai che si facevano strada a fatica lungo il marciapiede – è ardua, difficile, una lotta senza fine. Richiede coraggio e una forza giganteschi. Più di ogni altra cosa forse, per creature dell’illusione quali noi siamo, essa richiede fiducia in sé stessi. Privi di fiducia in noi stessi siamo come neonati nella culla.

E allora come facciamo a generare, nel più breve tempo possibile, questa qualità imponderabile e al tempo stesso così inestimabile? Pensando che gli altri sono inferiori a noi.”

Le mistificazioni  possono essere stupefacenti, ma molto dannose 

 “Per secoli le donne hanno avuto la funzione di specchi dal potere magico e delizioso di riflettere la figura dell’uomo ingrandita fino a due volte le sue dimensioni normali. (…) Quale che sia l’uso che se ne fa nelle società civili, gli specchi sono indispensabili a ogni azione violenta ed eroica. E’ questa la ragione per la quale sia Napoleone che Mussolini insistono con tanta enfasi sulla inferiorità delle donne, perché se queste non fossero inferiori, verrebbe meno la loro capacità di ingrandire.   Se lei comincia a dire la verità, la figura nello specchio si rimpicciolisce; la capacità maschile di adattarsi alla vita viene sminuita (…). Vedersi nello specchio ha una importanza suprema perché carica la loro vitalità; stimola  il loro sistema nervoso. Toglietela e l’uomo potrà morirne, come un drogato privo della cocaina.”

Tutti possiamo fare tutto – se solo lo vogliamo – ed essere comunque diversi

“Ero stata ingenua a chiedere al mio professore di fornirmi ‘prove inconfutabili’ di questo o di quello, nella sua argomentazione sulle donne. Quand’anche si potesse fissare il valore di uno qualunque di quei talenti (fare la domestica o il carbonaio, la balia o l’avvocato, N.d.R.), quegli stessi valori sono destinati a mutare; è molto probabile che tra un secolo saranno completamente diversi. Inoltre tra cento anni, le donne non saranno più il sesso protetto. E’ ovvio che parteciperanno a tutte le attività e a tutti i lavori che un tempo erano stati loro negati. (…)

Ma la forza creativa delle donne differisce enormemente dalla forza creativa degli uomini. Sarebbe mille volte un peccato se le donne scrivessero come gli uomini o vivessero come gli uomini o assumessero l’aspetto di uomini, perché se due sessi sono insufficienti, considerata la vastità e la varietà del mondo, come faremmo mai con uno solo?”

(I brani citati sono tratti da Virginia Woolf, “Una stanza tutta per sé”, Torino, Einaudi, 1995 e 2016, nella traduzione e cura di M.A. Saracino.)