Beniamino Sidoti.
La geografia è la scienza
di ciò che possiamo attraversare

Anche quest’anno MEMO Grandi Magazzini Culturali è media partner del Festival delle Geografie, che si svolgerà l’11, 12, 13 e 14 aprile a Levanto e in molti altri luoghi fra la Liguria e la Toscana. Aspettando l’edizione 2019, ripubblichiamo le risposte al nostro questionario geografico #iosonogeografia, che abbiamo proposto ai relatori della scorsa edizione del Festival.

Beniamino Sidoti, nato a Firenze il 16 dicembre 1970, lavora da anni a cavallo tra giochi e storie: è scrittore, organizzatore e formatore sui temi della lettura e dell’educazione attiva. All’inizio degli anni ’90 inizia la sua carriera professionale come giornalista specializzato in giochi da tavolo e di ruolo. Nel 1993 è tra i fondatori della manifestazione Lucca Games, la branca di Lucca Comics & Games dedicata al mondo del gioco, di cui è direttore fino al 2000. “Esperto di giochi” con nomina ministeriale, dal 2000 opera come consulente per le attività ludiche nelle scuole, e come semiologo collabora con il Centro Interdipartimentale per la Ricerca sul Gioco dell’Università di Siena. Nel 2001 esce il suo primo saggio, “Giochi con le storie. Modi, esercizi e tecniche per leggere, scrivere, raccontare” (Edizioni La Meridiana). Da allora ha pubblicato una quarantina di libri (per ragazzi e non), tradotti in una ventina di lingue: tra questi un imponente “Dizionario dei giochi” (con Andrea Angiolino, Zanichelli, 2010) e uno “Straparoliere” (Giunti, 2015). Nel 2003 esce il suo primo gioco in scatola, “Prendi e porta a casa”, prodotto da Rose & Poison e Dal Negro e basato sugli insulti classici dei bambini. Ha curato per De Agostini Libri due enciclopedie distribuite con grandi quotidiani: “Enciclopedia per Ragazzi” (2006) con il Corriere della Sera, “Il Regno Animale” (2010) con La Repubblica. Nel 2010 scrive anche il suo primo libro di narrativa, “Il leone mangiadisegni” (ed. Zoolibri), un racconto per bambini che riscuote grande successo anche all’estero. La sua attività gli vale nel 2016 il premio alla carriera a Lucca Comics & Games.

Durante l’edizione 2018 del Festival delle Geografie, Beniamino Sidoti ci ha raccontato “Stati d’animo”, il suo primo libro con Rrose Selavy Editore. Ecco le sue risposte al questionario #iosonogeografia.

1. La sua personale definizione di geografia, ovvero a cosa serve studiarla e capirla?
La scienza di ciò che attraversiamo o che possiamo attraversare. Non è una definizione esatta, ma mediata dal fatto che lavoro con le parole: e mi rendo conto che ci sono tanti modi di attraversare i luoghi, conoscendoli o ignorandoli; e ci sono anche tanti saperi diversi che concorrono alla conoscenza dei luoghi. La geografia può allora essere un elenco di parole, di toponimi; oppure una scienza che ci aiuta a conoscere i luoghi – personali o collettivi, fisici o politici, vicini o lontani, grandi o minuscoli.

2. Cosa vorrebbe scoprire del mondo che la circonda?
Le geografie personali e i modi di dar valore a ciò che ci circonda da parte di altre persone. Mi sorprende come il nostro sguardo sia diverso la prima volta che si ferma su qualcosa, mi colpisce come cambia ancora quando torniamo in un posto dopo molto tempo. Le nostre geografie sono a volte storie stratificate ancorate ai luoghi.

3. I cinque luoghi che raccontano i suoi ricordi più segreti.
Le Dolomiti, posto intimo ed elevato;
La necropoli di Pantalica;
La chiesetta di Santi Apostoli a Firenze;
Il Compianto di Niccolò dell’Arca a Santa Maria della Vita a Bologna;
Berlino, dove il muro non c’era più.

4. L’ultimo viaggio che ha fatto e quello che vorrebbe fare.
Fatto: in Molise. Esiste. Da fare: in Patagonia, prima o poi.

5. Il suo luogo ideale dove pensare, amare, immaginare il futuro, ascoltare la sua musica, leggere.
Non so quale sia ma deve essere: raccolto, silenzioso, distante.

6. Il più bel viaggio che ha visto in un film e che ha letto in un libro.
In un libro, “In Patagonia”; ma anche alcuni brani di De Botton seguendo le linee elettriche. In un film: “Il mio amico Nanuk”.

7. Qual è in questo momento il posto che potremmo definire il “centro del mondo”?
New York per molti motivi; Pechino per altri.

8. Se pensa a una nuova mappa utile a muoversi in maniera più consapevole, a cosa pensa?
A una mappa delle emozioni.

9. Cosa attira la sua attenzione quando visita per la prima volta un luogo dove non è mai stato?
Le luci, le persone, gli odori. Oppure, in modo più indirizzato e consapevole, la visita a un monumento, a una piazza, a un luogo naturale.

10. Anche le parole sono geografia. Elogio della parola più importante, citazione della parola più odiata.
Non ho una parola più importante, ma una che uso mio malgrado, come un tic verbale: “eccetera”. Ecco: è un modo di pensare a tutto il resto. La parola più odiata? “La interrompo” – è il contrario del dialogo.