Giochiamo ad imparare?

Jader Giraldi

In fondo cosa è la vita se non uno dei giochi più fantastici e rischiosi che si possano immaginare? Ogni mossa non è ripetibile e ti lascia i segni per sempre.

Jader Giraldi è il fondatore di Zeranta Edutainment. Autore, regista, produttore e direttore artistico di Zeranta. È specializzato nella consulenza, progettazione e ideazioni di format per il training e l’educational. Dopo una laurea in legge e un master in psicologia del lavoro da oltre 15 anni ricerca, produce e sviluppa format che utilizzano teatro cinema, arte visiva digitale per la produzione di eventi, video e format di edutainment. Il suo saggio dedicato all’edutainment è un inno alla bellezza dell’educare e dell’imparare attraverso il gioco. Perché inserire il gioco all’interno di un business è l’azione più seria che possiamo realizzare.

Pubblichiamo l’introduzione al suo ultimo libro “Manuale di Edutainment” (Guerini Next)

 

di Jader Giraldi

Sono nato in Romagna, gioco ogni giorno con la vita, prendo sul serio ogni cosa che mi viene chiesto di fare, ho vissuto con le lenti rosa non riesco a toglierle anche nei momenti più bui. Credo che se il mondo avesse questo filtro tutto potrebbe diventare più interessante.

È molto semplice. In questo libro provo a raccontarlo.

Nel 2009 decisi di intraprendere un viaggio professionale tutto dedicato a una parola: Edutainment. La crasi fra Educational ed Entertainment è stata inventata da Bob Heyman non a caso produttore di documentari per il National Geographic, l’organizzazione no profit che nel mondo ha maggior cura della forma estetica applicata alla promozione e alla sensibilizzazione nell’ambito delle scienze naturali. In quel tempo in Italia la parola non era molto utilizzata. Pochi i testi scritti ancora meno gli operatori che si ispiravano al concetto poi approfondito anche da Marshall MacLuhan quando disse: “Non ci può essere apprendimento senza divertimento come non ha senso il divertimento se non genera conoscenza”. In realtà io quell’anno sentivo proprio quel bisogno di unire due mondi professionali che frequentavo da anni e che generavano in me una schizofrenia professionale a cui avevo trovato finalmente una risposta economico sociale.

Nei dieci anni precedenti avevo lavorato come formatore e consulente aziendale in diverse organizzazioni pubbliche e private ma allo stesso tempo avevo operato come attore professionista in teatro e al cinema, avevo fondato una mia compagnia di teatro che produceva spettacoli di cui curavo recitazione e regia. Era arrivato il momento di unire i due mondi. Nel mondo anglosassone, Inghilterra e Stati Uniti sono tantissime le società che producono progetti e prodotti con queste caratteristiche, in Francia negli anni 2000 erano mappate almeno 20 compagnie di teatro che lavoravano sul teatro di impresa ma in Italia queste esperienze non erano molto rappresentate. Certamente non esisteva allora in Italia una società che utilizzasse come metodo progettuale principale teatro, cinema, arti visive e altre contaminazioni per favorire l’apprendimento e la crescita di individui e organizzazioni.

Le ragioni di questa carenza sono in parte trattate all’inizio di questo libro.

Dopo circa dieci anni di esperienza, la società da me fondata è diventato un gruppo che possiede altre due società e un team di lavoro di 15 persone che ogni anno produce più di 50 commesse e che ha prodotto nel frattempo decine di spettacoli di teatro per la comunicazione di impresa, centinaia di video, eventi e percorsi immersivi dedicati allo sviluppo di professionisti, manager e organizzazioni.

Guardandomi indietro, mi rendo conto che le intuizioni negli anni si sono trasformate in un metodo preciso che consente a me e ai miei collaboratori di affrontare in modo originale ma sempre efficace qualsiasi sfida di comunicazione, apprendimento e change-management.  In questo decimo anniversario mi è stato chiesto da più persone di tentare la mappatura di questo metodo per poterlo condividere con tutti coloro che per passione, professione o anche caso, si trovano nella vita a dover trasferire ad altri conoscenza, comunicazione e futuro.

Il libro è quindi dedicato ai progettisti e designer dell’apprendimento, manager e professionisti, ma anche a tutti i docenti e professori universitari che possono con questo metodo ripensare e ibridare le loro esperienze con quelle che in questi dieci anni ho fatto maturare e consolidare. La mia ambizione è che il libro possa anche essere utile a tutti coloro che esercitano varie forme di genitorialità perché sono convinto che attraverso le lenti dell’edutainment si può veramente modificare il mondo e creare nuovi immaginari. Quindi il libro è dedicato anche ad amministratori pubblici e privati, politici e cittadini che con le loro scelte possono contribuire ad elevare il livello di conoscenza e consapevolezza di intere comunità.

Il testo è scritto in parte sotto forma di saggio e in parte come una sorta di racconto autobiografico ma, in ogni caso, ha l’ambizione di essere un manuale. La prima parte è dedicata agli assunti di base, ovvero ai principi progettuali che configurano la materia e determinano gli ingredienti che consentono di costruire un edutainment efficace. Sono le regole che utilizzo quando mi approccio a una nuova sfida e quindi il metodo di lavoro del mio quotidiano. La seconda parte è dedicata alla rassegna degli strumenti principali dell’edutainment, mentre la terza parte è una raccolta di alcune sfide progettuali realizzate in questi anni che consentono al lettore di comprendere come se si combinano insieme assunti di base e strumenti si possono affrontare tutte le progettualità che il mercato propone.

L’ultima parte è dedicata al futuro dell’edutainment nella nostra società. Quale spazio avrà questa parola che non definisce ancora una industry precisa ma che sta diventando sempre più persuasiva in tanti momenti fondamentali della nostra esistenza, come la politica, il design, il rapporto affettivo con i brand e la costruzione della società del futuro?

Questo è un libro “aumentato” da una serie di video  cui potete accedere alla fine di ogni capitolo, puntando direttamente il vostro smartphone sui Qr Code. In questo modo avrete modo di approfondire in alcuni casi le stesse storie citate nel capitolo o argomenti tangenti che ho ritenuto utili inserire per fornirvi altri stimoli.

La materia è in evoluzione e il dibattito sul tema è in corso; ogni giorno nascono esperienze e casistiche nuove. Per questa ragione vi invito a iscrivervi al gruppo Edutainment da me creato su Linkedin per continuare direttamente con me e con gli altri addetti ai lavori l’approfondimento continuo  e la messa in rete di chi ha la sensibilità di non separare il divertimento dall’educazione.

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Spesso ho provato a rispondere alla domanda su quale posizione dovrebbe ricoprire un edutainer nell’organigramma aziendale e negli anni ho capito che un edutainer dovrebbe essere a fianco di ogni amministratore delegato, di ogni imprenditore, di ogni direttore di museo, politico, sindaco, presidente. Come il legale che lavora ex post per dirimere le cause generate dalla parte del nostro lavoro che non va a buon fine, così l’edutainer lavora ex ante per progettare l’anima dell’esperienza che si fa vivere alle persone che entrano in contatto con la nostra organizzazione. L’anima rosa rovesciata a testa in giù, la parte di ispirazione fuori dagli schemi ma sempre con la valigetta in mano, orientata al business e non ai sogni, che ogni uomo di organizzazione deve avere al suo fianco come vuole rappresentare il logo della copertina. Questa è l’immagine di colui che lavora, organizza, processa, crea e innova con la consapevolezza che con l’edutainment e le sue tecnologie si possono ottenere grandi risultati.

Quale futuro quindi  occorre immaginare per questa professione?

Nelle organizzazioni si parla sempre di più, e anche noi lo abbiamo citato, della figura dello user experience designer, colui che disegna l’esperienza di utilizzo di un servizio o di un prodotto. Stanno nascendo molti master su questo tema e il ruolo sta iniziando ad assumere un rilievo fra i cacciatori di teste di tutto il mondo. Colui che si occupa di edutainment, se riesce ad affrancarsi da una mera dimensione di animazione aziendale, spesso limitata alla formazione, senza risultare tropo stravagante, come ci ha ricordato Don Chisciotte,  ha una funzione molto simile a quella dello user expereince designer. Il design dell’esperienza può essere realizzato da un uomo di organizzazione che punta all’ordine e alla semplicità, o da un architetto che punta alla bellezza, da un ingegnere che punta al razionalismo, ma io sceglierei un edutainer che, oltre a tutto questo, pensa anche al trasferimento delle conoscenze, a fare divertire e gioire le persone. Pensa a giocare.

Torniamo al gioco come motore principale del cambiamento. I sogni sono una spinta al rinnovamento dell’individuo, della visione dell’organizzazione e  della società ma, trasversali a questi, ci sono i giochi come momenti di vita, energia nel presente che ci portano a dare il meglio di noi in quell’istante. Il gioco è quell’accadimento che risveglia tutte le nostre energie e ci porta in quel momento ad essere uomini e donne pieni di consapevolezza, impegno e fiducia nelle nostre risorse.

Ma non si può giocare quando si lavora, non ci si può divertire quando si studia, la politica è una cosa seria, nella città mancano le risorse fondamentali senza le quali non è possibile partire  e così  l’entusiasmo si spense e tutto andò a ramengo, ossia  in rovina.

Jader Giraldi

Jader Giraldi, Manuale di Edutainment, Guerini Next 2018.