Mario Gerosa racconta
come si collezionano i respiri

Un thriller ambientato nel mondo delle collezioni d’arte, con protagonista una studentessa al tempo stesso attratta e terrorizzata da quelle strane opere. Questo è Il collezionista di respiri, primo romanzo di Mario Gerosa, scrittore, giornalista e saggista, critico cinematografico, appassionato di teleromanzi e di mondi virtuali.
Nato nel 1963, Gerosa ha sviluppato fin da giovane uno spiccato interesse verso i luoghi immaginari: quelli raccontati da Marcel Proust in Alla ricerca del tempo perduto, innanzitutto, sui quali scrisse la sua tesi di laurea in Architettura, ma anche quelli in cui sono ambientati i classici della letteratura gialla e quelli creati con la tecnologia digitale. Fra i suoi numerosi libri, la trilogia dedicata alla realtà virtuale e alle sue purtroppo disattese potenzialità, scritta in un’epoca in cui i social media non erano ancora il centro della rete: Mondi virtuali (2006, con Aurélien Pfeiffer), Second Life (2007) e Rinascimento virtuale (2008). Ha scritto anche numerosi libri dedicati a maestri poco ricordati del cinema e della serialità televisiva, dalle filmografie spesso caratterizzate da elementi fantastici e misteriosi. Attualmente è capo redattore della rivista di design AD – Architectural Digest.
Per MEMO Mario Gerosa ha raccontato nel 2017 il suo saggio Anton Giulio Majano. Il regista dei due mondi. Vi raccontiamo oggi la sua ultima opera.

Mario Gerosa, Il collezionista di respiri (Falsopiano)

Oggi i collezionisti d’arte contemporanea sono sempre più avidi di novità, non si accontentano più di niente, si contendono le opere più strane per appagare la loro brama di curiosità e per le loro camere delle meraviglie. L’ultimo grido sono le repliche umane di personaggi di dipinti famosi, in particolare di quelli a soggetto mitologico. Ci sono strani personaggi totalmente indifferenti a ogni regola e a ogni tipo di morale, che, su commissione, riescono a soddisfare ogni richiesta.

A Milano, in particolare, opera una società che, al pari di un’agenzia di modelli, ha un proprio book, ed è in grado di fornire, all’occorrenza, un centauro, un fauno o una medusa. Questo sinistro giro di opere d’arte ha il proprio epicentro in una clinica della metropoli, dove agiscono collezionisti, accademici e esperti di scultura e pittura, tutti accomunati dalla passione per l’estremo.

Questa è la storia alla base del “Collezionista di respiri”, il primo romanzo di Mario Gerosa, che ha deciso di cimentarsi con la narrativa dopo una lunga frequentazione con la saggistica, dopo aver raccontato Second Life e altri mondi virtuali, aver esplorato vari luoghi dell’immaginario – primo fra tutti il Grand Hotel de Balbec della Recherche di Proust- e aver riscoperto grandi protagonisti del cinema e della televisione, come Terence Young e Anton Giulio Majano.

Gerosa, che da sempre frequenta il mondo delle gallerie e delle grandi fiere d’arte e antiquariato, in veste di caporedattore di AD, nel suo romanzo ha cercato di immaginare fino a che punto possa spingersi il gusto dell’eccesso che già oggi contraddistingue molti esempi di arte contemporanea. Il romanzo immagina una realtà distopica, offrendo una sorta di profezia negativa di quanto potrebbe succedere in un futuro possibile.

Tutta la storia del Collezionista di respiri si svolge in una Milano cupa e postmoderna, dove si tiene una mostra sull’arte e la tassidermia, curata da Caterina Sarnico, un’inquietante e avvenente professoressa dell’Accademia di Brera che studia gli aspetti del feticismo nell’arte e che si muove con destrezza in un mondo oscuro e ambiguo. Nello stesso periodo in città, in un inquietante albergo di lusso ribattezzato “Grand Hotel du Morbe”, viene organizzato un convegno sull’Arte e il suo doppio, in cui esperti di tutto il mondo parlano di sculture di carne, di quadri viventi e di imbalsamazioni a fini artistici, sullo sfondo di un allestimento ispirato all’opera di Hieronymus Bosch. Entrambi gli eventi sono frequentati da personaggi pericolosi, che mascherano le proprie intenzioni malevole dietro un’aura di rispettabilità spesso garantita da titoli accademici. Uno degli interventi più attesi è quello di Giorgio Vitale, un professore con qualche ombra nel proprio passato, il cui padre era stato indagato per aver fatto alcune sperimentazioni a carattere artistico amputando il corpo di giovani ragazze. Questi personaggi entrano in scena in una serie di situazioni visionarie, dove Gerosa evoca luoghi e incontri con un linguaggio molto cinematografico e con un gusto surreale, che tradisce la sua grande passione per la settima arte e per registi come Robert Fuest, l’autore dell’Abominevole Dr. Phibes.

La storia raccontata da Gerosa si snoda tra momenti di vita quotidiana e squarci di ordinaria follia.

Ha l’occasione di frequentare il convegno sull’Arte e il suo doppio anche Nina Colesanti, una giovane restauratrice che, desiderosa di capire qualcosa di più sull’inquietante deriva del collezionismo d’arte, suo malgrado si trova risucchiata in un mondo sotterraneo popolato di freaks, di donne e uomini con il volto deturpato e trasformato in seguito a dolorose operazioni chirurgiche tese a creare degli alter ego di personaggi di sculture e dipinti. Nina si confronta con questo strano universo in una Milano ostile e angosciante, che si riflette in una specie di immagine speculare deformata, con musei che diventano ricettacoli di collezionisti spietati, cliniche in cui si praticano operazioni al di là della legge, e residenze private in cui si consumano oscuri delitti. Ossessionata da un susseguirsi di situazioni allucinanti e surreali, Nina dovrà misurarsi con un mondo che sembra virtuale ma è terribilmente reale, dove agisce nell’ombra un fantomatico Collezionista, che muove i fili e uccide nel nome di un’arte ormai estrema e malata.

Tutto l’apparato narrativo, poi, si regge su una meticolosa attenzione a fenomeni e protagonisti del mondo dell’arte di ieri e di oggi: nella storia non mancano riferimenti a opere e maestri del panorama artistico di oggi, e ciò rafforza la veridicità del romanzo, che si muove costantemente tra il mondo vero, con riferimenti più o meno sfumati, e il mondo virtuale e negativo di un collezionismo pronto a tutto.

All’interno della storia prende anche forma una sorta di educazione sentimentale di Nina Colesanti, la protagonista, che rischia di essere travolta essa stessa dalla passione smodata per il collezionismo estremo.

Il romanzo appare quindi come un vibrante monito, che suona come un j’accuse per il mondo dell’arte contemporanea, che dopo aver violato molte barriere potrebbe spingersi oltre, nell’ambito di ciò che è eticamente proibito.

Pubblicato da Falsopiano, per il momento Il collezionista di respiri è disponibile in ebook. In settembre sarà stampato su carta.

Mario Gerosa

Mario Gerosa, Il collezionista di respiri, Edizioni Falsopiano, 2019.