Il futuro dell’Europa
nella pièce di Marco Ferri

Processo all'Europa

Uno spettacolo teatrale con lo scopo di sviluppare una riflessione sull’Europa contemporanea, in vista delle elezioni europee che, dal 23 al 26 maggio, chiameranno i cittadini dell’Unione a decidere sul suo futuro indirizzo politico. Questo è Processo all’Europa, atto unico scritto da Marco Ferri con il quale la compagnia “Signori, chi è di scena!” partecipa al progetto Europa a teatro. Lo spettacolo debutterà al Teatro Alemanni di Bologna martedì 7 maggio alle ore 21 e andrà in scena al Teatro San Giustino di Roma giovedì 16 maggio sempre alle 21.

Europa a teatro è un progetto co-finanziato dal Parlamento Europeo, nell’ambito delle azioni di comunicazione in supporto alle elezioni europee. Lo stesso Parlamento Europeo ha infatti commissionato il testo di Processo all’Europa a Marco Ferri attraverso il Movimento Europeo Italia, un’organizzazione aperta a tutte le forze democratiche (fra cui partiti, sindacati, enti e associazioni) unite dalla consapevolezza dell’importanza per l’Italia del conseguimento dell’Unità europea, intesa come federazione fra tutti gli Stati europei democratici che possano e vogliano aderire in piena parità di diritti e di doveri.

Marco Ferri ha scelto come sottotitolo per la sua pièce Il futuro ci interroga. «È uno spettacolo politico nel senso vero del termine – ha dichiarato l’autore – non si tratta di propaganda a favore di questo e quello schieramento che si presenterà alle prossime elezioni europee, quanto piuttosto di un ragionamento articolato tra i pregi e i difetti dell’attuale Unione Europea. E quindi del futuro dell’Europa. La formula dell’accusa e della difesa è stata arricchita non solo da testimoni a carico e a discarico, ma anche con interventi di attori tra il pubblico, il quale alla fine sarà chiamato a esprimere un verdetto».

La messa in scena sarà affidata a Monica Ferri, sorella di Marco e Direttore Artistico della compagnia, qui nelle doppie vesti di regista e di interprete principale, nel ruolo di Europa, l’imputata di questo metaforico processo. «Dare un volto umano, un corpo di donna – sono le parole dell’attrice – a un’istituzione che sembra molto lontana dalle persone è stato da un lato difficile, ma al contempo molto stimolante. La politica è fatta di idee, ma sono le persone che le esprimono, le raccontano, le incarnano. Ancora una volta la compagnia si è dimostrata all’altezza di un compito non facile, ma molto significativo».

Affiancheranno Monica Ferri, nei ruoli più importanti, Giuseppe Volgesang (il giudice), Elvio Belli (l’Accusa), Delia Casa (la Difesa) e Cristina Turella (la Cancelliera), mentre Paola Pilone, Simone Lilliu, Loredana Cipullo, Marzia Savi, Ferdinando Ciaccia e Michela Foraggio interpreteranno i testimoni dell’accusa e della difesa.

Al termine della rappresentazione di Processo all’Europa, avrà luogo un dibattito sui temi sollevati dalla pièce teatrale coordinato da Pier Virgilio Dastoli, presidente di Movimento Europeo Italia.

Pubblichiamo di seguito un estratto del testo dell’atto unico.

 

Processo all’Europa

di Marco Ferri

 

[…]

 

Giudice: – Cancelliere, faccia entrare l’imputata.

 

[Il cancelliere si alza, va verso la quinta, e fa un gesto con la mano come a invitare a entrare qualcuno. Entra Europa scortata da due gendarmi verso il suo posto, accanto alla difesa. Mentre l’avvocato della difesa si alza e stringe la mano alla sua assistita, si sente trambusto tra il pubblico. I gendarmi escono di scena.]

 

Giudice, stizzito: – Silenzio, ma insomma, silenzio.

 

Voce dal pubblico, (amplificata da un megafono): – Disgraziata, maledetta. Avete dato i soldi alle banche, i nostri soldi, e loro mi hanno pignorato la casa. Mi avete rovinato, maledetta te e maledetto l’Euro. La banca fa pasticci e la premiate, io che sono la vittima di quei pasticci, invece vengo punita. Pensate solo ai potenti, alle élite, a noi povera gente ci avete trattati come stracci.

 

Giudice: -Silenzio ho detto! Questo non è un talk show, questo è un processo. Qui non si urla e non s’inveisce, qui si ragiona, qui si argomenta. Siamo in uno stato di diritto. E dirò di più: siamo nella patria del diritto. L’imputata è qui per rispondere delle accuse che le sono state mosse, tra i capi d’accusa ci sono anche i comportamenti delle banche. Quindi, smetta subito di fare inutili schiamazzi. O sarò costretto a farla allontanare dalla forza pubblica.

 

Accusa: – Signor presidente, faccio istanza per celebrare questo processo a porte chiuse.

 

Difesa: – Vostro onore, mi oppongo.

 

Giudice: – Oh santa pazienza, non ci si metta anche la Difesa. Questo non è un telefilm americano, io non sono “vostro onore” e lei mi faccia il piacere di non usare toni da Perry Mason. Signor pubblico ministero, la sua richiesta è respinta. Vorrei avviare questo processo senza ulteriori incidenti. Bene, procediamo. L’imputata è informata dei capi d’imputazione che le sono ascritti?

 

Difesa: -Sì, signor presidente.

 

Giudice: – La ringrazio, per la sua solerzia, egregia avvocata, ma io mi sono rivolto all’imputata. L’imputata intende rispondere alla mia domanda?

 

Europa, alzandosi in piedi: – Sì, signor presidente, intendo rispondere. Sono a conoscenza delle accuse che mi vengono rivolte da più parti e sono qui per rispondere senza reticenze. Anni fa, molti anni fa, in un periodo di restaurazione di vecchi regimi, dopo l’avventura napoleonica, un famoso diplomatico ebbe a dire che l’Italia fosse una pura espressione geografica.

Ecco, l’Europa non è una semplice entità geografica. Anche se abbiamo la stessa madre, Madre Terra, non sono come le mie sorelle America, Asia, Africa e Oceania, cioè semplicemente un continente di terre emerse.

Sono stata concepita dall’intelligenza di uomini in un’isola di confinati dal regime fascista, a Ventotene, ho attraversato l’infanzia nella ricostruzione dopo la devastazione materiale e morale della seconda guerra mondiale, poi, proprio a Roma, con i trattati che portano infatti il nome della Capitale, siglati in Campidoglio, mi sono laureata a progetto di unione, integrazione, e crescita, conquistando lentamente fiducia e consenso tra gli europei. Dai primi 6 paesi fondatori, tra cui l’Italia, fino ai 10 che hanno dato vita alla nostra comune bandiera. E poi divenni l’Europa dei 12, fino l’allargamento, cioè fino alle dimensioni politiche, economiche e sociali di oggi.

Oggi, infatti, nonostante contraddizioni, arretramenti, fughe in avanti, errori, ingenuità, scontri interni, l’Unione Europea è una realtà che ha conquistato il suo posto nel mondo

 

Giudice: – La ringrazio. Ma non è ancora il momento di un’arringa difensiva, che tra l’altro spetterebbe alla sua avvocata. Ci sono  una serie di accuse circostanziate alle quali lei qui dovrà rispondere. Per il momento, la invito a sedersi.

 

Europa: – Mi permetta, signor presidente, di aggiungere solo un’altra considerazione.

 

Giudice: – Prego.

 

Europa: – Non c’è dubbio che qui si celebri un processo politico. E io non intendo tirarmi indietro. Mi difenderò nel processo, non contro. Sento il peso di un grosso dolore: ho perso il cuore di molti cittadini europei. Mi impegno a far sì che questo processo possa servire almeno a riconnettere la mente e il cuore dei quasi cinquecento milioni di persone che vivono in Europa.

 

Giudice: – Ne prendo atto, ma se permette questo processo lo guido io. Si accomodi. Pubblico ministero, a lei.

 

Accusa: – Grazie signor presidente. Vorrei introdurre il primo testimone a carico dell’imputata. È una video testimonianza.

 

Giudice: – Devo chiedere alla difesa se ha qualcosa da obiettare circa l’uso di video testimonianze.

 

Difesa: – No, signor presidente. Ho concordato con l’accusa la possibilità che anche la difesa possa proporre video testimonianze.

 

Giudice: – Bene. Cancelliere, introduca il teste.

 

[Il cancelliere col telecomando accende il monitor. Con un 5, 4, 3, 2, 1 parte la registrazione. Una giovane donna parla in primo piano].

 

Giovane donna: “Io vi accuso di non aver fatto niente per il lavoro. Un lavoratore tedesco guadagna il doppio di un lavoratore italiano. Mentre un lavoratore polacco guadagna la metà di operaio italiano. Come facciamo a sentirci tutti cittadini europei con pari diritti, quando le disparità sociali sono così alte? Non abbiamo neanche lo stesso welfare. Non è giusto.

Noi donne, poi, siamo due volte discriminate: in Italia noi guadagnamo in media un quinto in meno degli uomini. In Islanda hanno fatto una legge contro le discriminazioni salariali. L’Islanda è un paese europeo che infatti non fa parte della Unione europea. Anzi, ha pure ritirato la sua candidatura.  Che devo pensare che per fare buone leggi bisogna uscire dall’Europa?

È un’Europa che aiuta sempre i più forti, le élite, ma non chi lavora. Se fossi nata banca forse mi avreste subito aiutata. Perché dovrei credere ancora nell’Europa? Perché mi chiedete ancora il voto? Io dico basta. Non mi fido più.”

 

[Il proscenio è attraversato da persone con un elmetto rosso da cantiere e uno striscione: c’è scritto “lavoro” e scandiscono in coro con gli attori tra il pubblico: “lavoro, lavoro, lavoro”. Escono di scena, inseguiti dal cancelliere].

 

Giudice: – Silenzio, basta, silenzio. Dove credete di stare? Dove siamo? A teatro? Che l’Accusa proceda.

 

Accusa: – Ecco. Io formulo questa accusa: l’Europa è un’unione di economie nazionali, che pensano alla concorrenza e al profitto, e trascurano colpevolmente il lavoro e i lavoratori. Come possiamo pensare di essere un modello di democrazia nei confronti del mondo globalizzato se non facciamo la differenza, se non mettiamo in pratica quei principi politici e sociali che sono stati sempre un punto di riferimento alle altre democrazie? Il ruolo dell’Europa non è solo competere, ma anche essere un punto di riferimento solido e credibile per un  modello di sviluppo diverso da quello americano o cinese.

 

Giudice: – Invito anche l’accusa a non usare toni da arringa finale. La difesa ha qualcosa da replicare?

 

Difesa: – Molte delle norme che hanno migliorato la qualità del lavoro e della vita nel mondo del lavoro sono state approvate dal Parlamento europeo. Lo stesso si può dire sul welfare e sulla disparità di genere in Europa.

Tuttavia spesso, le legislazioni nazionali fanno fatica e oppongono resistenze a recepire le direttive europee. Come è noto, fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce.

 

Una voce dal pubblico, (voce attraverso un megafono): – Tutte scuse. Noi non ce la facciamo ad arrivare a fine mese e voi chiacchierate. Non riusciamo a pagare il mutuo, con l’euro sono solo raddoppiati i prezzi. Paghiamo tanto tutto, guadagnamo poco e niente. Fottiti Europa, fottiti!

 

Giudice: – La prossima volta sospendo l’udienza e faccio arrestare chi disturba. Sono stato chiaro? Lei si rende conto, avvocata della difesa, che per quanto io possa cercare di mantenere l’ordine la sua tesi difensiva è talmente debole da risultare controproducente?

 

Difesa: – La mia assistita vorrebbe fare una dichiarazione.

 

Accusa: – Mi oppongo.

 

Giudice: – Obiezione respinta. Ma l’avverto, egregia Europa, che se esula dall’argomento le tolgo subito la parola.

 

Europa, si alza in piedi: – Mi piange il cuore quando vi sento urlare contro di me. Soprattutto quando sono le donne a essere deluse e molto arrabbiate. Sono donna. Porto il nome di una divinità greca. È come una spina che non riesco a muovere: se la ignoro s’infetta, se tento di rimuoverla fa male.

La mia idea, l’idea politica di Europa, è stata un’istanza più alta delle politiche nazionali. Un preciso luogo democratico in cui incubassero nuovi diritti e nuovi percorsi per realizzarli. Ma per far questo bisogna che ognuno si impegni. L’Unione europea deve diventare una democrazia parlamentare efficiente. Dovete eleggere deputati preparati e laboriosi. Così che si approvino buone leggi.

Dovete fare lo stesso nei parlamenti nazionali, così che le direttive comunitarie non trovino ostacoli per essere applicate nei vostri paesi.

Ho visto centinaia di migliaia di donne scendere nelle piazze di Varsavia o di Barcellona. Fate che quelle idee arrivino al Parlamento di Strasburgo. Ho visto battersi per i diritti civili centinaia di migliaia di giovani in tutta Europa. Ho visto migliaia e migliaia di lotte di lavoratori in ogni dove in Europa per difendere il loro posto di lavoro, la loro dignità. Ho visto manifestazioni oceaniche per difendere l’ambiente.

Tutte queste cose meravigliose le vorrei vedere a Bruxelles. E a Strasburgo. Ma solo voi potete portarle. Ho bisogno di vostri rappresentanti coraggiosi e generosi come lo siete voi, che siete splendidi quando vi battete per le vostre ragioni. Non mi lasciate sola. Mai più.

 

[…]