L’attimo fuggente compie 30 anni.
Ed è ancora attuale

L'attimo fuggente

30 anni fa, il 9 giugno 1989, fece il suo debutto nelle sale cinematografiche statunitensi un film destinato a entrare nella storia: il titolo originale era Dead Poets Society (Società dei poeti estinti), ma in Italia, dove fu distribuito il successivo 29 settembre, uscì come L’attimo fuggente. Pur spostando l’attenzione nel titolo dal soggetto della storia (i poeti) alla loro filosofia (cogliere l’attimo), l’adattamento italiano si dimostrò comunque di ottimo livello, permettendo anche al pubblico del nostro Paese di godere pienamente del valore del film.

Diretto dal grande regista australiano Peter Weir (futuro autore di The Truman Show) e interpretato da un Robin Williams in stato di grazia, punta di diamante di un cast di giovani attori, alcuni dei quali destinati a fare carriera, L’attimo fuggente è un vero e proprio inno alla creatività individuale, e alla poesia in particolare, come espressione più pura della sensibilità umana, nonché un atto d’accusa contro una società, e un metodo di insegnamento, troppo rigidi, omologanti e legati al regolamento scritto, e per questo incapaci di valorizzare il talento individuale degli studenti.

L'attimo fuggente
Foto tratta dalla pagina imdb de L’attimo fuggente

Il film, ambientato nel 1959, esattamente 30 anni prima della sua uscita, racconta infatti la storia di un giovane insegnante di letteratura, John Keating (Robin Williams) dai metodi anticonformisti, che viene trasferito in un collegio maschile dai costumi molto rigorosi. Qui impone il suo approccio didattico per l’epoca, e visto il luogo, rivoluzionario. Keating spinge gli alunni a distinguersi dagli altri e a seguire la propria strada, a prescindere dal giudizio altrui, e senza aver paura di esprimere i propri sentimenti e le proprie emozioni. Insegna loro che la poesia non sono parole in rima da imparare a memoria, ma una forma scritta dei sentimenti delle persone.
I ragazzi restano da subito affascinati dalla personalità e dalla filosofia del docente, tanto da ricreare quel circolo segreto di poesia di cui lo stesso professore faceva parte da studente. In particolare, uno di loro, Neil, oppresso da un padre autoritario al quale interessa solo il suo profitto negli studi, scopre così la propria vocazione per il teatro; un altro, Knox, trova il coraggio di dichiararsi alla ragazza che gli piace.
Ma non tutti amano la nuova situazione che è andata a crearsi nella classe di Keating, il preside in testa, e questo porterà a conseguenze estreme e, per alcuni, tragiche.

Senza voler svelare nei dettagli lo svolgimento dell’intera trama del film, specialmente per i pochi che non l’hanno ancora visto, non è difficile scoprire da che parte sia schierato: la profonda empatia con la quale vengono raccontate le vicissitudini personali dei ragazzi è la prova di come, secondo il regista, non esista imposizione giusta se non quella di fare esattamente ciò che ci si sente, al momento in cui ci si sente di farlo. Questo è uno dei messaggi. Il professore non impone, induce a seguire il proprio talento. Non punisce, incoraggia. E i risultati lo premiano, almeno per quanto riguarda il sentimento di realizzazione individuale degli alunni. Che è qualcosa di diverso dal profitto, ed è una forma personale di disciplina.

Non sarebbe giusto, però, parlare di anarchia riguardo al messaggio alla base de L’attimo fuggente. Non c’è nessuna ribellione a prescindere verso l’autorità costituita, né quella genitoriale né quella scolastica. Il padre del ragazzo e il preside del collegio diventano nemici di Keating e della sua filosofia, criminalizzando la società dei poeti estinti al pari di una setta clandestina, perché vanno a cozzare contro la loro mania del controllo, contro la rigidità omologatrice del loro pensiero, per il quale non importano le inclinazioni personali, e bisogna seguire tutti la stessa strada, a prescindere se la si ritiene giusta.

L'attimo fuggente
Foto tratta dalla pagina imdb de L’attimo fuggente

La scelta degli attori adulti, in questo senso, fu particolarmente felice. Robin Williams, autentico folletto del cinema americano, aveva esordito interpretando l’alieno Mork nella serie Happy Days: un personaggio stravagante, che viene dallo spazio, perciò estraneo alle regole terrestri, eppure dotato di un candore tale da suscitare la simpatia di una ragazza terrestre, Mindy, che finisce per innamorarsi di lui.
Due anni prima di impersonare il professor Keating, era stato il deejay radiofonico Adrian Cronauer in Good Morning, Vietnam: un altro personaggio disturbatore dell’ordine costituito, capace di conquistare i soldati americani a Saigon con il suo approccio allegro e scanzonato, che permette loro di vedere ancora un lato umano nella loro disumana permanenza in terra vietnamita, scatenando così le ire dei vertici militari che lo considerano un sovversivo che possa spingerli alla diserzione.
L’attimo fuggente è il film che consacrò definitivamente Robin Williams come sorridente simbolo di anticonformismo.

Allo stesso modo, Kurtwood Smith, l’attore che impersona il dispotico padre di Neil, personaggio che ricopre il ruolo di antagonista principale della vicenda, è sempre stato specializzato in ruoli arcigni e autoritari, sia come tutore della legge che come criminale, ma spesso al servizio di un ordine costituito.
Nel 1987, in quel pilastro della fantascienza distopica ad alto contenuto di satira che fu Robocop, interpretava il malvagio capo di una gang di assassini al servizio di una multinazionale della biomeccanica, incaricato da quest’ultima di eliminare il protagonista, il poliziotto che si è ribellato al sistema e che verrà poi trasformato nello sbirro robotico del titolo, senza però perdere la propria coscienza individuale.
Nel 1992 sarà di nuovo impegnato in scenari distopici in 2013: la fortezza, questa volta lui stesso nei panni di un robot umanoide, a capo del carcere di massima sicurezza in cui sono rinchiusi i dissidenti. Una figura, quindi, che più rigida e oppressiva non potrebbe essere.

L'attimo fuggente
Foto tratta dalla pagina imdb de L’attimo fuggente

Tornando a L’attimo fuggente, tutt’ora si discute su quanto il metodo di insegnamento di Keating fosse valido e realizzabile. Su come, secondo alcuni, figure simili a lui abbiano contribuito a rendere la scuola una fucina di talenti e su come invece, secondo altri, abbiano finito per indebolire la capacità didattica degli insegnanti e soprattutto la loro autorità, portando alla diffusione dell’ignoranza e alla perdita di disciplina fra gli studenti di cui purtroppo si sente parlare.
Ad avviso di chi scrive, quest’ultimo nesso non esiste.
Un metodo di insegnamento tradizionale, puramente nozionistico, spesso non è in grado di attirare l’attenzione degli alunni, di suscitare la loro curiosità e scoprire le loro inclinazioni. In questo senso, sperimentare nuovi metodi, che incoraggino la creatività, può solo essere d’aiuto alla scuola. Renderla più moderna ed efficace.
Inoltre non è certo colpa degli insegnanti se materie come la geografia o la storia dell’arte, di grande importanza culturale nella formazione degli studenti, sono state in gran parte cancellate dai programmi scolastici. Anzi, è proprio grazie a professori particolarmente brillanti e capaci di creare metodi di insegnamento alternativi che queste materie, così bistrattate dai programmi ministeriali, esercitano ancora interesse sugli alunni.

Un’ultima riflessione riguarda gli aberranti episodi di cronaca in cui insegnanti sono stati aggrediti fisicamente da parte di alcuni genitori che avevano contestato il loro operato, in particolare la decisione di punire i loro figli per il loro comportamento poco rispettoso. Anche se per ragioni opposte, e in questo caso con l’aggravamento della barbarie della violenza fisica, non è poi così fuori luogo notare in simili atteggiamenti qualcosa di simile al comportamento del padre di Neil nei confronti del professor Keating. Ovvero, la non accettazione della decisione dell’insegnante, che viene così delegittimato, in quanto non conforme alla propria idea di educazione dei figli: autoritaria, per nulla lungimirante e indirizzata solo al profitto nel caso del padre di Neil; anarchica, iperprotettiva e priva di principi, oltre che di sanzioni, nel caso degli aggressori.

Per questi motivi, quello de L’attimo fuggente è un messaggio che ci sentiamo di condividere, e che come in trent’anni non ha perso un minimo della propria efficacia, siamo convinti che la manterrà trascorsi altri trent’anni. Per dirla col professor Keating, Carpe diem, cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita. È un insegnamento che vogliamo trasmettere ai nostri figli, ai nostri fratelli minori, a tutte le persone a cui teniamo e, perché no, anche a noi stessi.