Aggiusta che la crisi passa
e l’ambiente resta

Economia circolare

La cultura della riparazione e del riuso, applicazione concreta dei principi dell’economia circolare nella quotidianità di ciascuno, sta affermandosi sempre più nello stile di vita degli italiani, determinando nuove abitudini di consumo e creando nuove opportunità di lavoro.

L’arrotino e ombrellaio non è mai sparito: specialmente nella provincia italiana, è sempre capitato, di solito in primavera e in autunno, di sentirne il richiamo in strada, ogni volta accolto con stupore misto a riconoscimento. Il “come eravamo” che rispunta all’improvviso, un passato che continua a vivere sottotraccia, agganciato a una specie di indecifrabile ostinazione di alcuni.

Adesso però questo passato si riaffaccia in chiave moderna, in tutte le città, e soprattutto quelle più grandi, e diventa tendenza, anche elegante, che dà sostanza alle nuove virtù cardinali del vivere civile: risparmio, riuso, riduzione dei rifiuti e dell’inquinamento ambientale. E così (ri)scopriamo il piacere di riparare oggetti che già possediamo. Dagli abiti alle borse alle scarpe, dagli oggetti d’arredo ai mobili agli elettrodomestici, per finire ai prodotti tecnologici.

La crisi economica e la conseguente contrazione dei consumi, da un lato, e la nuova coscienza ecologica che si sta diffondendo, dall’altro, hanno così indotto un radicale cambiamento nelle abitudini di ciascuno di noi.

Avere oggetti da recuperare è diventato addirittura più bello dell’usa e getta che ha dominato i decenni dell’ubriacatura consumista. Un oggetto per essere degno di essere aggiustato, difatti, è di per sé un oggetto che consideriamo di qualità: rammendiamo il capospalla, o ripariamo la borsa di pelle, recuperiamo il cuscino fatto con una stoffa o un ricamo pregevole, o l’imbottitura di una poltrona che è solida e comoda. Un oggetto di qualità, poi, ha anche una storia, ricordiamo dove è stato acquistato e quando, per quanto è stato desiderato, forse è stato ricevuto in regalo. O forse è stato un irripetibile affare. È comunque un oggetto che ci convince per il suo valore d’uso, al di là del suo valore di scambio. E questo è già abbastanza soddisfacente per chi, come noi, sta attraversando il guado di una crisi economica che ha ridefinito il valore di quasi tutto quel che ci circonda e possediamo, partendo da ciò che ci è necessario.

Questa tendenza sta portando alla riscoperta di mestieri artigiani tradizionali, come lavandai, sarti, calzolai, falegnami, corniciai, maniscalchi, tappezzieri e spazzacamini, e contemporaneamente alla affermazione di un nuovo artigianato digitale, che ci sta facendo scoprire la possibilità di aggiustare, o comunque reimpiegare, quegli oggetti che fino a poco tempo fa consideravamo irrimediabilmente destinati a un’unica vita.

I MESTIERI DELLA TRADIZIONE

Chi sa realizzare piccoli lavori di ferramenta e falegnameria, chi consente di recuperare e rinfrescare abiti e accessori, chi sa riparare biciclette o rinnovare tappezzerie e oggetti d’arredo ha oggi un parco clienti enorme e le richieste sono così tante che questa sta rivelandosi una buona opportunità lavorativa.

Basti pensare che oggi, in Italia, i lavori di una volta assicurano un impiego a quasi 900 mila addetti. Tra questi troviamo soprattutto giovani e stranieri, con una maggiore distribuzione nel sud d’Italia, Campania Sicilia e Puglia in testa, anche se nella sola Lombardia sono quasi 100 mila gli occupati in questi settori, che sembravano destinati a scomparire. Un ritorno in auge che sta ridefinendo anche un’offerta formativa specifica per garantire servizi di alta qualità, con l’affermarsi di scuole di specializzazione artigianale come quelle di gioielleria, liuteria, ebanistica, sartoria, restauro, pelletteria, moda e ceramica.

GLI “AGGIUSTATUTTO” DIGITALI

Se l’artigianato fa tradizionalmente parte della nostra cultura, del tutto nuova invece è la tendenza a riparare elettrodomestici, anche quelli non più coperti da garanzia, e apparecchi elettrici ed elettronici in genere. Gli “irreparabili” per definizione, quelli che in un attimo si trasformano da oggetti utili e funzionanti a rottami, spesso anche ingombranti. Richiedendo pertanto un nuovo acquisto e lo smaltimento del vecchio, in tempi rapidi e con tutti i problemi di inquinamento ambientale connessi.

Secondo un rapporto della Deloitte, nel 2016 l’Europa avrebbe potuto dimezzare le emissioni del settore elettrico ed elettronico soltanto incentivando il riuso di questi oggetti.

Ora anche in questo specifico settore, seppure con molte difficoltà e ancora a macchia di leopardo, si sta affermando la tendenza e la disponibilità alla riparazione. Grazie ai negozi specializzati, che si stanno attrezzando con i pezzi di ricambio, pur sempre molto costosi – pezzi di ricambio che sono comunque sempre più facilmente reperibili on line. E grazie soprattutto a nuove esperienze di importazione, come quelle dei Restarters e dei Repair Cafè, in cui si riuniscono i nuovi artigiani digitaliI Restarters, utilizzando il web, organizzano appuntamenti di solito settimanali, chiamati Restart Party, dove chiunque può portare computer, televisori, lavatrici, cellulari, smartphone rotti per vedere se possono essere riparati. I Restart Party, nati in Gran Bretagna, si stanno diffondendo soprattutto in Lombardia, in Piemonte, in Veneto e in Toscana. I Repair Cafè, invece, sono luoghi dove è possibile portare oggetti elettrici o elettronici per trovare qualcuno che li aggiusti o che insegni a farlo da sé, nell’ambito di una socialità conviviale volta a recuperare anche il piacere e la soddisfazione dell’aggiustare insieme le cose. Oggi la Repair Cafè Foundation, costituita in Olanda, è un network, con 1.500 punti per le riparazioni in tutto il mondo – 12 dei quali nel Nord e Centro Italia, da Trento a Roma.

Inoltre, per insegnare a coloro che possiedono qualche rudimento di base a riparare oggetti tecnologici sono disponibili anche video su YouTube, manuali e tutorial su Ifixit.

IL MODELLO SVEDESE

Risparmio individuale, opportunità occupazionali, riduzione degli sprechi e del carico ambientale. Alcuni stati stanno scommettendo sulla rigenerazione economica legata alla cultura e alla pratica del riparare. In Europa è la Svezia a fare da apripista, con l’introduzione di una legge sulle piccole riparazioni che dimezza l’Iva, dal 25 al 12 per cento, per chi ripara tv, forni o biciclette e consente di detrarre tutte le riparazioni dalla denuncia dei redditi.

Come sostiene il Wwf, a commento della scelta svedese, “questo sistema di incentivi mira a rendere più conveniente la scelta ecologica collegando un vantaggio immediato alla scelta dell’individuo. Riparare e riutilizzare sostituisce il paradigma ‘buttare e comprare’ che si è affermato nei tempi moderni. L’iniziativa svedese mira così ad affermare una vera e propria economia delle riparazioni, in grado di creare nuovi posti di lavoro”.

Che hanno le pregevoli caratteristiche di vivere di relazioni basate su fiducia e competenza, di fondarsi su rapporti di prossimità, e di essere spesso ben retribuiti. Il che, al giorno d’oggi, non è poco.