Una statua di Bud Spencer
sul litorale di Livorno

Bud Spencer

Lo scorso 2 giugno, a Livorno, è stata inaugurata la prima statua italiana dedicata a Bud Spencer, realizzata dallo scultore Fabrizio Galli. L’iniziativa è stata promossa dalla pagina Facebook In onore di Bud Spencer con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Livorno, dell’assessorato alla Cultura e di quello allo Sport della città toscana.
All’evento hanno partecipato, fra i tanti, il sindaco di Livorno Filippo Nogarin, i tre figli di Bud (Giuseppe, Cristiana e Diamante Pedersoli) e gli Oliver Onions (i fratelli Guido e Maurizio De Angelis), autori delle colonne sonore di tantissimi film da lui interpretati.

Il grande, grosso e barbuto attore napoletano, al secolo Carlo Pedersoli, nato il 31 ottobre 1929 e scomparso il 27 giugno 2016, è entrato nel cuore di tutti, anche al di fuori dell’Italia, grazie soprattutto ai film in coppia con Terence Hill alias Mario Girotti. Bud rappresenta fin dai primi anni ’70 un’autentica icona culturale, la personificazione del gigante buono, burbero e un po’ indolente, ma sempre pronto a proteggere i deboli e a prendere a sberle i prepotenti. Un simbolo contro il bullismo ante litteram. Ora, a tre anni dalla sua morte e nell’anno in cui ne avrebbe compiuti 90, ha ottenuto un riconoscimento riservato ai più grandi istrioni dello schermo (basti pensare alla statua di Totò nel rione Sanità, a Napoli, o a quella di Alberto Sordi a Roma), in uno dei luoghi a lui maggiormente legati.

In questo caso, la scelta del litorale di Livorno (presso le panchine della Bellana, in Viale Italia, vicino allo Scoglio della Regina) rappresenta infatti il doveroso omaggio all’attore da parte della città in cui sono state girate due delle sue più famose avventure in solitaria, Lo chiamavano Bulldozer (1978) e Bomber (1982), entrambe dirette da Michele Lupo. L’ambientazione portuale e la vicinanza della base americana di Camp Darby offrirono la giusta location per un paio di storie di riscatto umano e sportivo, con lievi variazioni ma la stessa morale. In entrambi i film, Bud interpreta un ex campione dello sport ritiratosi a fare il lupo di mare che torna a dedicarsi alla disciplina da cui si era allontanato in seguito a una delusione personale (il football americano in Bulldozer, la boxe in Bomber) per addestrare i ragazzi locali, insegnando loro valori come l’onestà e il sacrificio e sottraendoli alla strada dell’illegalità. Tutto questo, dispensando al tempo stesso sganassoni incruenti ai militari statunitensi arroganti e a tutti i cattivi che incontra sulla strada.

Bud Spencer
La statua di Bud Spencer a Livorno. Immagine tratta dalla pagina Facebook di Bud Spencer.

La statua, a grandezza naturale, realizzata in vetroresina dipinta con armatura di ferro, raffigura non a caso Bud in tenuta da marinaio, con il cappottone blu scuro, il berretto calato sugli occhi a fessura, lo sguardo burbero e le mani in tasca, proprio come appare nei due film di Lupo. Alle sue spalle, il mare; ai suoi piedi, un sacco da palestra, un paio di guantoni da boxe e un casco da football, simboli dei suoi personaggi.
L’autore della statua, Fabrizio Galli, classe 1962, è uno dei più grandi maestri costruttori dei Carri del Carnevale di Viareggio, le cui creazioni sfilano sul lungomare della città toscana da oltre trent’anni (nell’ultima edizione ha lasciato il segno con il suo Trump gigante in armatura). Per finanziare l’opera e sostenere le spese di realizzazione, è stata lanciata una campagna di crowdfunding sul sito Produzioni dal Basso, che ha raccolto fino a ora circa 6000 euro.

Questo omaggio non è che l’ultimo, in ordine cronologico, dedicato all’iconico attore dopo la sua scomparsa. Il 1° giugno, a Fontevivo, in provincia di Parma, è stata inaugurata Via Carlo Pedersoli, prima strada d’Italia intitolata a Bud Spencer, alla presenza del figlio Giuseppe.
Risale a quasi un paio d’anni fa, ed è stata installata sulla Corvin Promenade di Budapest, la prima statua in assoluto dedicata a Bud, inaugurata l’11 novembre 2017 alla presenza delle figlie Cristiana e Diamante. Si tratta in questo caso di un’imponente opera in bronzo di circa due metri di altezza, realizzata dalla giovane scultrice locale Szandra Tasnadi, e raffigurante Bud in tenuta da cowboy, con una pistola nella fondina, mentre porta in spalla una sella. Esattamente il look western da lui sfoggiato nel film che lo lanciò come attore comico, Lo chiamavano Trinità (1970). Sul basamento una scritta in ungherese traducibile come “Non abbiamo mai litigato”, frase che l’attore pronunciava sempre riguardo al suo legame con l’amico di sempre Terence Hill.

Ora, finalmente, anche l’Italia ha reso onore a uno dei beniamini del suo cinema, capace di divertire tante generazioni e tutt’ora in grado, a ogni passaggio televisivo, di riunire davanti allo schermo intere famiglie, grazie a una comicità senza tempo e a un messaggio semplice ma efficacissimo.
Oltre alla funzione di valorizzazione del luogo in cui si trova, che acquista così il ruolo di meta di turismo cinematografico, ci piace pensare alla statua di Bud Spencer, più in generale, come a una presenza benevola sul litorale livornese. Ci piace pensare che, la sera, quando passeggiamo sul lungomare e la tristezza e la preoccupazione non ci lasciano in pace, la statua di Bud possa animarsi, appoggiare la sua mano da gigante sulla nostra spalla e, con voce baritonale, darci il giusto consiglio, facendoci sentire meno soli. E magari, dato che c’è, stendere con il suo pugno a martello eventuali malintenzionati.