Ma il paesaggio non è
un’etichetta

Prosecco

Il Comitato per il Patrimonio mondiale Unesco ha approvato all’unanimità l’iscrizione delle Colline della Marca nel registro dei siti Patrimonio dell’Umanità. Si tratta di un’area ben definita, ampia circa 97 Km quadrati, di declivi coltivati a vite e di borghi tra Conegliano e Valdobbiadene, in provincia di Treviso. Le colline del Prosecco diventano così il 55° sito italiano sotto l’egida dell’Organizzazione mondiale delle Nazioni Unite per la cultura. L’Italia rafforza ulteriormente la propria leadership, raggiunta solo dalla Cina. Il riconoscimento Unesco sottolinea il valore emblematico di questo particolare paesaggio, in cui l’uomo, con un’opera di secoli, ha saputo trasformare un ambiente non facile, con una conformazione geomorfologica caratterizzata da ripide pendici collinari e vaste aree boschive, in un territorio produttivo d’eccellenza, anche molto bello allo sguardo. 

MEMO vuole comprendere in che modo la tutela del paesaggio sia un valore aggiunto per il territorio sul piano economico, produttivo e culturale. Ne parliamo con Benedetta Castiglioni, professore associato di Geografia, presso il Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità dell’Università degli Studi di Padova, una delle maggiori esperte in Italia di paesaggio e della sua relazione con la società.

Che cosa significa per Conegliano Valdobbiadene la nomina Unesco?

Si tratta di un riconoscimento all’interno di una categoria particolare, quella dei siti eccezionali per lo straordinario rapporto tra attività dell’uomo e caratteri naturali. Tradizionalmente la Lista del Patrimonio dell’Umanità Unesco comprende o siti culturali o siti naturali.  

In questo caso, invece, l’eccezionalità risiede nella relazione tra uomo e ambiente: il paesaggio visto come il prodotto di un rapporto di lunga durata. È molto interessante la centralità che viene attribuita al paesaggio, al quale viene riconosciuto anche un valore universale. Ogni paesaggio è sempre portatore di una serie di valori. In questo caso, i valori di Conegliano- Valdobbiadene possono essere riconosciuti a più livelli, dalla comunità locale ma anche da contesti più ampi.

Un riconoscimento che implica anche delle nuove responsabilità.

Dietro ogni paesaggio c’è sempre una pluralità di attori che lo hanno costruito. Nel rapporto uomo – ambiente, l’uomo non è mai uno solo, ma agisce sempre una pluralità di soggetti responsabili, che portano anche interessi e sguardi diversi. In questo caso si aggiunge uno sguardo ulteriore, che mette le colline del Prosecco sotto i riflettori internazionali. Il che è molto interessante, ma anche non facile. Dobbiamo fare in modo che diventi una opportunità di crescita ulteriore per il territorio.

Le colline del Prosecco possono diventare un modello esportabile di gestione del territorio?

L’eccezionalità del sito sta in una messa a coltura di un vigneto particolare su queste determinate forme di territorio.  Ogni paesaggio è unico perché è in un luogo specifico. Pertanto è per definizione irripetibile. È utile però aiutarsi tra territori per capire quali siano le modalità migliori per una gestione attenta e rispettosa. Avere su di sé uno sguardo internazionale vuol dire avere nuove occasioni di confronto e di conoscenza.    

Quali possono essere gli effetti di ricaduta sugli equilibri, anche produttivi, del sito?

La questione chiave è il rapporto che c’è tra il valore di questo paesaggio, e il suo riconoscimento come patrimonio universale, e il valore del vino che vi si produce. Non dobbiamo istituire alcun automatismo tra il riconoscimento Unesco del paesaggio e il prosecco. Anche perché questo vino può essere prodotto in altri luoghi, addirittura in altri continenti. È perciò molto importante tenere presente i confini del sito, perché in questa zona la produzione del vino avviene secondo modalità rispettose dell’ambiente, nell’ottica della sostenibilità. Modalità che hanno contribuito a definire la specificità del paesaggio e insieme la qualità del prodotto, ma ne determinano – necessariamente – anche la quantità. Le due cose non possono essere slegate. Non tutto il prosecco che beviamo potrà dirsi prosecco Unesco. Questo riconoscimento non può essere interpretato soltanto come un marchio su un’etichetta.

Come possiamo evitare questo rischio? 

Occorre valorizzare l’eccellenza del vino prodotto nella zona Conegliano-Valdobbiadene, tenendo presente che nemmeno tutta la DOCG fa parte del sito Unesco. E prestare molta attenzione alle zone confinanti, che a loro volta producono prosecco, affinché non si orientino forzatamente verso una iperproduzione, che condurrebbe alla monocoltura del vino. Gravi rischi ambientali sarebbero l’impoverimento del suolo e l’inquinamento da pesticidi. Facciamo in modo piuttosto che la nomina sia una spinta a produrre meglio in tutta la zona del prosecco, anche quella esterna al sito.   

Come si tutela in concreto un sito Unesco?

Stiamo parlando di un territorio dalla morfologia particolare, con colline allungate parallele l’una all’altra, tagliate da piccole valli trasversali, con versanti esposti a sud, coltivati a vigneto, e versanti esposti a nord, lasciati a bosco. Il riconoscimento deve costituire un’occasione per studiare di più questo paesaggio, frutto di una relazione storica felice tra uomo e ambiente. Ora dobbiamo chiamare ad una rinnovata collaborazione tutti i soggetti interessati: bisogna evitare contrapposizioni e, al contempo, cristallizzazioni da “bel paesaggio verde”. Le relazioni devono sempre essere dinamiche. Perciò è necessario il coinvolgimento attivo di tutti: degli abitanti, dei produttori, degli enti locali e della regione, degli altri soggetti istituzionali impegnati nella tutela. Gli sguardi sul paesaggio sono tanti, occorre allenarli per realizzare ogni volta nuove forme di convergenza, le sole che possono avere benefici effetti sulla gestione del territorio.

In questo senso, l’Osservatorio regionale per il paesaggio, con cui l’Università collabora, ha già avviato l’anno scorso dei percorsi di formazione destinati a soggetti del settore pubblico, tecnici comunali da un lato e insegnanti dall’altro, per costruire una sempre maggiore consapevolezza della specificità culturale del paesaggio delle colline del Prosecco.