La mobilità dolce
è un cammino
verso il futuro

Mobilità dolce

“Il camminare presuppone che a ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che qualcosa cambi in noi”, scriveva Calvino. Un atto di fiducia nella possibilità di trasformazione – crescita? – a cui ogni azione consapevole ci consegna. Perché quello dello spostamento è un tempo attivo e pieno – possiamo guardare, conoscere, scoprire e incontrare – che si perde davvero solo nella ricerca esclusiva della velocità fine a se stessa. Nella Settimana europea della Mobilità, Federico Massimo Ceschin, presidente nazionale di SIMTUR, Società Italiana Professionisti della Mobilità dolce e del Turismo sostenibile, riflette sulla mobilità dolce come “fatto culturale”, ma soprattutto come “riconquista della dimensione umana”.

Torna puntuale come ogni anno, dal 16 al 22 settembre, la Settimana Europea della Mobilità, con un’edizione dedicata al tema “Camminare e pedalare in sicurezza nelle città”.

L’appuntamento, giunto alla 18a edizione, è diventato ormai un appuntamento fisso e irrinunciabile per tutte le amministrazioni e per tutti i cittadini che si vogliono impegnare sulla strada della sostenibilità e del miglioramento della qualità della vita delle nostre città, lanciando un appello al cambiamento ed al rinnovamento degli stili di vita.

Osservando i dati della ricerca “Audimob – Stili e comportamenti di mobilità degli italiani”, realizzato annualmente da Isfort su impulso della Fondazione Nazionale delle Comunicazioni, è necessario considerare un forte cambiamento dei modelli comportamentali degli italiani: si assiste ad una crescente distribuzione della domanda che vede aumentare la quota di persone che si muove nel corso della giornata, effettuando però in media meno spostamenti, di minore distanza e minore durata.

E’ interessante guardare alle motivazioni degli spostamenti: balza agli occhi l’impennata del peso del tempo libero (dal 34,8% del 2016 al 41,2% del 2017) a scapito soprattutto della componente più sistematica del lavoro e dello studio. Ovvero si registra una crescente fascia di popolazione che intende muoversi, fare spostamenti e viaggiare, anche se per linee di frammentazione e di prossimità: pochi spostamenti, brevi ma giornalieri, legati alla ricerca di una più adeguata qualità della vita nel corso della quotidianità.

“Si può dunque dire che stiamo entrando in una fase nuova” – spiega Federico Massimo Ceschin, presidente nazionale di SIMTUR, Società Italiana Professionisti della Mobilità dolce e del Turismo sostenibile – “in cui la mobilità diventa un fatto culturale. Non più soltanto spostamenti a piedi o in bicicletta, nel nome della sostenibilità, mobilità collettiva e mobilità condivisa: sembra ormai acquisito che la nostra stessa sopravvivenza sia determinata dalla capacità di diminuire l’inquinamento atmosferico e le emissioni di gas serra che minacciano il clima e la salute, di ridurre la congestione stradale e le cause di incidentalità, di invertire la tendenza al consumo di suolo per sempre nuove strade e infrastrutture, nonché di arrestare il degrado dell’espansione delle periferie, che aggrediscono con il cemento le aree rurali e allontanano progressivamente le comunità dall’agorà dei centri cittadini, sostituendo le piazze d’incontro e di relazione con i centri commerciali e altri non-luoghi privi di anima”.

Capita a ciascuno di noi: quando riusciamo a riconquistare un po’ di tempo e proviamo a percorrere le stesse distanze lentamente, a piedi o in bicicletta, ecco che improvvisamente ci si dischiudono paesaggi inediti, scorci inattesi, botteghe intriganti, dettagli architettonici o naturalistici. E torniamo ad incontrare le persone. Allora il viaggio non è più un tempo morto, bensì un’esperienza attiva, che lascia qualcosa alla fine della giornata, non foss’altro per la percezione del fluire delle stagioni – luci, temperature, venti, piogge, nevi, colori del fogliame – che ci è negata quando siamo chiusi nel bozzolo artificiale motorizzato della nostra auto.

“La mobilità dolce è allora fors’anche più di un fatto culturale” – chiosa Ceschin – “è la riconquista della dimensione umana”.

E così, ecco la novità di quest’anno: SIMTUR propone una “Settimana della Mobilità Dolce”: non soltanto un momento di celebrazione dei comportamenti ecologicamente corretti ma un’occasione e una vetrina irrinunciabile per la cittadinanza e per le amministrazioni locali attive in un processo, necessario e irrinunciabile, di miglioramento della mobilità urbana nella direzione della sostenibilità ambientale unita al benessere e alla felicità dei cittadini, nonché alla crescita economica.

Se i motivi per aderire alla EMW (European Mobility Week) sono diversi e vanno dalla migliore promozione di politiche già attive fino all’attivazione di misure permanenti e politiche a lungo termine, attraverso un maggiore coinvolgimento della cittadinanza nelle scelte di pianificazione e gestione della mobilità (come già insegnano i PUMS), partecipare alla Settimana SIMTUR costituisce – in aggiunta – un’importante cassa di risonanza di livello nazionale: tutte le attività realizzate dagli Enti locali sono promosse da un ufficio stampa, pubblicate sul sito ufficiale dell’iniziativa e promosse tramite i social network.

Per iscriversi alla EMW è sufficiente compilare il format sul sito internet www.mobilityweek.eu. La richiesta d’iscrizione così compilata è valutata dal Ministero dell’Ambiente, in qualità di Coordinatore nazionale, che può, ove necessario, chiedere integrazioni o chiarimenti al soggetto richiedente.

Anche iscriversi anche alla “Settimana della mobilità dolce” SIMTUR è molto semplice: è sufficiente compilare il modulo online, presente all’indirizzo https://tinyurl.com/EMW2019, specificando la tipologia di eventi promossi, luogo, orari e immagini descrittive (la compilazione dei campi non può essere generica e deve contenere l’indicazione dettagliata delle attività da realizzare).

Le migliori prassi potranno successivamente candidarsi al premio nazionale “Go SLow” e partecipare al Meeting di novembre – All Routes lead to Rome – che giunge alla IV edizione dal titolo «Living in the present, thinking of future». Ovvero, come direbbe Papa Francesco: che mondo vogliamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi?

Tutte le informazioni sul sito www.simtur.it