Imparare con il fumetto

Fumetto

Possono i fumetti, l’arte sequenziale, o la letteratura disegnata che dir si voglia, diventare metodo e materia di insegnamento nelle scuole? A questa domanda, tutt’altro che scontata, qualcuno risponderebbe no, perché il fumetto viene considerato ancora una forma d’arte, o di letteratura, minore. Roba d’evasione, da leggere magari nei ritagli di tempo, adatta per lo più ai bambini. Eppure, soffermandosi proprio su quest’ultimo pregiudizio, si può ricavare uno spunto di riflessione decisamente interessante. Data la facilità di lettura da parte di bambini e ragazzi, dato l’alto coinvolgimento che la coesistenza di immagini e parole crea subito nel lettore, il fumetto può essere uno strumento estremamente utile per l’insegnamento nelle scuole. Al pari del cinema.

L’applicazione dello strumento del fumetto alla didattica è uno dei temi su cui si discuterà a Sapori & Storie Verticali, rassegna culturale che avrà luogo a Levanto, in provincia della Spezia, da venerdì 11 a domenica 13 ottobre. A rappresentare l’arte sequenziale saranno presenti due realtà molto diverse tra loro, la Scuola Chiavarese del Fumetto e l’Ecole Cesan di Parigi, che proveranno a spiegare come e perché il fumetto può diventare un valido mezzo per raccontare agli studenti storie che arricchiranno la loro conoscenza, in maniera semplice e immediata.

Il primo in Italia a riconoscerne il valore culturale fu, nel Dopoguerra, Attilio Bertolucci, uno dei più lucidi intellettuali della sua epoca. Poeta, letterato, sceneggiatore e, prima di tutto, professore di Italiano e Storia dell’Arte, fu lui a sdoganare i fumetti come genere letterario degno di essere studiato nelle scuole. Forse proprio dalla sua immensa conoscenza sia delle lettere che delle arti figurative derivava tanto rispetto nei confronti di questo genere di racconto che si poneva in perfetto equilibrio fra l’arte e la letteratura. Ai personaggi storici dei fumetti, soprattutto quelli delle strisce americane, Attilio Bertolucci dedicò la parte finale di Aritmie, una raccolta di scritti saggistici che spaziavano in tutte le forme di cultura da lui incontrate, uscita nel 1991.
Il poeta si dimostrò fin da subito favorevole alla presenza dei fumetti, senza distinzione di genere e nazionalità, tra le letture preferite del figlio Bernardo. Se quest’ultimo sarebbe poi diventato uno dei registi italiani più raffinati, parte del merito spettò alla sua formazione culturale, nella quale i fumetti ebbero un ruolo centrale. Lo stesso Bernardo, qualche anno prima di morire, ricordava infatti come suo padre li ritenesse una forma popolare, ma importante di letteratura. E come in fondo, secondo lui, anche la storia di San Francesco dipinta da Giotto ad Assisi fosse simile a un fumetto.

Dopo Bertolucci, fu Umberto Eco a occuparsi dell’arte sequenziale come fenomeno culturale. Nel suo saggio del 1964 Apocalittici e integrati, Eco analizzava il fumetto, attraverso alcuni personaggi, come esempio di letteratura di massa e come potenziale strumento di persuasione. Sottolineando come l’effetto di questo tipo di cultura dipendesse dalla modalità di fruizione del lettore e non dal contenuto delle opere in sé, Eco non si schierò né con chi assumeva un atteggiamento scettico ed elitario verso la cultura di massa, né con chi ne aveva una visione ottimistica.
Ma l’anno successivo apparve in edicola il numero uno di Linus, la prima rivista italiana dedicata ai fumetti destinata a un pubblico adulto e con una forte connotazione politica. Su quel numero di debutto fu pubblicata un’intervista “storica” fatta proprio da Eco a letterati come Elio Vittorini e Oreste Del Buono, che ne sarebbe diventato in seguito direttore, sul tema delle strisce di Charlie Brown, di cui veniva così riaffermata, se mai ce ne fossero dubbi, l’importanza culturale.

Negli anni successivi, l’atteggiamento del mondo della cultura italiana nei confronti del fumetto si sarebbe mantenuto in bilico fra lo snobismo e l’entusiasmo. Pochi, però, ne intuirono il potenziale educativo. Uno di questi fu sicuramente Enzo Biagi che, alla fine degli anni Settanta, progettò la Storia d’Italia a fumetti. Una collana di poderosi volumi che raccontava la nostra storia, dalla caduta dell’Impero Romano alla contemporaneità, utilizzando il fumetto a scopi didattici. A quei quattro volumi, usciti tra il 1978 e il 1986 ed editi da Mondadori, collaborarono per i disegni artisti del calibro di Milo Manara e Marco Rostagno. Il format riscosse un grande successo, tanto che fu esteso in seguito ad altri eventi storici, sia italiani che stranieri, con opere come la Storia dei popoli a fumetti (1983).

Un altro esempio illuminante sull’argomento fu, nel decennio successivo, L’economia di Zio Paperone, iniziativa editoriale realizzata tra il 1992 e il 1996 da Il Sole 24 Ore in collaborazione con la Disney italiana. In questo caso, attraverso il mondo dei Paperi si introducevano bambini e ragazzi allo studio dell’economia. E anche qui la risposta dei lettori fu entusiastica. Qualche anno prima, nel 1987, Zio Paperone e nipoti erano stati protagonisti di un singolo fascicolo, uscito in allegato a Topolino, dal titolo Tuttambiente, in cui la storia a fumetti, disegnata da Giovan Battista Carpi, aveva lo scopo di sensibilizzare i giovani lettori alle tematiche ecologiste.

Si potrebbero elencare molti altri esempi dell’efficacia del fumetto come strumento nella didattica, e altrettanti se ne potrebbero fare riguardo al valore del suo insegnamento anche come materia in sé. Per la sua importanza nello sviluppo della creatività degli studenti nel raccontare storie e nell’esprimere emozioni e stati d’animo attraverso la combinazione di scrittura e disegno.
E per chi ancora sostiene che il fumetto sia soltanto un mezzo di intrattenimento senza spessore, forse un ritorno sui banchi di scuola, ma dalla parte degli studenti, sarebbe il rimedio giusto.

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Sapori & Storie Verticali. Levanto, 11, 12, 13 ottobre 2019