L’Università di Pollenzo:
sostenibile, internazionale, innovativa

Pollenzo

A 15 anni dalla sua fondazione, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo presenta “Essere Pollenzo – UNISG La forza del sistema”, il suo primo Rapporto di sostenibilità, redatto con la collaborazione di Aida Partners. Un’occasione di bilancio della propria attività e una fotografia di quello che Pollenzo è oggi: un’Università che, dopo aver contribuito a creare un modello formativo innovativo, a partire da un’idea visionaria del suo fondatore Carlo Petrini, ambisce a diventare “l’Università di riferimento del green e circular food nel mondo”.

“Volevamo realizzare un’accademia gastronomica equiparata alle altre accademie, – racconta Carlo Petrini, che di UNISG è oggi il presidente -, come ad esempio l’Accademia delle belle arti. Creare una dimensione universitaria senza essere università, con lo stesso valore, ma senza il suo formalismo. Poi ci è stata consigliata la formula dell’università privata. Il primo anno avevamo sessanta studenti. Era il 2004”.

Da allora Pollenzo ha formato oltre 2.500 gastronomi provenienti da 92 diversi paesi: figure professionali che possono operare ai massimi livelli nei settori del cibo, in tutta la sua filiera, dalla produzione alla distribuzione, dalle imprese alle istituzioni. E che sono molto ricercate, se a un anno dalla laurea il 76,9% dei laureati è occupato in attività lavorative retribuite, e il 38,5% è impegnato in lavori all’estero.

Il sistema Pollenzo, la sua didattica, il suo spirito di sperimentazione vanno a costituire un modello formativo, non solo per le diverse discipline in cui si articola, ma soprattutto per il tipo di relazioni che si instaurano e per la visione ad ampio raggio della cultura gastronomica proposta. Conoscenza delle tradizioni culinarie, dei prodotti, delle tipicità, delle antiche sapienze, ma anche sperimentazione, innovazione e, sempre, competenze diversificate in tutti gli ambiti della sostenibilità. In tal senso, il legame con la rete Slow Food e con le Comunità di Terra Madre costituisce una garanzia.

Un numero che emerge dal Rapporto è quello dei viaggi didattici: ben 1400 organizzati dal 2004 al 2018 in 57 Paesi del mondo, andando a costituire il 25% delle ore di didattica totale per la laurea triennale (90 giorni in tre anni) e il 30% per i Master (28 giorni in un anno). Esperienze che hanno creato oltre 12300 contatti fra produttori, istituzioni, ristoratori, docenti e associazioni e collaborazioni con 90 università in 38 Paesi.
Gli studenti di Pollenzo sono per la metà stranieri e per parte del loro tempo di studio viaggiano per conoscere la gastronomia nel mondo.

“La sostenibilità è un pilastro della nostra missione – ha sottolineato il rettore dell’Ateneo Andrea Pieroni, nel corso della presentazione del report-. Una missione che è declinata verso l’analisi, lo studio e la ricerca del cibo, definito attraverso la trasformazione socioeconomica, l’ammodernamento culturale e la valorizzazione delle differenze di forme di vita e cultura”.

Ed è per questo che il tema della sostenibilità rappresenta il filo rosso che unisce i diversi insegnamenti impartiti nei corsi triennali, specialistici, di master e dottorato. Lo scopo del Rapporto è fornire, forse per la prima volta, una visione complessiva dell’identità dell’Ateneo e delle figure chiave che lo rappresentano, assumendo il principio della sostenibilità come paradigma e chiave di lettura dell’insieme delle attività che vi si realizzano.

Il punto di partenza – e anche quello di arrivo – sono le persone, il loro senso di appartenenza ad un ambiente che rappresenta qualcosa di più di una semplice Università. In mezzo l’analisi di quello che Pollenzo è oggi in termini di gestione sostenibile. Un impegno, una assunzione di responsabilità che prende la forma di una puntuale rendicontazione delle attività dell’Ateneo, come espressione di trasparenza verso tutti coloro che credono nel modello UNISG e nella sua funzione di apripista. Pollenzo è difatti la prima Università italiana a dotarsi di questo strumento.

“Abbiamo agito su vari livelli, studiando a fondo l’identità dell’Ateneo – ha spiegato Riccardo Taverna, Direttore Economia Civile & Sostenibilità di Aida Partners –. Siamo partiti dall’analisi dei processi per identificare degli indicatori di prestazione significativi per la gestione (KPI). Questo processo, che ha visto il coinvolgimento di gran parte dei portatori di interesse, si svilupperà sempre più ampiamente nel corso dei prossimi anni”.
Perché la sostenibilità è una meta che si sposta sempre più avanti, un traguardo complesso fatto di tanti obiettivi da conseguire.

“Il suo valore veniva già sottolineato e codificato nel momento fondativo” – racconta Petrini. Ora, questo report ha permesso a UNISG di valutare la propria azione alla luce degli SDG (Sustainables Development Goals), per verificare che la sua offerta didattica incide a 360° su tutti gli obiettivi individuati dall’ONU. In particolare, a Pollenzo trovano concreta e sostanziale applicazione, l’SDG numero 4 e l’SDG numero 10: fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva e ridurre le disuguaglianze, promuovendo il diritto di studio per tutti gli studenti meritevoli. Su questo l’Ateneo ha investito quasi 9 milioni di euro; e dal 2004 ad oggi sono 260 gli studenti che hanno usufruito delle borse di studio, praticamente uno su dieci. Merito soprattutto del network dei sostenitori, dal momento che i contributi del MIUR sono pari al 2% del totale.

A UNISG gli studenti sono al centro. Lo sanno e lo sperimentano quotidianamente, quando sono a Pollenzo e quando, studiando in giro per il mondo sanno di essere di Pollenzo, chiamati come sono a collaborare per costruire giorno per giorno un modello formativo meravigliosamente incompiuto.
“L’incompiutezza è un pregio – conclude Petrini, nella presentazione del Report – l’eredità che lasci a chi verrà dopo di te. Perché sai che il capolavoro verrà portato avanti dalle nuove generazioni”.