La Giornata della Memoria. Quando ricordare è un dovere

Giornata della Memoria

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.”

Il testo, in un primo momento attribuito al poeta e drammaturgo tedesco Bertolt Brecht, è in realtà del pastore luterano Martin Niemöller. La versione originale, poi, è probabilmente quella riportata come iscrizione all’Holocaust Memorial Museum di Washington:

«Prima vennero per i socialisti, e io non dissi niente, perché non ero socialista.
Poi vennero per i sindacalisti, e io non dissi niente, perché non ero un sindacalista.
Poi vennero per gli ebrei, e io non dissi niente, perché non ero ebreo.
Poi vennero per me. E non era rimasto nessuno a parlare per me».

Oggi ciò che conta è che questo breve testo, con la sua struttura aperta e sempre attualizzabile, ha la forza di rappresentare con grande efficacia l’incongruità e la pericolosità di tutte le discriminazioni che, di volta in volta, qualcuno può inventarsi (e sono sempre tante).

Si celebra la Giornata della Memoria per ricordarlo sempre.

Perché, come ha scritto Primo Levi, “i Lager non sono stati un incidente, un imprevisto della Storia”.