Se questa è una donna

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Foto di Ryan McGuire da Pixabay

L’8 marzo è trascorso da poco, in sordina, come in sordina persistono, ogni giorno, violenze, soprusi e pregiudizi nei confronti delle donne. In questa occasione, lo scrittore Giuseppe Cesaro, valido collaboratore di Memo, affida ai propri versi una riflessione sulla condizione della donna in cui emerge il punto di vista di un uomo non allineato con la visione maschilista ancora, purtroppo, diffusa.

Se questa è una donna

di Giuseppe Cesaro

Noi maschietti,
che viviamo sicuri nelle nostre tiepide case,
e che troviamo, tornando a sera,
cibo e un cuore caldo,
consideriamo se questa è una donna

che non conosce pace,
soprattutto in casa,
costretta a guardarsi le spalle,
ad abbassare occhi e pensieri,
a mettere alla porta i desideri
e a non potersi nemmeno
permettere il lusso di sognare,
impegnata com’è a lottare
per non essere umiliata e offesa,
picchiata o violentata,
e morire per un sì o per un no,
detti nel momento sbagliato alla persona sbagliata,
che, nove volte su dieci, siamo sempre noi.

Considerate se questa è una donna
che deve dare mille
se vuole sperare di ricevere meno di dieci;
che ama non amata,
e dà la vita persino a chi fa di tutto
per strappargliela di mano;
che sa ciò che noi ignoriamo
e, per amore,
finge di ignorare ciò che siamo;
che capisce anche quando non parliamo
mentre noi non la capiamo nemmeno quando parla,
le rare volte che la lasciamo parlare.
E quelle, ancora più rare,
nelle quali l’ascoltiamo.

Che studia e lavora
più e meglio e meglio di noi,
ma è riconosciuta, pagata e rispettata mille volte meno.
In casa, soprattutto.
Ma anche fuori:
dove tutto è contro di lei.
Quelli come noi, ovviamente.
Ma anche quelle che, pur essendo donne come lei,
preferiscono giocare nella nostra squadra,
perché è l’unica che vince sempre il campionato.

Se è brutta, diciamo che l’amiamo ma non la vogliamo,
se è bella, la vogliamo ma non la amiamo.
Perché una donna bella è certamente stupida.
E noi non siamo certo tanto stupidi
da amare una stupida,
vi pare?

E, se non è stupida?
Allora è certamente una puttana.
E, se non è stupida né puttana,
beh, allora non si scappa:
è una stronza,
che è meglio perdere che trovare.

In tutti i casi:
una cosa, non una persona.
Che possiamo prendere o lasciare
vendere o comprare,
rompere e gettare, a nostro piacimento.
Senza pentimento.
E senza mai pagare.

E la tradiamo, ovviamente.
Continuamente.
Così, soltanto per il gusto,
come si strappa un fiore al suo stelo
la coda a una lucertola,
una mela al melo.

Del resto, che volete?
Non è mica colpa nostra: è la Natura.
Se avesse voluto diversamente,
avrebbe fatto cacciatrice lei e prede noi.
E, invece, siamo noi la doppietta e lei la cacciagione.
Ci sarà pure una ragione.
Ci sarà un motivo,
se lei è nata per scappare e noi per sparare.

Del resto, non è un caso,
che lei sia fatta per… prendere
e noi per… dare!
Prendere solo noi, s’intende.
In esclusiva.
O nostra o di nessuno.
Meno che mai di sé stessa,
se ci tiene a rimanere viva!

Meditiamo che questo è.
Scolpiamo queste parole nel nostro cuore,
stando in casa andando per via,
coricandoci, alzandoci.
Ripetiamole a nostri figli.

O ci si sfaccia la casa,
la malattia ci impedisca,
i nostri nati torcano il viso da noi.

E quella bacchetta da rabdomante,
che diventa incandescente,
ogni volta che ci avviciniamo al nettare
della sua sorgente,
la smetta, per sempre, di vibrare.

Giuseppe, 8 marzo 2020