Parole O_stili: un Manifesto per la Comunicazione in rete hate free

Parole O_stili

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti nel film Palombella rossa. Le parole sono importanti anche oggi, soprattutto oggi, che siamo travolti da un’overdose di parole provenienti dalla rete, e ne siamo rimasti intossicati. Perché la rete è stato l’unico mezzo a comunicare in questo periodo. Sempre in queste settimane, ci siamo resi conto di quanto taglienti, quanto cariche di odio e di rancore rabbioso, sordi e spaventevoli possano essere le parole sui social: il massimo (negativo) è stato toccato con il caso di Silvia Romano.

“Gli Insulti non sono argomenti, come dice il punto 9 del Manifesto della Comunicazione non Ostile – spiega Rosy Russo, che circa tre anni fa lo ha ‘scritto’, ed è anche l’ideatrice del Festival delle Parole O_stili, dal 2017 un appuntamento – progetto di sensibilizzazione sociale contro la violenza delle parole. “L’idea del Manifesto – racconta Russo – nasce circa tre anni fa, quando con gruppo di amici professionisti della comunicazione ci siamo chiesti cosa stesse succedendo in rete, dato che notavamo carica di parole violente, rancorose, di insulti. Abbiamo cercato di individuare quale invece fosse lo stile giusto per starci, in rete: dopo aver fatto fatto un po’ sintesi, sono nati i primi nove principi del Manifesto. Cioè i principi della comunicazione non ostile. Ma la versione definitiva, insieme al decimo e ultimo punto, è arrivata proprio dalla rete – da quel popolo del web convinto che esista un altro modo di comunicare sul web – che abbiamo sollecitato a una call to action. Alla fine sono stati elaborati 10 principi, dieci suggerimenti per vivere bene la rete. Dieci punti per ridefinire lo stile con cui le persone stanno online e per suggerire le parole giuste da scegliere per relazionarsi sul web. In questo periodo, passato ma che stiamo ancora vivendo, abbiamo avuto la fortuna di avere la rete, che ha connesso le nostre solitudini, e le parole ci hanno abbracciato e consolato. Ma tra adulti e i ragazzi esiste un grande gap: mentre per noi esistono ancora, ben distinti, i due mondi del virtuale e del reale, per i più piccoli c’è solo il virtuale: ecco perché fenomeni come il cyberbullismo hanno così tanta presa sui ragazzi. Ecco perché serve responsabilità nello scegliere le parole: il Manifesto della comunicazione non ostile è un impegno di responsabilità condivisa, vuole favorire comportamenti rispettosi e civili, rendendo la rete un luogo accogliente e sicuro per tutti”.

“Ecco perché – continua Russo – abbiamo ‘declinato’ il Manifesto adattandolo a più realtà: alla pubblica amministrazione, alle aziende – molte lo hanno adottato come social policy interna – e naturalmente alle scuole. È molto bello anche che il Manifesto sia tradotto in più di 30 lingue; alcuni dirigenti scolastici mi hanno detto che la lezione zero ogni anno agli alunni è proprio sui principi del Manifesto”. “Con i ragazzi si parte sempre – aggiunge Tiziana Montalbano, Responsabile Comunicazione Parole O_stili – dal creare consapevolezza circa i danni o al contrario le opportunità che il digitale può generare. Attualmente abbiamo circa 10.000 insegnanti che seguono settimanalmente i nostri webinar. Formare gli insegnanti significa formare più generazioni di ragazzi”. E significa soprattutto garantire un futuro hate free. “Perché – conclude Rosy Russo – la rete fa la differenza quando porta con sé quell’umanità che sa andare oltre lo schermo”.