Le città che non ti aspetti

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Non a tutti capita di cambiare città, ma talvolta capita. È più facile che ti possa capitare di cambiare casa, quello può capitare a tutte le età anche per un semplice spostamento all’interno della stessa città seguendo la famiglia o quando cerchi la tua indipendenza.
Può capitare invece di cambiare città quando lo studio presuppone uno spostamento necessario, talvolta quella temporaneità si prolunga spontaneamente e resti nella città dove hai raggiunto i tuoi sogni. Oppure perché decidi di dare un taglio al tuo passato, perché semplicemente desideri vivere da un’altra parte, perché insegui un amore, perché vuoi il mare, ami la montagna, il freddo o quel sole specifico che ti ha conquistato quella volta in vacanza.

A me ad esempio è capitato molti anni fa di cambiare casa all’interno della stessa città, da bambino, ed era nello stesso quartiere, si trattava di uno spostamento di qualche isolato, ma aveva già un suo significato straordinario: luci diverse, negozi diversi, facce diverse, vicini di casa differenti, scendere in strada in qualsiasi momento del giorno perché assumeva il sapore di un’escursione, era fantastico.
Poi è successo nuovamente ma quella è stata la prima volta che ho cambiato città, poi è successo di nuovo qualche anno fa per la terza volta casa nuova e città nuova. Penso di farlo ancora, mi piace da matti.

È una cosa strana quello che succede ogni volta che cambi casa, e ancora di più quando cambi città.

Non è solo che cambi un’abitazione con un’altra, voglio dire che non è che semplicemente ti trasferisci, insomma. E anche il fatto che ti allontani virtualmente da affetti e abitudini diventa quasi secondario perché gli affetti, quelli veri, in realtà li mantieni sempre. Quello che cambia sono le prospettive, e tutto questo è straordinario.

Cambiare abitudini e prospettive, quando cambi città, succede ogni santo giorno. È un po’ come se ogni giorno tu vivessi da viaggiatore, entrando con tutto te stesso in un mondo nuovo che ti “apparterrà” per un bel po’ di tempo. Lo inizi a conoscere, conosci persone nuove, ogni angolo della città è nuovo. Diventano luoghi insoliti anche quelli sotto casa. Già, sotto casa, sotto casa diventa nuovo anche un semplice caffè preso dentro il bar che si trova al civico successivo. Entri nel dehors, come mi è capitato ieri sera, ti siedi, chiedi un aperitivo e te lo gusti in mezzo ad altri viaggiatori.

Fantastico, no? Nella città dove nasci e vivi non lo faresti mai allo stesso modo.
Lì, dove nasci e vivi da sempre, per provare qualcosa che si avvicini minimamente a quella sensazione di “caffè straniero” devi andare distante, e c’è un motivo del perché lo fai. Lo fai forse perché non c’è più niente da scoprire, magari non è neppure del tutto vero, ma in tutti i casi scegli un posto più lontano. Anzi, quasi diventa un’abitudine non prendere quel caffè, lì, dove nasci e vivi da anni.
Succede solo se diventa il tuo punto di ritrovo con gli amici, quello che tutti i giorni, inevitabilmente, ti vede incontrare i soliti amici, bere il solito, dire le solite cose. E non dico che sia sbagliato, l’ho fatto, mi manca anche quella buona pratica di meccanicità nel frequentare gli stessi amici, del parlare degli stessi argomenti e di provare a bere le solite cose. Quel bar, ormai, è quasi di famiglia, del resto lo vedi tutti i giorni, ci sei cresciuto dentro, ci sei passato davanti tutti i giorni ancor prima che tu iniziassi a camminarci davanti tutte quelle fottute mattine, lui, il bar, ci passavi davanti anche per andare a scuola.

Solo cambiando provi quella sensazione di scoprire ogni giorno un capitolo nuovo.

Scoprire?
Pensandoci bene mi ha sempre affascinato la scoperta perché fondamentalmente significa saper osservare, e scoprire è un’emozione dannatamente bella. L’uomo nasce per scoprire perché è curioso, l’uomo ama le emozioni. D’altronde il rischio che corri ogni volta che leggi un libro nuovo è quello di trovare una frase speciale, che resta scolpita in modo indelebile nella tua memoria. Di solito se c’è un libro c’è sempre almeno una frase che dà un senso alla sua lettura. Quindi, per la stessa teoria, ogni giorno che vivi in una città nuova corri il rischio infinitamente grande di avere una scoperta.

Non cambiare, banalmente, non significa rimanere se stessi. Non cambiare significa semplicemente restare immobili in un mondo che non osservi più con la stessa curiosità, e dovrebbe essere un dovere saper osservare e scoprire; un uomo che non sa osservare non perde solo una grandiosa qualità, ne resta inesorabilmente senza.
Penso che lo farò ancora, penso che cambierò ancora città, mi piace da matti.