L’elettrolisi della democrazia

elettrolisi

Ricordate l’elettrolisi, il processo nel quale si utilizza energia elettrica per sviluppare reazioni chimiche? A cosa serve? A scomporre una sostanza negli elementi che la formano. Ad esempio, l’ossigeno e l’idrogeno che compongono l’acqua.

Come funziona? Semplice: si collegano due elettrodi ai poli positivo e negativo di un generatore di corrente continua e, poi, si immergono nell’acqua. Quando il generatore entra in funzione, l’elettrodo collegato al polo positivo (anodo) attrae a sé l’ossigeno; l’elettrodo collegato al polo negativo (catodo), invece, attrae l’idrogeno. A quel punto, l’acqua non esiste più.

Un processo simile lo attiva il Potere ogni volta che vuole eliminare una democrazia. Come funziona? Basta sostituire le parole “elettrodi”, “energia elettrica”, “acqua”, con “società”, “paura”, “democrazia” e la metafora si rivela in tutta la sua drammaticità.

Gli elettrodi (società), che vivono immersi nell’acqua (democrazia), vengono collegati al generatore di corrente. Il generatore viene attivato, e la corrente (paura della crisi, del terrorismo, dei migranti, dei “negri”, dei “froci”, dell’Europa, del Covid, del vaccino, del Green Pass, ecc. ecc.) comincia a scorrere nell’acqua della democrazia, separando e mettendo l’una contro l’altra le varie componenti della società. Più l’intensità della corrente (paura) cresce, più la tensione sale, più il conflitto tra le varie componenti sociali si fa duro. A un certo punto, la tensione diventa insostenibile, il conflitto esplode, la democrazia precipita nel caos e l’ordine viene invocato da tutti come l’unica divinità in grado di salvare la situazione.

È successo sempre così. In ogni epoca e a ogni latitudine. E così succederà ancora.

Come si riconosce il momento nel quale l’esasperazione ha raggiunto lo zenit, e si è a un passo dal “punto di non ritorno”? Semplice: la radicalizzazione è talmente forte che riesce a far saltare persino i rapporti personali più stretti. All’improvviso, non ci sono più famiglie, amori o amicizie che tengano. Genitori e figli, mariti e mogli, fratelli e sorelle, amici anche di vecchissima data si trovano su fronti contrapposti, fauci spalancate, bava alla bocca, pronti a divorarsi. Treni, lanciati a tutta velocità l’uno contro l’altro, che nessuno può più fermare.

Solo quando la catastrofe si sarà consumata e – di fronte alla devastazione e a mucchi di cadaveri – i pochi sopravvissuti, finalmente, torneranno in sé, si potrà ricominciare tutto da capo.

Lentamente, l’acqua tornerà acqua. E la democrazia, democrazia.

Fino all’elettrolisi successiva, ovviamente.