Sostenibile e intelligente. A che punto siamo con le città in Europa

città
Foto di Tumisu, da Pixabay

Amsterdam è la città più sostenibile d’Europa. Il riconoscimento, l’ennesimo, viene dallo Schroders European Sustainable Cities Index, che pone la città olandese al primo posto, seguita da vicino da Londra e Parigi.

L’indice Schroders Sustainable Cities si basa sui profili di sostenibilità delle città europee con una popolazione superiore a un milione di persone ed evidenzia le città che stanno realizzando i loro obiettivi ambientali in conformità con gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

Le 59 città nell’Indice sono classificate in base a 13 politiche ambientali, come il porsi obiettivi di consumo di energia rinnovabile, investire su trasporti pubblici più puliti, progettare stazioni di ricarica per veicoli elettrici pubblici, utilizzare plastica monouso, migliorare la qualità dell’aria, dotarsi di piani climatici, impostare precise politiche sui rifiuti, e porsi obiettivi ambiziosi di neutralità del carbonio.

Hugo Machin, Portfolio Manager e Co-Head of Global Cities, Schroders: “Sia Amsterdam che Parigi hanno ottenuto buoni risultati nei loro ambiziosi obiettivi 2050 per raggiungere il 100% dell’energia proveniente da fonti rinnovabili. In questa categoria, Londra è rimasta un po’ indietro con un obiettivo del 15% entro il 2030, un dato che pone la capitale inglese in ritardo rispetto alla direttiva sulle energie rinnovabili dell’UE, che mira al 27% del consumo finale di energia da fonti rinnovabili entro il 2030 e che è stata utilizzata come indicazione delle migliori pratiche per guidare il punteggio in questa categoria”.

L’Indice è importante perché classifica le città europee che offriranno ai propri abitanti un’elevata qualità della vita, riducendo al minimo l’impatto ambientale. Ma è anche una fotografia che mostra quali città stanno attuando politiche che aiuteranno la trasformazione verso un futuro a basse emissioni di carbonio, evidenziando quelle i cui rappresentanti eletti non riescono a ridurre al minimo l’impatto ambientale.

E in Italia?

Molto male. Milano conquista la 22esima posizione e si lascia alle spalle Napoli (44esima), Roma (45esima) e Torino (50esima).

In realtà, se si va a guardare un altro indice, quello sulle Smart Cities 2020, l’ultimo disponibile, si scopre che dal punto di vista della sostenibilità e delle “città intelligenti”, si trovano almeno due Italie, come racconta il tecnologo Giuliano Liguori, fondatore e CEO della società di consulenza digitale Digital Leaders: “Milano è già lontana sulla strada della smart city: lo sviluppo del 5G e della fibra è a buon punto, mentre ha realizzato molti progetti di smart city pensati per aiutare la mobilità dei cittadini e proteggere l’ambiente locale. Gli ultimi quattro anni hanno visto triplicare il numero di auto ibride ed elettriche, mentre molte auto sono state tolte dalle strade e sempre più sostituite con percorsi per pedoni e ciclisti”.

Anche Firenze non è molto indietro nella classifica annuale delle città più sviluppate dal punto di vista infrastrutturale. Secondo lo Smart City Index il capoluogo fiorentino “è rinomato per la qualità della vita, il progresso della trasformazione digitale, l’adattabilità governativa, la protezione dell’ambiente e la mobilità sostenibile”.

L’Indice celebra anche Bergamo, Bologna, Modena, Parma, Reggio Emilia, Trento e Torino, tutte città del nord.

“Le sfide di intrecciare soluzioni complesse in alcune delle infrastrutture più antiche e storiche del mondo possono offrire lezioni per centinaia di altre città in tutto il mondo che cercano di preservare il carattere mentre si spostano su basi più futuristiche”, spiega Liguori, rilevando come invece al sud ci sia una realtà molto diversa.

Città come Roma, Napoli, Palermo e Bari che si posizionano verso la fascia bassa rendono evidente la diseguaglianza che i progetti di smart city in tutto il mondo rischiano di creare mentre le nazioni più ricche portano avanti i progetti di smart city e le altre restano al palo.

“Fondamentalmente – dice Liguori – i progetti di smart city richiedono investimenti in infrastrutture a un livello che, per troppo tempo, non abbiamo ancora visto. Ad esempio, l’installazione del 5G e le reti Wi-Fi pubbliche, la revisione degli spazi pubblici e l’aggiunta di verde per migliorare l’aria cittadina, sono tutte politiche che richiedono un notevole grado di pianificazione”.

In sostanza, i pianificatori non devono concentrarsi semplicemente su come la tecnologia e la pianificazione innovativa possono creare luoghi migliori, più verdi e più intelligenti in cui vivere, ma come renderla possibile e accessibile ai cittadini, che sia progettata, prodotta e implementata.

“Man mano che le città crescono, dovremmo considerarle come le nostre banche. Dobbiamo investire nelle smart cities, metterci soldi. Con sufficiente ambizione e volontà politica, questi investimenti strategici pagheranno e sbloccheranno il vero valore della città intelligente”.