#Dallamiafinestra. Giada Bellini: “A me e alla mia famiglia piace prenderci cura di quei pochi ulivi in giardino”

Giada

“Sotto l’azzurro fitto/del cielo qualche uccello di mare se ne va; né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto: «più in là»”

Il più in là cantato da Eugenio Montale è un’attitudine al viaggio che si alimenta di esperienze, racconti, narrazioni. Anche se la nostra meta è il paesaggio che abbiamo tutti i giorni davanti agli occhi. Perché, come scriveva Italo Calvino, “Anche quando pare di poche spanne, un viaggio può restare senza ritorno.” Perché il viaggio non è distanza, ma bellezza, comunità, sostenibilità, occhi per guardare, parole per raccontarlo. Il viaggio è una storia che esiste solo se la sappiamo raccontare. Per questo abbiamo chiesto agli studenti che seguono l’insegnamento “Itinerari turistici e paesaggio come patrimonio culturale” del corso di laurea triennale in Scienze del Turismo tenuto da Enrica Lemmi, Direttrice dell’Accademia del Turismo di Fondazione Campus e professoressa ordinaria presso l’Università di Pisa, di descrivere e raccontare un viaggio aprendo semplicemente una finestra della loro casa. E abbiamo chiesto loro di descrivere il paesaggio che si vede da quella finestra come se fosse una meta turistica usando il linguaggio dello storytelling. Perché quello che i nostri occhi vedono da una finestra descrive il senso del vero viaggiatore. E quando abbiamo occhi per vedere e parole per raccontare quel viaggio diventa un’esperienza che merita sempre di essere raccontata.

Oggi apriamo la finestra di Giada Bellini

Fino ad oggi non avevo mai pensato a come avrei potuto trasformare il luogo in cui vivo in una destinazione turistica. Quando si parla di “attrazioni turistiche” solitamente ci vengono in mente le città d’arte più famose, come Firenze, Ravenna, Roma oppure le mete del turismo naturalistico, come il Lago di Carezza, la Val d’Orcia, la Cascata delle Marmore. Tuttavia, esistono molte altre realtà, anche più piccole, che hanno le potenzialità necessarie per poter diventare una meta turistica.

Il luogo nel quale vivo è situato in provincia di Firenze, a circa 20 chilometri dal centro della città d’arte. Si tratta di un paesino non troppo grande, nel quale, date le sue dimensioni, tutte le comodità risultano essere vicine tra loro. La mia casa si trova in una zona residenziale, dunque in un ambiente piuttosto tranquillo nel quale, oltre alle abitazioni, ci sono anche degli spazi verdi, degli orti e dei giardini. Dalla finestra della mia camera da letto è possibile vedere il giardino condominiale, cioè uno spazio abbastanza ampio e recintato, caratterizzato dalla presenza di circa quindici ulivi. Sebbene non siano un numero elevato, a me e alla mia famiglia piace prenderci cura di quei pochi ulivi che abbiamo. Ritengo che svolgere questo genere di attività sia un modo per supportare le piccole risorse locali e penso che anche i turisti provenienti da altre città, italiane e non, sarebbero affascinati nel vedere quanto le persone tengono alla natura che li circonda.

Se dovessi pensare a un modo per far diventare questo tipo di ambiente una meta di turismo credo che mi concentrerei sull’attività di raccolta delle olive. Penso che sarebbe un’esperienza interessante per i turisti quella di poter svolgere quest’attività insieme alle persone del luogo per conoscere e comprendere meglio la passione e l’impegno che si nascondono dietro a questo lavoro. I turisti potrebbero venire a visitare il giardino durante il periodo della raccolta, ovvero a inizio novembre, e partecipare loro stessi a quest’attività.

Potrebbe essere un modo per valorizzare le risorse territoriali, per non parlare della bellezza nel vedere molte persone, provenienti da luoghi diversi, che collaborano per prendersi cura della natura entrandone in contatto. Una volta terminata la raccolta e dopo aver prodotto l’olio, potrebbe essere interessante, ed anche soddisfacente, proporre una degustazione dell’olio realizzato con le olive raccolte. Sarei estremamente contenta di accogliere i visitatori e coinvolgerli in quest’attività perché significherebbe anche sensibilizzare le persone su un tema indubbiamente rilevante, vale a dire l’importanza del prendersi cura dell’ambiente e della natura che ci circonda.