L’Avvelenata 2026. Non siete stupidi: siete complici. Levatevi di mezzo
“Colleghi [intellettuali], eletta schiera, che si vende alla sera per un po’ di milioni […] voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi“, politici, editorialisti, giornalisti, opinionisti, “feroci conduttori di trasmissioni false“, tuttologi, influencer: dove eravate?
Ora che gli spiriti di Fascismo e Nazismo tornano a infestare non solo l’Europa, ma persino gli Stati Uniti, spingendoci tutti, ancora una volta, sull’orlo del baratro, vi stracciate le vesti, increduli, preoccupati, sconcertati, spaventati. Una sceneggiata. Tardiva, inutile, ridicola. Indecente.
Vi indignate per ciò che ieri minimizzavate, chiamando «allarmismo» ogni denuncia, «esagerazione» ogni allarme. E avete persino la faccia tosta di mostrarvi sorpresi. La vostra indignazione puzza di ipocrisia lontano mille miglia. Perennemente in ritardo, come un orologio che perde un’ora ogni secondo.
Dove siete stati in tutti questi anni?
Dov’eravate, quando i semi dell’odio venivano piantati alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti?
E cosa avete fatto per impedire che la pianta del male nascesse e dilagasse fino ad avvelenare tutto e tutti?
Niente. Ecco quello che avete fatto. Non lo dico io. Lo dice la Storia degli ultimi quarant’anni. O non saremmo arrivati a questo punto.
Voi, che non siete né ciechi né sordi, avete scelto di non guardare e di non sentire. Invece di tacere, però – come uno straccio di coerenza avrebbe voluto – avete continuato a parlare. Anzi: avete moltiplicato i vostri pulpiti prezzolati, alzato la voce e, giorno dopo giorno, avete pontificato, inondando coscienze, cuori e pance delle vostre immonde stronzate.
Perché non avete fatto niente? Perché vi conveniva! Molto meglio mettere le vele al vento e lasciarsi sospingere dalla benevola brezza dell’Unto di turno, piuttosto che lottare per promuovere qualche timoniere illuminato, capace di tracciare rotte giuste e degne, anche se difficili e controvento.
Lo avete fatto perché conoscete una verità che a noi ingenui sfugge: il potere paga. Sempre. Molto più di quanto potranno mai pagare libertà, verità e giustizia. Se non altro, per il fatto che il potere è sempre certo. Libertà, verità e giustizia, invece, certe non sono mai state né lo saranno mai. Meno che mai oggi, ridotte come sono a specie in via d’estinzione.
Avete indossato visiera, mascherina e guanti e guardato la realtà col distacco con il quale un entomologo osserva un insetto su un vetrino. Come se ingiustizie, drammi e orrori non vi riguardassero. Come se potesse esistere un’altura dalla quale osservare il mondo da fuori, al riparo dai suoi miasmi, dissertando, amabilmente, sui suoi mali (il male è sempre altrui, mai nostro!), giocando a ramino, sorseggiando sprizzini e sgranocchiando noccioline e finger food, in piacevole compagnia.
Ma non c’è nessuna altura. Non esiste alcun fuori. La barca è la stessa per tutti. O ci si salva o si naufraga insieme. Voi, di quella prima classe che “costa mille lire“, quelli della seconda che ne costa cento e i disperati della terza che costa “dolore e spavento. E puzza di sudore dal boccaporto e odore di mare morto“.
Non siete stupidi. Siete molto peggio: siete complici. Da ottant’anni, in Italia, nessuno ha più scuse. Tutti hanno avuto la possibilità di studiare e anche gli strumenti per farlo. Voi più di tutti gli altri. Da ragazzino, mi chiedevo come avessero fatto Mussolini e Hitler a prendere il potere, ammaliare, plagiare e condurre al disastro milioni di persone. E come hanno fatto i Franco, i Salazar, i Colonnelli, gli Stalin, i Ceaușescu, i Pinochet, i Videla, gli Stroessner, i Pol Pot e tutti i loro “confratelli” che hanno seminato orrore, morte e distruzione in tutto il pianeta.
La risposta è sotto gli occhi di tutti, finalmente. Le democrazie franano un sassolino alla volta. Anche quando sembra che tutto accada in una notte, la terra ha cominciato a cedere anni prima. I colpi di Stato non sono che l’ultimo atto. Il sigillo notarile su copioni già scritti.
Nulla accade per caso. Nulla accade in un istante. E nulla accade senza una diffusa rete di complicità: ideologi, strateghi, pianificatori, collaboratori, sostenitori, fiancheggiatori, bassa manovalanza. Ma anche orde di distratti, assenti, indifferenti, ignavi. Le responsabilità sono diverse ma il reato è lo stesso. E che nessuno si senta assolto per il semplice fatto di non aver dato lui gli ordini.
Quella che stiamo vivendo in tutto l’Occidente è una tragedia annunciata. Annunciata e a lungo agognata e perseguita. In Italia, è da Portella della Ginestra – 1° maggio 1947 – che il Potere lavora per distruggere la democrazia. Non un fulmine a ciel sereno, dunque.
Una tragedia annunciata, di fronte alla quale non possono esserci alibi.
Negli anni Venti o Trenta, c’erano delle attenuanti: nessun precedente storico, trauma post-Prima Guerra Mondiale, crisi economica devastante, inflazione alle stelle, disoccupazione dilagante, analfabetismo diffuso, propaganda di massa… Oggi, no: nessuna attenuante. Eppure, siamo di nuovo lì, come se la Storia fosse tornata indietro di cento anni esatti. Perché? Perché il Potere ha voluto così. Qualcuno ha lavorato per svuotare la democrazia, qualcun altro gli ha reso il lavoro facile. Una menzogna ripetuta, una prepotenza giustificata, un diritto sacrificato alla convenienza. E voi, ogni volta, pronti a spiegare che il pericolo era un altro.
E il popolo? Si crede toro ma resta bue. Gli promettono la libertà e poi gli rimettono il giogo. Chi vota l’Unto di turno, si illude. Crede di risolvere i propri problemi e, invece, risolve quelli dell’Unto e della sua corte e moltiplica i propri, perdendo quel po’ di libertà, diritti e giustizia sociale che la democrazia era riuscita a garantirgli. Un harakiri: l’Unto gli porge il pugnale e il fedele si squarcia il ventre da sé. Felice di farlo, addirittura in nome di un verbo assurdo, folle, falso e vuoto che – come la Storia ha dimostrato innumerevoli volte – getta, irrimediabilmente, nell’abisso.
E voi, eletta schiera, opportunisti sacerdoti di quel verbo, siete gli ipocriti e cinici istigatori di quell’harakiri. Avete fatto bene ad “aver le tasche piene e non solo i coglioni“. Ora, però, che la vostra missione è compiuta, levatevi di mezzo. Godetevi la dorata pensione e lasciate il posto a teste, coscienze ed energie nuove e vere, ammesso che, dopo quarant’anni di lobotomia, ce ne siano ancora. In ogni caso, peggio di voi non potranno certo fare.
Il male non muore mai, è vero. Finché qualcuno ha il coraggio di mettersi di traverso, però, non vince mai del tutto. Prima o poi, cade. Succede sempre. Anche se non per sempre.
Basta una fiammella perché le tenebre smettano di essere tenebre. Levatevi di mezzo, dunque, e smettete di soffiare, in modo che la fiammella della coscienza civile possa, finalmente, tornare a respirare.