#CapitaleCultura2028. Sarzana l’Impavida: quando una città sceglie di guardare oltre
Sarzana non è soltanto una piccola città di confine tra Liguria e Toscana: è da secoli un crocevia di storie, lingue, commerci, visioni. È terra di passaggio e di incontro, dove l’identità non si è mai chiusa in se stessa ma si è costruita nel dialogo continuo tra mare e entroterra, tra memoria e futuro. Qui la cultura non è ornamento, ma struttura portante: abita le piazze, attraversa le fortezze, anima i festival, dialoga con le scuole e con il tessuto produttivo. È una comunità che si riconosce nella propria storia e la mette al servizio del domani, aprendo spazi ai giovani, alle imprese creative, alla ricerca, all’innovazione sociale.
Sarzana ha scelto di trasformare questa identità in progetto, visione e futuro. Nel dossier di candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028, intitolato L’Impavida. Sarzana crocevia del futuro, non c’è solo una città che aspira a un riconoscimento, ma una comunità che ha deciso di parlare al Paese attraverso il proprio carattere — impavido non nel clamore, ma nella determinazione di connettere territori, saperi e persone.
La città ha affidato la scrittura e l’elaborazione del progetto alla società PanSpeech, uno spin-off dell’Università di Siena con esperienza consolidata nella costruzione di candidature culturali di successo, mettendo così al centro del dossier competenze tecniche, visione strategica e un approccio partecipativo che ha coinvolto e coinvolge attori molto diversi tra loro, dal mondo accademico alla società civile.
In questo percorso, la figura di Cristina Ponzanelli, sindaca di Sarzana, emerge come guida istituzionale per una scelta politica chiara capace di definire la cultura come leva di sviluppo socio-economico e di coesione territoriale. Accanto a lei, l’assessore alla Cultura Giorgio Borrini ha sottolineato più volte come il progetto non sia un esercizio retorico, ma un impegno di lungo periodo, capace di includere scuole, istituzioni, imprese e associazioni alla costruzione collettiva della visione culturale e identitaria del futuro della città.
La direzione della candidatura è di Umberto Croppi, figura di riferimento nel panorama culturale italiano, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Roma e con una lunga esperienza nella governance di istituzioni culturali complesse. Croppi guida il lavoro di tessitura tra visione strategica e realizzabilità operativa, facendo dialogare le scelte progettuali con le potenzialità del territorio.
Un pilastro fondamentale della proposta culturale è il Comitato scientifico che, sotto la presidenza di Egidio Banti, storico e giornalista con profonda conoscenza delle radici culturali di Sarzana e della Lunigiana, ha contribuito ad arricchire il dossier di prospettive critiche e interdisciplinari. Accanto a Banti, il comitato include nomi riconosciuti a livello nazionale e internazionale: da Elena Granata, urbanista e docente al Politecnico di Milano, a Alberto Bassi, storico del design e presidente del cluster Made in Italy; da Massimiliano Valerii, filosofo e direttore generale del Censis, a figure di rilievo come Paolo Giulierini, Pietro Folena e Eike Dieter Schmidt, direttori di importanti istituzioni museali italiane; o ancora Benedetta Marietti, direttrice del Festival della Mente, e Andrea Cerri, direttore artistico del Teatro degli Impavidi appena nominato alla direzione del Teatro di Bolzano. L’elenco comprende critici d’arte, storici, curatori e operatori culturali che hanno animato la visione complessiva della candidatura. Attraverso questo gruppo di competenze anche molto diverse tra loro, il dossier trascende la logica dell’evento per abbracciare una visione organica, in cui la cultura non è solo attrazione ma tessuto sociale, economico e civile. Una sorta di paesaggio naturale e luogo di rappresentazione ideale per tutti i linguaggi dell’industria culturale e creativa. Le fortezze storiche di Firmafede e Sarzanello, le piazze, i teatri, le biblioteche e le scuole non sono più semplici contenitori: diventano luoghi di produzione culturale, spazi di relazione tra generazioni e strumenti di rigenerazione urbana e sociale.
La rete costruita attorno a L’Impavida va oltre i confini comunali: venticinque comuni, oltre ottanta istituzioni culturali, cinque università e circa duecento realtà associative hanno contribuito alla definizione dei contenuti del dossier, trasformando la candidatura in un progetto territoriale condiviso con la comunità. È un sistema di relazioni che abbraccia imprese, scuole, città vicine e realtà europee, dando al progetto una dimensione che supera l’idea di evento per assumere quella di laboratorio culturale permanente.
Così, più che un invito, L’Impavida è una promessa: dialogare con la contemporaneità senza rinunciare alle radici, generare idee e opportunità dove prima c’erano soltanto confini, e mostrare come la cultura possa essere un motore di rigenerazione autentico. In un tempo che chiede nuove forme di coesione e nuovi immaginari, Sarzana offre un messaggio chiaro: la cultura è il luogo in cui una comunità si riconosce, si cura e si proietta nel futuro. Ed è proprio questa consapevolezza che rende la sua candidatura non solo legittima, ma necessaria.