#CapitaleCultura2028. Tarquinia, il “volo” di una città e il futuro di un territorio
Quando si pensa a Tarquinia non si incrocia soltanto una città dai profili antichi e dalle necropoli etrusche che sfidano il tempo: si intrecciano storie millenarie, paesaggi di grande bellezza e una comunità intera proiettata verso il futuro. Un volo lungo e pieno di promesse: è questa l’immagine evocata nel dossier di candidatura con cui Tarquinia si propone per diventare Capitale Italiana della Cultura 2028. Il documento, intitolato La cultura è volo. Un territorio che genera futuro. Dall’eredità alla visione, è stato depositato presso il Ministero della Cultura e presentato nella stagione autunnale 2025, aprendo ufficialmente la sfida verso il riconoscimento nazionale.
Il titolo — La cultura è volo — non è un semplice esercizio poetico: richiama le iconiche immagini dei Cavalli Alati conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia e gli uccelli dipinti sulle pareti delle tombe etrusche della Necropoli dei Monterozzi, simboli di un patrimonio che innerva la storia locale e la proietta altrove.
Al centro di questa ambizione c’è Tarquinia stessa, guidata dal sindaco Francesco Sposetti, figura che ha saputo incarnare — nelle parole e nei fatti — la visione di una città capace di trasformare identità storica e progettualità contemporanea in un’opportunità di sviluppo collettivo. A costruire il quadro complessivo del progetto è stato un team di lavoro guidato da Lorenza Fruci, coordinatrice del dossier di candidatura, con la collaborazione di Sabina Angelucci, Luca Gufi e Federica Scala. Insieme a loro, professionisti che provengono da esperienze diverse — dalla valorizzazione del patrimonio alla gestione culturale — hanno messo in campo competenze tecniche, strategiche e narrative per produrre un documento che non si limita a descrivere il territorio, ma lo interpreta e lo progetta.
La costruzione del dossier è stata curata in collaborazione con la DMO Etruskey (Destination Management Organization), ente del Terzo Settore che da anni lavora nel Lazio per mettere in rete risorse, competenze e visioni territoriali. Sotto la presidenza di Letizia Casuccio, la DMO ha operato per rafforzare l’alleanza tra pubblico e privato, coinvolgendo istituzioni, imprese culturali, associazioni e operatori. A sorreggere il profilo scientifico e metodologico della candidatura si è affiancato un comitato di esperti — tra storici, antropologi, architetti e specialisti di rigenerazione culturale — che ha contribuito a dare al progetto solidità, rigore e articolazione teorica. A esso si affianca il lavoro di società specializzate nella redazione di contenuti culturali, tra cui realtà con esperienza in progettazione culturale e strategie di sviluppo territoriale.
Il cuore del dossier non sono soltanto le parole che lo compongono, ma le iniziative concrete che propone. Tra i progetti più significativi emergono proposte capaci di catturare l’immaginazione: innanzitutto, una grande mostra internazionale su “Il sacro e gli Etruschi”, promossa dal Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia in dialogo con musei e istituzioni accademiche di livello nazionale e internazionale. Un altro progetto di grande impatto è un omaggio diffuso al poeta tarquiniese Vincenzo Cardarelli, attraverso percorsi letterari, installazioni e spettacoli che permettono di riscoprire la relazione tra luogo e parola, tra radicamento e creatività. La narrativa culturale si intreccia con il linguaggio contemporaneo: nel dossier è prevista anche la realizzazione di un contest per la scrittura di una serie televisiva sugli Etruschi, pensato per mettere in relazione linguaggi popolari, narrazioni storiche e produzioni audiovisive capaci di raggiungere pubblici ampi e diversificati. Tra le esperienze progettuali figurano inoltre spettacoli teatrali itineranti, che attraversano borghi e luoghi simbolo del territorio, percorsi esperienziali come il Cammino degli Etruschi — un itinerario di oltre cento chilometri che collega necropoli, paesaggi e borghi medievali — e iniziative di formazione e partecipazione per giovani e comunità locali.
Il dossier delinea così un modello di “Capitale della Cultura diffusa”: non un’unica piazza di eventi, ma una trama di luoghi, percorsi e relazioni che coinvolgono 12 Comuni dell’Etruria Meridionale, da Allumiere a Tolfa, da Cerveteri a Montalto di Castro, un territorio che immagina la cultura come motore di rigenerazione sociale, economica e ambientale.