La creatività come cura del territorio

Latina

Il Comune di Latina, nelle azioni di Legacy come finalista a Capitale italiana della Cultura 2026, in collaborazione con Unindustria Latina, ha tenuto il 29 febbraio scorso un incontro dal titolo Le imprese culturali e creative: opportunità per lo sviluppo nel territorio di Latina, con la presentazione dell’Atlante Treccani, alla presenza di Matilde Celentano, Sindaco del Comune di Latina, di Simona Baldassarre, collegata da remoto, Assessore alla Cultura della Regione Lazio, Enrico Tiero, Presidente Commissione attività produttive della Regione Lazio, Pierpaolo Pontecorvo, Presidente Unindustria Latina, un parterre di politici e amministratori interessati a sviluppare come volano d’impresa il tema della creatività e della cultura in territorio pontino che già vanta eccellenze imprenditoriali.

A scendere nello specifico dell’argomento, con dati e riflessioni molto interessanti e stimolanti, sono stati Alessandro Rinaldi, Direttore centro Studi Tagliacarne/Unioncamere e Roberto Grossi, Direttore Scientifico Atlante Imprese Culturali e Creative. L’incontro si inserisce nella scia del Ministero della Cultura dove il Sottosegretario Lucia Borgonzoni pochi giorni prima aveva incontrato le imprese creative sottolineando: “Lavorare di squadra per un’industria più forte” ovvero aprire un confronto sulle misure mirate alla crescita della filiera disposte dal MIC e introdotte dalla Legge sul Made in Italy.

Questa occasione di conversazione, ha preso le fila dal lavoro di ricerca realizzato in collaborazione con Unindustria Latina per il dossier di Latina candidata Capitale italiana della Cultura 2026 per congiungersi alla recente pubblicazione, da parte della Treccani, dell’Atlante delle imprese culturali e creative italiane, cercando di delineare le opportunità di sviluppo attraverso la cultura e la creatività per il territorio dell’Agro pontino. Ad aiutare a definire i connotati e i confini dell’impresa culturale e, di conseguenza, della rete dei presidi della produzione artistica e creativa per come si declina anche sotto il profilo dell’economia e del mercato, è intervenuto Roberto Grossi chiarendo che questa è stata anche l’ambizione del volume che, chiamandolo Atlante, ha voluto sottolineare il valore “geografico” del progetto, ovvero partire dai territori per arrivare all’impresa.

Nel volume della Treccani, frutto di un lungo e importante lavoro, vengono analizzate tanto quelle attività culturali e creative che assolvono a funzioni anche sociali ed economiche legate allo sviluppo della conoscenza e dei saperi e alla produzione della bellezza in tutti i contesti artistici, economici e sociali, quanto i servizi e i prodotti che, seppure non pensati esclusivamente per obiettivi culturali e sociali, partecipano alla creazione, produzione, diffusione, conservazione di un prodotto o di una realtà di offerta culturale, anche incorporando professionalità culturali e creative. Articolato in tre sezioni, l’Atlante intende fornire una fotografia inedita, complessiva e di dettaglio dello stato del settore, non rinunciando a proporne una lettura interpretativa e critica; definire il perimetro e restituire una mappa degli ambiti produttivi in termini quantitativi e macroeconomici su base nazionale, regionale e provinciale, identificare e proporre all’attenzione i casi e le esperienze più rilevanti.

Nell’incontro ci si è soffermati su quei casi squisitamente agro pontini, dove il valore del capitale umano è ancora risorsa culturale importante. Non a caso l’incontro si è tenuto presso l’Azienda Dublo, un’industria tessile, nata nel 1937, che produce calze da uomo realizzate secondo i princìpi della migliore tradizione manifatturiera italiana, da sempre considerata un’eccellenza del Made in Italy. È un’impresa che ha messo al centro la persona come Capitale umano e la creatività come leva dell’economia, con un legame forte con il territorio di appartenenza ed una visione che esce dal locale per costruire relazioni nazionali e non solo. L’Amministratore unico, Massimo Marini, ha ospitato, come imprenditore illuminato sa fare, un folto pubblico tra rocchi di cotone colorato, vecchi macchinari che non fanno rumore, ma musica, e operaie storiche e giovani abituate ad aventi culturali in fabbrica che hanno ascoltato con orgoglio.

Questa è l’Italia che ci piace, questa è la cultura che sa di “cura”, quella che coltiva la creatività nelle persone e nei territori, oltre che nell’impresa.