“Respirare” il Monte Mamaor
Settantasette sono gli ettari che compongono il Monte Mamaor, poco fuori l’aggregato urbano di Valeggio sul Mincio, dalla cui cima si gode un panorama incredibile tutto intorno: dalle dolci colline moreniche, curate per lo più a vigneti, alla prospettiva verso nordovest dove si incontra il Lago di Garda, e dall’altra parte il fiume Mincio, che dal primo nasce e si butta alla fine della corsa nei laghi che contornano la città di Mantova, a meno di trenta chilometri.
Il luogo, funzionale all’ultimo conflitto mondiale, era una polveriera, abbandonato dal Demanio ventitré anni fa, ed è stato acquisito dal Comune di Valeggio sul Mincio che lo ha dato temporaneamente in “affido” all’associazione Il Cerchio di Kos APS di cui è Presidente l’imprenditore e architetto veronese Carlo Nerozzi.
Al Monte Mamaor è in atto una vera e propria rigenerazione del luogo, e delle persone, in linea con la vocazione di questo territorio che ha saputo trasformarsi da luogo di guerra (pensiamo alle battaglie del Risorgimento) a luogo di bellezza.

Presidente, come è nata la vostra associazione e perché?
Il Cerchio di Kos è nata due anni fa da un percorso di crescita umana attorno alla persona di Mario Zanoletti, bresciano, operatore nel settore sanitario prima e olistico poi; si è creato così un gruppo di pensiero che ha individuato nella necessità di mettere al centro la Persona la spinta a fare, ad agire, in una ricerca della sostenibilità ambientale che partisse dalla ricerca della spiritualità umana, non qualcosa di calato dall’alto, ma una spinta interiore seria e motivata che fosse leva per migliorare il mondo. Ma per davvero.
In che senso fare per davvero?
C’è una grande confusione oggi sulla sostenibilità e sui futuri possibili. Molti parlano senza dare risposte concrete. Noi pensiamo che l’unica risposta sia fare, ovvero trovare la motivazione, la risposta dentro di sé per costruire una comunità e aiutare le fragilità che ci circondano, partendo dall’ambiente.

Perché il Monte Mamaor a Valeggio?
Perché l’architetto Federico Signorelli, amico e membro de Il Cerchio di Kos, vive a Valeggio e ha pensato che il Mamaor fosse il laboratorio perfetto per iniziare questa “rigenerazione”. Si tratta di un luogo abbandonato, di proprietà pubblica, dove tutti possono dare una mano a costruire il futuro, coinvolgendo così non solo le persone, ma anche le imprese sostenibili e innovative. Valeggio è un territorio dove l’associazionismo è molto attivo, gli abitanti culturalmente vivaci e fattivi per la cura della comunità e del luogo, ed è un terreno fertile di futuro. Non a caso l’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Alessandro Gardoni ha accolto con entusiasmo il progetto Mamaor in una collaborazione che ha come obiettivo condiviso ridare vita e significato a un luogo abbandonato per includerlo nel sistema culturale sociale ed economico della città.

In che senso includerlo nel sistema culturale? Ci può spiegare meglio?
Il progetto Mamaor è complesso e si articola in una serie di fasi definite da un masterplan in un tempo medio lungo. La Fase Zero, che stiamo attuando, prevede la pulizia e la rigenerazione del bosco tramite interventi manuali e non invasivi – un’attività agricola secondo il sistema dell’Agricoltura Organica Rigenerativa, con la regimentazione delle acque e la realizzazione di bacini idrici; e infine la verifica dei residui bellici per una eventuale bonifica. Successivamente, individuata una “cellula madre” si svilupperà una sorta di eco villaggio su 7 ettari di terreno con 800 metri di strada e una quindicina di fabbricati esistenti da recuperare – le casematte della polveriera, per intenderci. Via via la fase di avvio operativo e di implementazione, fino a quella di consolidamento, per ottenere sviluppo del territorio, opportunità economiche e lavorative, fino a raggiungere un valore sociale e culturale. Tutto questo in un Parco, dove l’ambiente è il genius loci.

Perché fare tutto questo?
Lo scopo dell’intero progetto è prendersi cura dell’uomo prendendosi cura del luogo, fornendo a chi verrà al Monte Mamaor un ventaglio di attività e servizi che coniugano benessere psicologico e fisico, sviluppando un rapporto corretto dell’individuo con la natura e con la società. Per dimostrare che è possibile un luogo dove l’uomo è al centro e dove la vita umana è patrimonio, per un’esperienza reale, protesa verso l’unità umana e la trasformazione della coscienza, interessata anche alla ricerca pratica di una forma di vita sostenibile e alle future necessità culturali, ambientali, sociali e spirituali dell’umanità.

Un bel progetto, che aspetta tutti noi per essere parte di questa rigenerazione, per diventare modello e buona pratica internazionale. Il 18 e il 19 Ottobre 2025 ci sarà un evento proprio al Mamaor dal titolo “Respira”, con il sottotitolo “Vita al Mamaor, arte cultura e salute” per vedere già i cambiamenti in atto, ma anche per confrontarsi con alcune personalità della cultura e conoscere la filosofia di questo progetto che, non a caso, apre gli eventi di Valeggio candidata a Capitale italiana della Cultura 2028.
Nulla è per caso: due volte sette, la dimensione del luogo, i 77 ettari, un numero sacro, antico, che rappresenta il Cosmo, indica completezza e viene collegato anche all’idea di perseveranza e di speranza. Una speranza che, al Mamaor, sta diventando realtà. Quella di un mondo migliore. Per davvero.