Antonio Taormina: “La cultura e la creatività come driver dell’economia e della qualità del nostro Paese”
Dopo avere lavorato per oltre due decenni, con funzioni direttive, per un’importante istituzione teatrale italiana, ho intrapreso un percorso che mi ha portato a collaborare con più realtà, secondo una progettualità interdisciplinare acquisita nella pratica professionale, i cui prodromi risalgono altresì al mio ciclo di studi. Provengo infatti dal DAMS di Bologna, un corso universitario che, quando lo frequentai, poneva in primo piano le interconnessioni tra le diverse discipline e tra queste e i processi di trasformazione in atto nel sistema culturale; dopo quella fase, ho seguito corsi incentrati sul management culturale.
Rispetto alla mia attuale visione del settore culturale e la mia attività professionale, ritengo di particolare rilevanza a livello nazionale il lavoro che svolge Symbola. Fondazione per le qualità italiane, fondata vent’anni or sono con lo scopo di valorizzare e supportare le forze migliori del Paese che perseguono quali obiettivi primari la sostenibilità, l’innovazione, la coesione e la bellezza. La Fondazione, che si avvale di un Comitato Scientifico, ampio e interdisciplinare, del quale faccio parte, sviluppa progetti e svolge ricerche che vengono riprese e diffuse dai principali media, sono disponibili in open access e vedono un numero altissimo di fruitori/lettori. Il lavoro di Symbola contribuisce a potenziare le possibili modalità di collaborazione tra organismi che svolgono attività di ricerca e progettazione ed enti territoriali, tra soggetti pubblici e privati. Ambedue gli ambiti sono infatti rappresentati nel novero dei 156 soci e 136 soci partner. Gli studi e le attività di ricerca di Symbola confluiscono in diversi Report, tra i quali Io Sono Cultura, alla cui elaborazione collaboro sino dai primordi, giunto nel 2025 alla 15° edizione.
Io Sono Cultura, laddove pone in primo piano il tema del capitale umano e la creazione di valore nelle sue dimensioni economiche e sociali da parte delle imprese che operano nel settore culturale e creativo, risponde all’esigenza di dimostrare come la cultura e la creatività siano per il nostro Paese, driver dell’economia e della qualità. Symbola assolve una funzione fondamentale, in quanto è di fatto l’unico osservatorio nazionale della cultura, in assenza di strutture di emanazione centrale che svolgano questo ruolo.

Sul versante istituzionale si pone altresì Minicifre della Cultura, un progetto del Ministero della Cultura realizzato insieme alla Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, al quale collaboro come referente scientifico, con Annalisa Cicerchia, per il triennio 2023-2025.
Il progetto riprende una felice intuizione del Ministero dei Beni e delle Attività culturali (ora Ministero della Cultura), che confluì in un’agile pubblicazione uscita dal 2009 al 2014. Da allora la domanda di dati e statistiche relativi al settore culturale e creativo si è intensificata e ampliata, così come si sono modificati il perimetro del campo d’indagine e gli strumenti per la diffusione degli esiti dei risultati. Il nuovo progetto si avvale di un rinnovato quadro metodologico che contempla otto arre tematiche; presenta dati statistici, indicatori, elementi sulle politiche culturali e sulla domanda e l’offerta in Italia, con alcuni affondi regionali ed europei. Minicifre della Cultura ha prodotto a cadenza annuale un volume, affiancato dallo scorso anno da un compendium e si avvale di un portale di dati navigabili e consultabili. Un merito che va riconosciuto a questo progetto è quello di avere valutato – in una fase fortemente caratterizzata dalla presenza dei social media e dall’utilizzo crescente dell’AI – le diverse fonti disponibili sul versante della attendibilità e della qualità dei dati, che rappresentano una condizione epistemica primaria. Il contributo del progetto al sistema culturale italiano è dunque importante e colma una grave lacuna.
Da tempo mi occupo, sia come docente, sia come analista, dei temi legati alla formazione in ambito culturale, giungendo alla considerazione che per affrontare le prospettive future del settore, l’evoluzione del rapporto tra cultura, economia e comunità, sia determinante, tra gli altri elementi, l’analisi delle dinamiche occupazionali, coniugate a quelle dell’istruzione, comparando i dati a livello europeo.
Dai dati forniti da Eurostat apprendiamo che l’occupazione culturale rappresenta, in Italia, il 3,5% del totale dei lavoratori effettivi, contro la media europea del 3,8% e questo nonostante lo straordinario portato storico del nostro paese, nonostante sia il paese con il maggior numero di siti Unesco patrimonio dell’Umanità. Per contro, sempre a livello europeo, rappresentiamo la realtà con la più alta percentuale di iscritti a percorsi di istruzione superiore di ambito culturale, il 19,8% contro il 13,8% della media europea. Un fenomeno che si accompagna al crescente esodo verso altri paesi di giovani che decidono di specializzarsi all’estero e lì cercare occupazione. Queste palesi discrasie si accompagnano peraltro al mismatch, da più parti rilevato, tra le competenze in esito ai percorsi di studio e quelle richieste dal mondo delle imprese e delle istituzioni. La sfida principale da affrontare è dunque quella delle competenze. I percorsi formativi (ci riferiamo in particolare alla formazione terziaria), ferma restando l’esigenza di superare sul versante didattico la separazione tra discipline tecnico-scientifiche e umanistiche, plausibilmente dovranno sempre più contemplare, accanto a quelli convenzionali, insegnamenti di recente introduzione quali digital humanities e digital ethics. Non si può altresì prescindere da una visione interdisciplinare, dalla giustapposizione di competenze settoriali, soft skills (emotive, sociali, cognitive), competenze digitali e green, e accanto a queste, le competenze che attengono all’innovazione sociale e a quelle risultanti dai processi di ibridazione in atto.
Chi è Antonio Taormina
Laureato magistrale in Organizzazione ed Economia dello Spettacolo presso l’Università di Bologna, si è specializzato nel management e nella progettazione della cultura. Già componente del Consiglio Superiore dello Spettacolo del Ministero della Cultura, analista, è attualmente membro del Comitato Scientifico della Fondazione Symbola e del Comitato di direzione della rivista Economia della Cultura, adjunct professor presso il Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna e collabora con la Scuola Nazionale del Patrimonio e delle Attività Culturali del Ministero della Cultura. Tra gli incarichi ricoperti, è stato Direttore della Fondazione ATER Formazione, Direttore e Coordinatore tecnico-scientifico dell’Osservatorio dello Spettacolo della Regione Emilia-Romagna realizzato dalla Regione e da ATER. È autore di numerosi saggi e articoli sulle politiche culturali, la formazione e il lavoro in ambito culturale, tra gli altri Lavoro culturale e occupazione (FrancoAngeli, 2022).
Senza cultura non può esserci una partecipazione consapevole, e la democrazia resta senza difese.