C’è chi dice grazie (e chi no)
Pablo Neruda, soprattutto quando scriveva, non sceglieva mai le parole a caso. Qualcuna era più bella delle altre: “Una sola parola, logora, ma che brilla come una vecchia moneta: grazie”.
E allora grazie andrebbe detto. Sempre. Ce lo insegnano da bambini. Poi ce lo dimentichiamo.
Qualcuno sta provando a farla diventare anche una categoria che dovrebbe raccontare l’identità di un’impresa. Uso il condizionale perché ho capito perché. È un mio limite, lo confesso.
È il grazie delle imprese. Quello che non si dice, ma si progetta. In Italia qualcuno ha pensato che il grazie potesse diventare un tratto identitario: non una parola, ma una campagna; non un gesto, ma un valore da inserire nel budget del marketing.
Alcune imprese invocano il grazie dei clienti per poterli premiare. Una specie di voto di scambio. Così il grazie finisce nei manifesti, nei bilanci di sostenibilità, nelle giornate dedicate, negli hashtag. È un grazie largo, inclusivo, istituzionale, che non ha bisogno di un destinatario preciso. Un grazie che non costa nulla, non imbarazza nessuno e soprattutto non obbliga a ricambiare. Un grazie che, più che una vecchia moneta, assomiglia a un buono sconto: valido per l’immagine, non cumulabile con servizi o prodotti migliori.
Talvolta la chiamano Gratitudine.
Poi ci sono dei privilegiati. Gli edicolanti, i benzinai, i bagnini e i tabaccai, ad esempio, che lo ripetono alcune centinaia di volte al giorno: per loro la vecchia moneta di Neruda vale magari pochi centesimi ogni volta, ma vale.
Se il Paradiso è una somma di grazie, loro sono già almeno in Purgatorio. Lo dicono spesso anche i pochi casellanti rimasti, i lavavetri ai semafori, i parcheggiatori abusivi, i commessi del negozio e i cassieri del bar, ma solo se il negozio e il bar non sono i loro. La proprietà allontana il grazie come se fosse la peste.
Lo dicono i rider quando gli dai la mancia. Perché ringraziare è una roba da Jobs Act, con annesso contratto precario.
Spesso non ti dicono grazie i dipendenti pubblici. Fanno fatica idraulici, elettricisti e medici specializzati che paghi in nero. Non ti dicono grazie nemmeno i politici che hai eletto. Inutile aspettarselo: poi ci si rimane male.
Così ho deciso di non avere più aspettative e di ringraziare io tutti. A prescindere.
Quando compro qualsiasi cosa sono io che ringrazio per aver voluto acquistare. Quando incontro qualcuno che ho eletto lo ringrazio per aver accettato il mio voto. Quando mangio al ristorante ringrazio chi usa gentilmente la mia carta di credito dopo il conto. Ringrazio tutti quelli che mi dovrebbero ringraziare.
Non so ancora perché lo faccio, ma per non sbagliare ringrazio persino il dentista che vuole solo contanti, in nero, senza ricevuta. Il sistema così funziona e persino Neruda è contento.