Fumetto e autostima: l’evoluzione dell’IO
Già vi vedo con volti perplessi, le vostre sopracciglia corrugate, mentre cercate di mettere a fuoco l’idea sfuggente che lega fumetto e autostima.
Avete letto il titolo e vi state ponendo una serie di domande a cui state cercando di dare delle risposte.
L’evoluzione dell’IO è realmente possibile attraverso il sentiero dell’arte?
Il fumetto, oltre a poter essere utilizzato come mezzo di pura comunicazione, consente di veicolare pensieri mai espressi, messaggi non detti, e di suscitare emozioni.
Attraverso la creazione della vignetta si dà la possibilità all’individuo, quell’IO che evolve, di esprimere liberamente le proprie emozioni e, al contempo, di raccontare i propri vissuti trasformandoli in narrazioni visive. L’artista può dare voce alla propria anima senza sentire il peso del giudizio. Giorno dopo giorno, ecco che il mio amico IO cresce e muta. E le paure diventano un punto di forza.
Questo meccanismo contribuisce al rafforzamento dell’identità dell’autostima e del senso di realizzazione.
Da cosa viene fuori questa considerazione?
Vi racconto la mia esperienza.
Ti è mai capitato di fermarti a pensare a quante volte ti sei chiuso in te stesso anche se intorno fosse presente tanta gente? E tutte quelle volte in cui, nonostante cercassero di farti sentire a tuo agio, avevi la percezione di essere come un pesce fuor d’acqua? Per non parlare di quando hanno acceso un faro su di te, per un motivo o per l’altro (ma questo poco importa), e tu avresti solo voluto avere il superpotere di diventare trasparente?
Sono proprio quei ricordi che ti invito a portare a galla, a soffermarti su quell’esatto pensiero.
In quel preciso istante dove eri? Dove era il tuo vero te?
Tante persone, chi più chi meno, hanno vissuto i tuoi stessi momenti, magari in circostanze differenti, ma hanno provato il tuo stesso disagio, il tuo senso di inadeguatezza, quella sensazione che ti trattiene, blocca la tua anima e intrappola tutto ciò che sei veramente, i tuoi sogni, i tuoi desideri, le tue passioni, che quasi ti soffocano se provi a reagire. Quel freno che blocca il tuo vero IO.
Al giorno d’oggi viviamo in una società prevalentemente individualistica che sembra premiare l’apparenza piuttosto che l’essere e non attribuisce nessun valore alla sostanza delle cose e delle persone. Questo agire sta innalzando sempre più le barriere non visive, rafforzando tutti quegli ostacoli nascosti che impediscono alle persone la piena partecipazione alla vita sociale, ma anche alla vita personale.
Ecco così che alla mente riaffiorano anche altri ricordi: uno scorrere di immagini di una me più giovane e al tempo meno attenta – almeno apparentemente – ad alcune dinamiche comportamentali e sociali; una ragazza che guidava un gruppo di ragazzi dell’Azione Cattolica, che insegnava e imparava al contempo, ma soprattutto immagazzinava informazioni e ne faceva tesoro per un futuro più saggio.
Guardando indietro, un bel po’ indietro, ho compreso che forse proprio in quei giorni nasceva, nella mia testolina spensierata, la volontà di voler dare a quell’IO presente in ognuno di noi una possibilità in più. Ho realizzato che IO e TU e LUI possiamo farcela se ci riconosciamo come un IO e un TU e un LUI SPECIALI e TALENTUOSI.
Non importa quanta gente sia carina con te, non conta quanto gli affetti che hai attorno cerchino di darti “la retta via” o “la corretta educazione” o “i giusti stimoli” purché tu sia pronto a donarti al mondo. Tutto tace se la voce del tuo IO non decide di venir fuori.
Ed ecco che, come accade nei migliori progetti Lego, pezzo dopo pezzo, arriva il giorno in cui il progetto prende forma assumendo una immagine più chiara, limpida.
Tutto è andato al suo posto e i mattoncini colorati che prima sembravano sconnessi ora hanno un senso ben preciso e si uniscono per dare forma a uno scenario definito.
Come mai non l’ho visto prima? È una domanda che mi aspetto e immagino che la risposta risieda nella mia poca esperienza.
Le due parole che sono venute fuori, quasi come una naturale dimostrazione matematica, sono AUTONOMIA e ABILITÀ.
Treccani ci dice che il termine autonomia vuol dire “In senso ampio, capacità e facoltà di governarsi e reggersi da sé…” mentre “Le abilità sono le capacità pratiche o cognitive che una persona possiede per svolgere un compito“. Non è una lezione sull’utilizzo del dizionario.
Ed ecco che sono partita con una certezza: le abilità sono un presupposto dell’autonomia.
Sono oramai quattro anni che organizzo nel mio paese un festival del fumetto e della cultura pop, un progetto nato dai racconti di mia cugina e di amici che mi parlavano di questo mondo ed è proprio con loro che ho iniziato questo cammino. Siamo partiti in pochi e siamo cresciuti velocemente. Al gruppo si sono avvicinati tanti giovani, quei famosi giovani che è difficile comprendere e coinvolgere, quelli con cui, al giorno d’oggi, è persino difficile comunicare; ma con il Salicomix (così si chiama il mio figlio artistico), fra un fumetto e un doppiatore, ho notato come persone chiuse in sé stesse ed estremamente insicure venivano fuori con personalità dinamiche e in grado di brillare di luce propria.
Cosa è accaduto? Cosa ha smosso il loro famoso IO? La passione forse? No, queste persone erano sbocciate perché diventate AUTONOME e ABILI SOCIALMENTE.
Possedere un’autonomia sociale è spesso difficile. Essere AUTONOMO SOCIALMENTE, come individuo singolo, delle volte risulta complesso sia per difficoltà personali nella socializzazione che per la presenza di contesti sociali che non favoriscono il pieno sviluppo dell’autostima, in particolare con riferimento alle categorie di persone più fragili.
Come i miei giovani siano diventati autonomi socialmente però ve lo racconterò nel mio prossimo pezzo.