Le Olimpiadi Invernali? Un party per 3000 semidei
“È giunta l’ora di stabilire una nuova tappa e di ripristinare I’Olimpiade nella sua bellezza originaria. Ai tempi dello splendore d’Olimpia, le lettere e le arti, armoniosamente combinate con lo sport, assicuravano la grandezza dei Giochi Olimpici. Dovrà essere lo stesso anche in futuro”.
Così Pierre de Coubertin, il fondatore delle moderne Olimpiadi, scrive su Le Figaro nel 1904. Da subito dunque questi giochi sono nati con l’idea di coniugare l’arte con lo sport, come avveniva nell’antica Grecia.
A partire da quelle di Stoccolma (1912), Anversa, Parigi, Amsterdam, Los Angeles, Berlino sino a quelle di Londra (1948) ad accompagnare le gare tra atleti vennero quindi organizzate vere e proprie competizioni artistiche (senza medagliere). E, successivamente, l’organizzazione di esposizioni d’arte.
La cerimonia di apertura svoltasi a Milano, così come quella di Parigi lo scorso anno, così come tutte quelle che le hanno precedute, sono del resto giganteschi impianti d’arte performativa a tema fisso: trasmettere il messaggio di fratellanza che è proprio dello spirito Olimpico.

Per le Olimpiadi di Milano Cortina 2026, Il CONI ha progettato un’esposizione con l’intento di valorizzare il ruolo centrale che la nostra penisola ricopre da secoli nell’immaginario mondiale.
Il progetto si articola in tre sedi – Triennale Milano, Centro di Preparazione Olimpica Aquagranda di Livigno e Farsettiarte a Cortina d’Ampezzo – dove prendono vita esperienze emozionali in dialogo tra loro.
Il titolo Musa riassume le nove sezioni dove appaiono opere di artisti stranieri che hanno trovato nella complessità geografica, culturale, linguistica, culinaria, climatica italiane di una nazione capace di raccogliere e valorizzare la diversità, cosa che il Movimento Olimpico Internazionale pone come uno dei sui valori più alti.
Nella mitologia classica queste figure si accompagnarono agli dei, che si pensava vegliassero sull’educazione fisica e sulla formazione spirituale dei giovani.

In tutte le sedi di Casa Italia elemento centrale e simbolico è il lavoro di John Giorno, We Gave a Party for the Gods and the Gods All Came. A Milano e Livigno è un wall painting che restituisce il lavoro dell’artista sul concetto di linguaggio come esperienza visiva, insieme fisica e poetica invitando il fruitore alla libera interpretazione. A Cortina, l’opera Abbiamo dato una festa per gli Dei e tutti gli Dei sono venuti si inserisce in Casa Italia sottolineando questo come luogo di pluralità e condivisione.
Qualcuno potrebbe pensare che questo lavoro sia stato commissionato per l’occasione. Ma non è così: l’artista è mancato nel 2019 e l’opera originale (un acrilico a fondo nero con lettere dipinte in bianco) è del 2015.
Il dipinto è insieme una proclamazione e un invito, la frase appare espansiva e maliziosa. John Giorno è noto per opere in cui spesso confondeva il confine tra poesia, performance e arte visiva. La tavolozza dipinta in bianco e nero di John Giorno si legge come una proclamazione, in parte un invito: è divertente, provocatoria e stranamente tenera.
Tra centinaia di notevoli pezzi di arte, design e architettura esposti in MUSA è proprio questo appare il più significativo.
Non appaiono forse come luminosi semidei i quasi 3000 atleti che stiamo vedendo correre saltare e volare durante queste Olimpiadi?
Una riprova ulteriore del fascino che ogni opera d’arte supera l’oggetto materiale in sé: il significato che le viene attribuito in una certa epoca e in un certo contesto non è necessariamente quello pensato dall’artista che l’ha creata.
