#CapitaleCultura2028. Mirabella Eclano, dove la cultura diventa visione, incontro e progetto
Nel cuore dell’Irpinia, lungo l’antico tracciato della Via Appia, c’è una comunità che ha deciso di trasformare la propria memoria in visione e progetto culturale. Mirabella Eclano è tra le dieci finaliste per il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028 e lo fa con un progetto che è già dichiarazione d’intenti nel suo nome: “L’Appia dei Popoli – Incubatrice di Art Thinking”. Non un semplice programma di eventi, ma un disegno culturale che ambisce a ridefinire il rapporto tra territorio, comunità e contemporaneità.
Significativo il richiamo alla contemporaneità dove le stratificazioni del tempo affiorano tra le rovine del Parco archeologico di Aeclanum. Perché la candidatura non si limita a evocare la grandezza del passato ma la assume come piattaforma per una sperimentazione che guarda avanti. L’Appia, asse millenario di attraversamenti e scambi, diventa metafora viva di un linguaggio che connette persone, linguaggi e discipline. Non più periferia, ma crocevia.
Il dossier, guidato dalla direzione artistica di Francesco Cascino, coadiuvato da un team molto autorevole che vede, tra gli altri, la presenza di Alberto Improda in qualità di responsabile Sostenibilità e Criteri ESG, immagina Mirabella come un laboratorio permanente di arte pubblica e pensiero creativo. Un luogo che “attiva” la cultura. Tra i progetti più emblematici emerge la costruzione di un sistema di opere contemporanee diffuse lungo il tracciato dell’Appia, installazioni pensate per dialogare con il paesaggio e con la memoria archeologica, trasformando la città in un museo a cielo aperto. Accanto a questo, l’idea di una piattaforma dedicata al suono e alla musica d’avanguardia, capace di riscrivere l’identità sonora del territorio, e un programma di residenze artistiche internazionali che intrecci cinema, fotografia e nuove tecnologie, generando produzioni originali radicate nei luoghi ma aperte al mondo.
Il progetto parla di rigenerazione urbana attraverso l’arte, di riuso creativo degli spazi, di coinvolgimento delle imprese locali in una filiera che metta in dialogo produzione culturale ed economia reale. L’espressione “Art Thinking”, che sottotitola la candidatura, allude proprio a questo: un metodo che utilizza gli strumenti dell’arte per ripensare processi sociali, educativi e produttivi.
«La cultura non è un ornamento, ma un’infrastruttura», ha dichiarato Cascino presentando il dossier, sottolineando come l’obiettivo non sia l’evento straordinario ma la costruzione di un ecosistema permanente. E ancora: «L’Appia dei Popoli è un’idea di futuro che parte da una strada antica per generare nuove connessioni umane, creative ed economiche». Parole che restituiscono il senso di una candidatura pensata come percorso più che come traguardo.
In questa prospettiva, il titolo di Capitale non rappresenta un punto d’arrivo, ma un acceleratore, funzione tipica di un incubatore. Mirabella Eclano prova a raccontare una diversa geografia culturale del Paese, in cui i centri minori diventano avamposti di innovazione e sperimentazione. La forza della proposta sta proprio nella sua dimensione narrativa: unire archeologia e arte contemporanea, memoria e impresa, paesaggio e tecnologia in un unico racconto coerente.
L’Appia, ancora una volta, torna a essere strada di incontro. Ma questa volta a viaggiare sono le idee.